Jan Garbarek - “L’idea del nord'’
quoyle Novembre 17th, 2008
Indice generale
1 Preludio
2 L’educazione “Sentimentale”
3 Don Cherry
4 Nothern Lights
5 Bobo Stenson & KeithJarrett
6 Esperienze
7 Places
8 One World
A1 Discografia Jan Garbarek
1 Preludio
Nella società contemporanea, la musica ha perso la gran parte del suo potere “sociale'’ e “rituale'’. Le nostre giornate sono riempite da rumori di ogni tipo ed ogni spazio utile viene riempito con un sottofondo.
Così capita di mangiare in un ristorante con in sottofondo della musica spesso di bassa qualità ed essere immersi in una gelatina sonora durante tutto l’arco della giornata. Questa banalizzazione della cultura musicale, unita al fatto che la musica non è piu’ considerata come un fattore di arricchimento culturale, ha portato e continua a portare un decadimento della qualità musicale ed una perdita di una gran parte del patrimonio istintuale e sociale che la musica riesce a rappresentare.
In questo scenario inquietante risulta quindi fondamentale recuperare le radici etnomusicali della nostra storia, senza pregiudizi di sorta, cercando di riappropiarsi del potere “sciamanico'’, curativo e rituale dell’esperienza musicale.
Più di molti altri artisti, Jan Garbarek ed in generale il movimento musicale scandinavo hanno cercato di ritornare alle radici sciamaniche e popolari della musica, in particolar modo delle radici Saami, ritrovando i collegamenti con la tradizione pbalcanica ed asiatica, un processo lungo iniziato negli anni
sessanta dal contatto con il vero profeta della “World Music'’ intesa nel senso di più ampio respiro possibile, Don Cherry.
Ho iniziato l’ascolto di Jan Garbarek partendo casualmente da un suo disco del 1987 Legend of Seven Dreams, particolarmente attratto dalla copertina, che riportava colori nordici, desolazioni nordiche. Un incontro casuale come spesso e’ successo nel mio approccio alla musica, un incontro che ha iniziato a farmi percorrere una strada di ascolti legati al nord Europa, alle desolazioni ed al senso di natura possente che il nord riesce ad esprimere.
Una musica intimamente legata alla concezione della World Music intesa nel senso piu’ positivo del termine, secondo la concezione appunto di Don Cherry.
A tal proposito sono chiarificatrici proprio le parole di Jan Garbarek sull’identificazione di alcuni elementi peculiari di tale definizione e su come riuscire a filtrare nel mare di informazioni sonore in cui viviamo i concetti primi della musica:
Per chiunque viva in Europa oggi, o in qualsiasi altra parte del mondo in cui si abbia accesso all’informazione mediatica, esiste una World Music fatta di tutto cio’ che sentiamo. E’ tutta nell’etere, nell’aria, tutte le onde. E’ musica folk da tutto il mondo, classica, rock, pop, ogni cosa. Non esiste più la mente musicale pura che ha conosciuto una sola fonte e le e’ rimasta fedele.
E’ raro trovare una persona così nel nostro mondo rivoluzionato dai media. Così qualunque cosa facciamo diventa una trasformazione di questa musica mediale, dalla musica per ascensori a quella per sale da concerto. E’ una gamma molto molto ampia. Bisogna prendere in considerazione moltissime
informazioni. Anche se si cerca di restare incontaminati da qualcosa, non è possibile. Può darsi che quello che fai non lo avresti fatto se non avessi ascoltato quel pezzo in ascensore nel 1987! Non si puo’ fare teoria su queste cose, ma tutto è a nostra disposizione. Puoi entrare in un negozio…. io l’ho fatto e davanti a me c’era un album di musica marocchina. Musica per grandi ensemble. Non sapevo nemmeno che lì esistesse un’orchestra
di questo tipo. Beh l’ho comprato senza ascoltarlo, ed era molto interessante. L’ho comprato d’impulso in un negozio di Tokyo!
Spesso è così che scelgo la musica che ascolto, quasi a caso. Entro da qualche parte e sento o vedo qualcosa. “Ora lo prendo'’. Potrebbe valerne la pena oppure no. Comunque resterà dentro di me'’
Jan Garbarek from Solothurnmann pag.5
Ed e’ questa la concezione di World Music che anima la ricerca di Garbarek, presente in tutta la sua ormai quarantennale produzione discografica.
Una matrice sonora di partenza profondamente legata al sax tenore di John Coltrane, avviata da un’ascolto casuale di Giant Steps nella Norvegia degli anni 60 e l’incontro fortuito con Jon Christiensen.
Un inizio fatto rinnegando o dimenticando la voce profonda del Nord, per tuffarsi in una forse inevitabile esplorazione della radice Afro Bop del sassofono.
La militanza giovanile nel gruppo orchestrale di George Russell, vero e proprio mecenate e scopritore di giovani talenti e profeta di sperimentazioni orchestrali e sonore.
Ed ‘ proprio con George Russell la prima apparizione discografica di un giovanissimo Garbarek :
“1966 - The Essence of George Russell - Soul Note 121044-2″
La militanza nei gruppi di Russell e’ importantissima a livello formativo per Garbarek, e non solo a livello esplicitamente formativo. L’orchestra di Russell rappresenta infatti un vero e proprio laboratorio, un’incrocio di musicisti, di esperienze e di approcci alternativi al Jazz.
E’ possibile identificare varie fasi nella definizione della poetica musicale di Garbarek, fasi non intese naturalmente in puro ordine cronologico e con rimandi continui alle fasi precedenti e successive in ciascuna di queste :
1. 1966-1970 Fase Afro Americana, fatta di ricerca della tradizione popolare americana del Jazz, acquisizione del linguaggio improvvisativo e sonoro della tradizione Jazz, in particolar modo di quella legata a Coltrane
2. 1970-1980 Fase Impressionista, una fase di adattamento delle sintassi linguistiche apprese nella fase precedente per dipingere paesaggi sonori caratterizzati dalle desolazioni nordiche, frutto in parte delle idee di George Russell e Don Cherry
3. 1980-1985 Fase PanCulturale, un periodo di esplorazione dei collegamenti, della tradizione Saami, un viaggio nella cultura “fuori'’ dalla saamiland, per arrivare attraverso i Balcani alla concezione musicale indiana, già musa ispiratrice di Coltrane.
4. 1985-1994 Fase Sciamanica, in questo periodo la musica di Garbarek si arricchisce dei tipici colori del folclore, di quella inconfondibile semplicità melodica e ripetitività seriale che la riportano nell’ambito spirituale e rituale
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