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Ahmad Jamal - La nascita del jazz moderno

quoyle Aprile 19th, 2007

Gelsomino
Photo by AllaboutJazz

Se Bobo Stenson rappresenta in un certo senso la voce Europea profonda del jazz, Ahmad Jamal rappresenta la voce intima e profonda del pianismo afroamericano. Nato nel 1930 a Pittsburgh divenne Ahmad Jamal negli anni cinquanta, dopo la conversione all’ Islam. Rimase virtualmente sconosciuto al grande pubblico fino al 1958 con il disco At The Pershing registrato con la grande sezione ritmica Israel Crosby al basso e Vernel Fournier alla batteria.

Lo stesso Jamal parla in questo modo di questo primo disco nel suo sito

My most famous recording was done in Chicago in 1958 at the Pershing Hotel with two of the most talented musicians of the century, Israel Crosby and Vernell Fournier.

In un periodo del piano Jazz dominato dal virtuosismo, Ahmad Jamal riusci’ a dimostrare che si potevano ottenere grandi risultati con eleganza e con semplicita’, ponendo sempre un attenzione particolare al ritmo. Il suo pianismo degli inizi e’ ritmico, semplice, pulsante, attacchi precisi e netti che sorprendono l’ascoltatore, catturando immediatamente l’attenzione.

In un certo senso quando Ahmad interpreta uno standard sembra sempre di aver ascoltato la versione definitiva, i suoi attacchi precisi e decisi riescono ad entrare nel cuore del brano immediatamente creando una tensione ritmica e drammatica che pochi pianisti sanno creare immediatamente all’inizio del solo. Sono memorabili ed ancora oggi trattate come paragoni le sue versioni di But not for me, Poinciana, ed il brano Ahmad’s Rumba che fu orchestrato nel 1956 da Gil Evans e Miles Davis (New Rumba).

Curiosa la vita di Jahmal, dopo aver raggiunto il successo con l’interessamento di Miles, nel 1959 sciolse il trio per un pellegrinaggio nei luoghi sacri dell’Islam. Al suo ritorno decise di aprire un jazz Club in Chicago, spartano semplice che infatti chiuse i battenti l’anno dopo anche per la delusione di Jahmal che non concepiva lo stile un po dissoluto dei musicisti jazz, probabilmente queste sue incomprensioni verso uno stile di vita che non riconosceva lo portarono praticamente ad un ritiro dalla scena fino alla fine degli anni 60 per ricominciare con uno stile completamente diverso dallo stile percussivo ed essenziale che lo contraddistingueva all’inizio degli anni 50. Comparare il pianismo di Jamal al fuoco pirotecnico di Bud Powell, Oscar Peterson che impazzavano sulla scena in quegli anni e’ un’ esperienza particolare, sembra di riappropiarsi dello spazio, dell’armonia, dell’equilibrio.

Potrebbe sembrare banale ma non lo era a quel tempo, in un certo senso l’uso di tensioni e di sonorita’ piu’ aperte, e’ stato iniziato da Jamal per essere poi sviscerato da Bill Evans, Keith Jarrett e tutti i pianisti moderni. Ecco perche’ fa un po tristezza non vedere il nome di Jamal accostato ai grandissimi del jazz, in un certo senso si potrebbe certamente paragonare la genialita’ di Jamal a quella di Ellington o quella di Miles Davis e Coltrane, l’influenza di Jamal sul jazz e’ sicuramente maggiore di quella che si potrebbe sospettare.

I gruppi di laboratori di Miles degli anni 50 hanno preso in prestito molte delle idee concepite ed intuite da Jamal, Miles era una spugna, riusci’ ad assorbire sviluppare e far germogliare le idee geniali di Jamal. In un certo senso possiamo ipotizzare che il cuore del jazz moderno venga da questo connubio di genialita’, l’influenza di Jamal su Davis che elabora e porta all’estrema conseguenza la rivoluzione. In una registrazione del 1955 di Jamal, Pavanne di Morton Gould, si intravede quello che sara’ il jazz modale un vamp alternato di Dmin7 alternato con uno di Ebmin7 che richiama in maniera inequivocabile quello che fara’ Davis con So What con qualche anno di ritardo (1958 Milestones). e Coltrane con Impressions ancora piu’ avanti.

Pianist Ahmad Jamal may have had a bigger impact on jazz than you think
Houston Press

Jamal ha sempre affermato che l’elemento vincente dell’arte improvvisativa e’ l’elemento sorpresa, concetto ripreso anche da Jarrett che sicuramente ha avuto grandi influenze dal pianismo di Jamal, certamente per l’uso dello spazio e per la capacita’ drammatica dei suoi crescendo.
Le sue apparizioni non sono moltissime, ma e’ veramente difficile trovare un pianista che abbia avuto piu’ influenza nella storia del piano Jazz, una storia fatta di apparizioni e sparizioni lunghissime, sempre presente nella musica degli altri che hanno portato avanti molte sue idee rivoluzionarie nel modo di intendere il pianoforte nel trio jazz.

On Air Ahmad Jamal la nascita del jazz moderno

The Art of the Rhodes

quoyle Giugno 7th, 2006

Ho posseduto per qualche anno un bellissimo Rhodes MarkI trovato e restaurato da me, poi abbandonato nella sala prove di un batterista con cui litigai, durante uno dei miei periodi di rigenerazione in cui puntualmente mi viene voglia di smettere di suonare (eravamo nel 1994). Quando mi sono svegliato dal letargo, il mio bellissimo Rhodes era sparito ed il batterista anche chissa chi lo stara’ suonanado adesso.
 
Il rhodes era nato come un imitazione del pianoforte, il primo tentativo di costruire un pianoforte portatile, da palco che fosse relativamente leggero e liberasse in parte i pianisti dalla schiavitu’ del peso dello strumento, consentendo loro di portarlo con se.
 
In realta’ i primi esperimenti di Harold Rhodes risalgono alla seconda guerra mondiale quando Harold si occupava di riabilitazione per i soldati feriti e cerco’ di inventare un pianoforte da letto, usando pezzi di alluminio presi dai bombardieri B17 e fatti diventare simili ai pezzi di un vibrafono in dimensioni e caratteristiche.
Dopo la seconda guerra mondiale l’icontro tra Harold Rhodes e Leo Fender,  portera’ alla nascita della mitica sonorita’ Fender Rhodes ed al perfezionamento del mitico Mark I della fine degli anni 60 fino al 1984 con il mitico Mark V ultimo modello prodotto dalla Rhodes.
Moltissime le modifiche fatte al pianoforte nel corso degli anni tantissime proposte e fatte dai musicisti, il come ad esempio il mitico kit Dyno Rhodes che si puo’ ascoltare in alcune registrazioni bellissime degli Yellow Jackets.
 
Da un clone del pianoforte, il rhodes ha acquisito negli anni la dignita’ di un vero strumento, con le sue peculiarita’ espressive. Usato in molti generi, dal pop al jazz, volevo ricordare alcuni dischi cui sono particolarmente legato che sono davvero una sintesi di come il piano rhodes andrebbe suonato. Difficile scegliere anche per i generi cosi’ diversi che vedono la presenza da protagonista del Rhodes. Lo immagino come una scaletta di un programma radiofonico, un viaggio in trenta anni di musica cercando di riassumere in due ore l’evoluzione del linguaggio del pianoforte Rhodes. Ho indicato con un asterisco i dischi fondamentali nella storia della sonorita’ Fender Rhodes

1967 Marlena Shaw Mercy Mercy Mercy *
 

Il viaggio nelle sonorita’ Rhodes inizia da questa registrazione del 1967 di Marlena Shaw, un interpretazione profondamente Soul del brano Mercy Mercy Mercy di Cannonbal, apparso nel 1966 nel disco Mercy mercy mercy live at the club , disco che viene considerato da molti come la scintilla che convinse Miles ad utilizzare il suono del Rhodes nei suoi lavori degli anni 70.

La versione vocale di Mercy Mercy Mercy, fu un vero successo di classifiche e valse la scrittura per Marlena Show dall’etichetta discografica Blue Note e l’attenzione da parte di Count Basie. Il Rhodes e’ magnificamente utilizzato nei riff e frasi funky utilizzati per accompagnare.

Listen to: Mercy Mercy Mercy

1969 Bill Evans From Left to Right
 
Una delle prime registrazioni di un piano elettrico in ambito jazz fatte da un pianista di grande livello come Bill Evans. Harold Rhodes conobbe il lavoro di Bill Evans durante una a cena a casa del pianista Eddie Higgins, da quel momento ebbe come sogno quello di sentire evans che suonava uno dei suoi strumenti. Il sogno si realizzo’ con questo disco in cui Evans rischia il passaggio dall’elettrico all’acustico anche nello stesso brano.

Il brano che ho scelto e’ uno di quelli che tolgono il fiato per la genialita’ compositiva di Michel Legrand, What are you doing of the rest of your life? Il brano si apre introdotto dalle sonorita’ del Rhodes e cresce con l’ingresso del pianoforte, si sente che Evans utilizza il piano elettrico come un piano acustico, il linguaggio del Rhodes e’ ancora acerbo ed Evans e’ sicuramente piu’ a suo agio con il suono acustico, probabilmente proprio perche’ non viene visto lo strumento elettrico come qualcosa di diverso da interpretare in un’altro modo.

Listen to: What are you doing the rest of your life?

1969 Miles Davis Bitches Brew *
 
Naturalmente sempre Corea al pianoforte elettrico, ancora in splendidi accompagnamenti cosi’ lontani dall’arte del pianoforte, mi stupisce come Corea sia riuscito ad elaborare un linguaggio musicale cosi’ diverso, probabilmente il suo piu’ grande contributo al jazz e’ questo suo stile di comping legato alla sonorita’  del rhodes.

E’ un disco difficile come tutte le opere di svolta, credo sia uno dei dischi piu’ belli del novecento, impossibile non rimanere affascinanti dal superamento degli schemi (gia’ assoluti e quindi per definizione non piu’ ripetibili) di A Kind of Blue. In alcuni brani usa addirittura tre Fender Rhodes diversi e tre pianisti diversi. AL pianoforte in questo disco ci sono anche Joe Zawinul e Larry Young, ma l’arte del Rhodes di Corea e’ impareggiabile, almeno in questa fase di nascita di un nuovo linguaggio.
 
Listen to : Sanctuary
 
Miles Davis (trumpet), Wayne Shorter (soprano saxophone), Bennie Maupin (bass clarinet), Joe Zawinul (electric piano - left), Chick Corea (electric piano - right), John McLaughlin (guitar), Dave Holland (bass), Harvey Brooks (electric bass), Lenny White (drums - left), Jack DeJohnette (drums - right), Don Alias (congas), Jumma Santos (Jim Riley) - shaker.

1970 Freddie Hubbard Red Clay *
 
Freddie Hubbard sicuramente e’ uno dei trombettisti piu’ importanti ed influenti nella scena jazz. Questo disco non molto conosciuto rappresenta uno dei primi tentativi di utilizzo del Rhodes nel jazz, almeno secondo gli stili classici essendo questo un disco pervaso di sano e sanguigno swing. SI sente un nuovo linguaggio, voicing molto diversi da quelli pianistici, frasi e modi di ottenere il suono che iniziano ad essere peculiari.

Le mani che volano sui tasti del rhodes sono quelle di Herbie Hancock, che e’ sempre stato uno sperimentatore nel bene e nel male di tutto quello che rappresenta la tecnologia nella musica. Un disco che rimane il campione di riferimento per l’utilizzo del piano Rhodes in ambiti Jazz e Funky.

Listen to: Suite Sioux

 1973 Chick Corea Light as a Feather *
 
Un disco peculiare, un punto di svolta nella sonorita’ Rhodes, oltre che un esempio di ottimo accompagnamento della voce.

Chick corea accompagna Flora Purim come solo Chick sa fare, i suoni di rhodes di questo disco hanno dell’incredibile ed i voicings di Corea sono tutti da studiare ed ascoltare.

Credo sia il disco di riferimento per il Rhodes, chi vuole sapere come si dovrebbe suonare un piano rhodes deve ascoltare questo disco.

 
Listen to: You’re Everything

1973 Stevie Wonder Innervisions
 
Disco degli anni 70, Stevie Wonder e’ stato un altro artista che ha esplorato i percorsi del Rhodes. Un disco di rara bellezza, pieno di spazi ariosi e contemporaneamente fortemente influenzato dalle ritmiche latine (Don’t you worry about a thing tra tutte)Wonder utilizza le possibilita’ espressive del fender Rhodes al massimo, utilizzandolo sia nelle sonorita’ cosi’ tipicamente percussive, che nel lirismo che il suono morbido permette.

In un certo senso questo e’ un disco universale, perche’ e’ difficilmente etichettabile, ci si trova funky, spiritual, caraibi, pop, jazz, un vero esempio di globalizzazione musicale, considerando che il disco e’ del 1973, e’ davvero sorprendente ascoltare il tipo di sonorita’ e rivederle in molte produzioni attuali.

 Listen to: Too High

1974 Frank Zappa Roxy & Elsewhere
 

Uno dei pianisti "pop" e R&B piu’ importanti dello stile Rhodes puo’ essere ascoltato in questo magnifico, ironico, sperimentale lavoro di Frank Zappa, George Dukes.

Il disco raggiunge davvero il massimo con l’ultimo brano, bebop tango, dove Geroge Dukes si esibisce in un solo frenetico che interagisce con la danza del pubblico. Veramente interessante il tipo di sonorita’ , fantastiche le citazioni di Dukes ed i monologhi di Zappa che parla con il pubblico. Lo definisce "A perverted tango" tentando di far ballare la gente sul solo vocale e strumentale di George Dukes.

Listen to: Be-Bop Tango (of the Old Jazzmen’s Church)

 

1974 Gil Scott-Heron & Brian Jackson - Winter In America
 

Difficile lasciare fuori dal viaggio il lavoro di Scott Heron e Brian Jackson, difficile per quello che questo lavoro ha rappresentato socialmente negli anni 70 e difficile per le belle sonorita’ di rhodes che accompagnano il disco.

Mi piace particolarmente il mood rhodes delle ballate, in particolare del brano a Very Precious Time. La musica sicuramente risulta un po datata, almeno nello stile del pianismo di Jackson, i testi di accusa politica certamente anticipano e continuano a far riflettere sul fallimento del "modello americano".

 

Listen to: A very Precious Time

1975 Joni Mitchell The Hissing Of Summer Lawns *

Un disco di una bellezza e di una modernita’ sconcertanti, non sembra di essere negli anni settanta, arrangiamenti freschi, armonie interessantissime. Uso del Rhodes perfetto, suonato da due mostri sacri dello strumento Joe Sample e Victor Feldman.

Un disco immaginifico, che racconta immagini e questo potere suggestivo credo sia in gran parte dovuto all’uso "onirico" che viene fatto delle sonorita’ Rhodes.

 Listen to: The Hissing of Summer Lawns

1975 Paul Simon Still Crazy After all these years

Ho un debole per le armonie gospel, ed il lavoro di Paul Simon e’ spesso contaminato da progressioni Gospel. In questo disco e’ possibile ascoltare delle sonorita’ di Fender Rhodes molto dolci e morbide, che in un certo senso richiamano atmosfere estremamente spirituali ed intime.

Note che fanno realmente da tappeto, suoni rotondi che riempiono rendendo superfluo praticamente qualsiasi altro riempimento nell’accompagnamento e che portano al magnifico solo di sax di Phil Woods al tenore.

Listen to: Still Crazy After these years

1976 Herbie Hancock Headhunters Live Japan *

C’e’ poco da discutere sulla maestria delle manine funky di Herbie Hancock. I riff di piano Rhodes e di Clavinet Funky che ho ascoltato suonare da Herbie Hancock, sono i piu’ belli che siano mai stati suonati su questi strumenti.

Questo disco raccoglie una meravigliosa testimonianza live del grande lavoro funky jazz fatto dal gruppo di Herbie Hancock negli anni 70, con una versione strepitosamente groovy del blues su 16 battute di Herbie Hancock Watermelon Man. Il solo di piano Rhodes e’ un icona della perfezione stilistica raggiunta da Hancock nel pianoforte elettrico.

Listen to: Watermelon Man

1979 Weather Report 8:30

Difficile lasciare fuori dalla cerchia dei pianisti elettrici il gusto e la creativita’ di Joe Zawinul nella sua storia con uno dei gruppi piu’ influenti del jazz contemporaneo.

Ho scelto un brano in cui l’apporto del Rhodes e’ sostanziale ed incredibilmente intrecciato al basso di Pastorius. Le frequenze basse del Rhodes e del basso si fondono in maniera costruttiva, il groove e’  trascinante e la visione elettronica della musica di Zawinul e’ chiaramente percepibile in ogni angolo di questo disco. Naturalmente le doti compositive di Shorter regalano la restante profondita’ al disco ed in particolare al brano che ho scelto.

Listen to: Sightseeing

1980 Steely Dan - El gaucho *
 
Nominando il Rhodes e cambiando genere, e’ impossibile non passare per le note magiche di Donald Fagen, nel suo disco mitico degli anni 80 The Nightfly e nei precedenti dischi degli Steely Dan (dove si possono ascoltare ottimi esempi di piano Wurlitzer un piano elettrico piu’ "campanelloso").

Donald Fagen sta al rhodes pop come Chick Corea sta al rhodes jazz. Se si vuole sapere come suonare un pianoforte elettrico in un ambito pop  basta trascrivere le parti di piano di Donald Fagen, i suoi vocing ed il suo modo di armonizzare le melodie. Poi e’ risaputo che Fagen e’ assolutamente un perfezionista per la registrazione, i suoni di Rhodes registrati nei suoi dischi sono il campione di riferimento di questo strumento, il Rhodes ideale dovrebbe avere il suono che ha nei dischi di Fagen
 
Listen to : Babilon Sisters 

1984 Pino Daniele Scio’ Live

 
Non potevo lasciare fuori dall’ascolto questo disco live di Pino Daniele. Il rhodes e’ al massimo del suo uso in situazioni live, alle tastiere Pino Daniele ha l’ottimo Joe Amoruso, una sezione fiati travolgente, Tullio de Piscopo alla batteria, ospiti come Bob Berg al sax. Una delle produzioni italiane piu’ interessanti in quegli anni.

Il brano che ho scelto e’ Viento e Terra, perche’ ci sono legatissimo, uno dei primi brani che ho studiato, armonie interessantissime e jazz, i voicing ed il solo di Amoruso sono veramente belli, uno dei brani piu’ belli e meno conosciuti di Pino Daniele.

Listen to : Viento e Terra 

1987 Gil Evans Steve Lacy  Paris Blues *

 
Il modo di suonare il pianoforte di Gil Evans ha qualcosa di magico, un orchestra sotto le sue dita, si sentono i suoi arrangiamenti, il modo in cui fa suonare le orchestre Gil.

E’ anche goffo in alcuni passaggi, niente virtuosismi, cluster di note densi e spigolosi che accompagnano il sax di Steve Lacy. Quando poi il brano si apre sul solo, si sente una potenza drammatica, nella dilatazione del tempo che fa Gil Evans, che evoca i brass delle sue orchestre, una potenza drammatica lasciata ai silenzi ed al potere dei suoi voicings. Una lezione di umilta’, semplicita’ ed armonia.

Listen to : Reincarnation of a Lovebird

1997 Jackie Terrasson Cassandra Wilson Rendez Vous

 
Atmosfere metropolitane e notturne per questo disco in cui Jackie Terrasson utilizza discretamente il pianoforte elettrico.

Magnifiche le percussioni di Mino Cinelu  che colorano delicatamente lasciando appena intravedere il senso vero del tempo che viene lasciato al basso.  Il solo di Terrasson e’ percussivo utilizzando al massimo le possibilita’ espressive legate alla particolare percussivita’ dei piani Rhodes. Il brano che ho scelto e’ un classico della tradizione blues che si riveste di colori soul e che la voce di Cassandra Wilson valorizza in pieno.

Listen to : Tennessee Waltz

2000 RadioHead Kid A *

 
La prima volta che ho ascoltato il brano Everything  in it’s right place, con quell’introduzione potente di piano rhodes, che continua per tutto il brano ossessivamente con la stratificazione di effetti al suono del Rhodes, sono rimasto realmente a bocca aperta, perche’ c’e’ qualcosa di veramente innovativo nel modo di utilizzare il Rhodes ed il brano ha delle potenzialita’ compositive notevoli come molte delle cose scritte dai RadioHead.

Il brano cresce di intensita’ e suono e si rismonta di nuovo nel suono del rhodes e del moog che sferza la parte finale della traccia.

Listen to: Everything in it’s right place

2001 Erika Badu Mam’s Gun 

Frequenze basse, ultra pompate per aumentare il senso di avvolgimento in questo disco, anche i suoni di Rhodes sono spostati nello spettro delle frequenze basse.

Pattern funky, ripetivi, la musica certamente dopo un po lascia qualche perplessita’, ma la forza di questo disco e’ nel suono, bisogna in un certo senso entrare in uno stato mentale ipnotico, lasciarsi ipnotizzare dal pendolo sonoro, lasciando fuori solo la voce veramente bella di Erika Badu che si appoggia su questi tappeti sonori completamente amalgamati dalle sonorita’ di magnifici piani elettrici.

Listen to: Time’s a Waistin

2001 Prince The Rainbow Children *

Prince e’ un pazzo, di questo sono sicuro, in un suo video ho visto un pianoforte rhodes completamente ristrutturato inserito in un case trasparente che lasciava vedere la meccanica.

Poi naturalmente c’e’ l’aspetto di maniacalita’ e perfezione del personaggio che non lascia niente all’approssimazione, curando in maniera maniacale le registrazioni e gli aspetti coreografici dell’esibizione.

In questo disco si possono ascoltare dei grandi suoni di pianoforte Rhodes veramente incredibili con un utilizzo ottimale degli effetti come il Tremolo Stereo ed il Chorus che arricchiscono il suono del Rhodes in atmosfere calde e pervase sempre di sonorita’ jazz e funky.

Listen to : Mellow

2002 Tori Amos Scarlet’s Walk

Tori Amos ha delle grandissime qualita’ vocali e musicali, ed un ottima tecnica pianistica. Questo e’ un disco molto bello scritto in viaggio, che risente degli attacchi dell’undici settembre alle torri gemelle.

Un disco velato, e nello stesso tempo che ispira liberta’, spazi aperti probabilmente dovuti alle atmosfere on the road del viaggio.

Il piano elettrico accompagna questo disco magnificamente con sonorita’ rock e visionarie.

Listen to: Pancake

Il percorso nelle sonorita’ del Rhodes e’ finito, due ore circa di musica per scoprire quanto questo strumento abbia cambiato la musica contemporanea e quanto sia entrato negli arrangiamenti attuali, superando il concetto di clone del pianoforte, acquisendo una sua dignita’ ed una sua particolare tecnica che non e’ una diretta conseguenza della tecnica pianistica classica.

My Romance

quoyle Gennaio 19th, 2006

Molti degli standards jazz provengono dal cinema, e’ strano vedere come spesso canzoni che sono diventate dei grandi classici siano nate per film che sono praticamente dimenticati. E’ il caso della bellissima My Romance di Rodgers/Hart, una delle coppie di autori piu’ prolifici di brani che sono diventati standards Jazz.

Questo brano fece parte della colonna sonora del film Jumbo, un film del 1962 con Doris Day, che doveva essere un remake di un musical di successo degli anni 30 un film che fu un vero fiasco a livello di incassi, creando comunque dei magnifici standards, My Romance, Little girl blue e The most beautiful girl in the world, ed ancora This can’t be love e Over and Over again. Questi brani sono davvero esemplari per le melodie che rimangono letteralmente scolpite nella memoria dell’ascoltatore, in particolare io sono innamorato di My Romance, un brano che trovo fortemente pianistico e che ogni volta mi emoziona, mi porta in un’altra dimensione sonora. Interpretazioni eccellenti ne esistono davvero tante, Art Blakey, Gary Burton,  Joey Defrancesco,  naturalmente Bill Evans in tantissime interpretazioni tutte emozionanti ed ancora Red Garland,  Carmen Mcrae, Wes Montgomery, George Shearing, Mel Torme’, Tuck and Patti ah si Ben Webster, e certamente Keith Jarrett, con l’interpretazione del cofanetto della Blue Note, versione cui sono indissolutamente legato, riconoscendo la grandezza della musica di quel cofanetto, vera bibbia, e riferimento dal valore inestimabile come punto di riferimento per gli standards Jazz.

L’intro di pianoforte e’ esemplare, coglie perfattamente le note chiave della melodia, accarezza e gravita intorno a queste note, accennando e richiamando costantemente il tema, preparando l’ingresso del basso e della batteria. Un’incredibile senso di nostalgia si sprigiona dalle note di questa introduzione, effettivamente non si sente il bisogno di nessun chiaro di luna di stelle, il romanticismo e’ tutto in quelle magiche sospensioni ed aperture del pianoforte. L’ingresso della batteria di DeJohnette e’ sorprendente, il tempo e’ un medium eppure la batteria e’ stile zen, piatti sospesi e piccoli tocchi delle spazzole, il contrabbasso di Peacock sul tema fa da contrappunto al tema esposto da Jarrett, preparandosi per il solo che arriva dove naturalmente sembra debba essere perche’ e’ li dalla prima nota dell’intro di Jarrett. Si potrebbe parlare a lungo del modo di accompagnare il solo di contrabasso di Jarrett, che continua a sviluppare melodie preparatorie per l’uscita, e sul solo di pianoforte davvero il senso incredibile del tempo di jarrett e’ tutto presente. Solo essenziale, tutto giocato sulle sospensioni, melodie meravigliose, alternative alla melodia originale, si inseguono su tutto il solo fino ad arrivare all’ingresso di uno swing che ti entra dentro, fatto di pause e giocato sul modo di stare sul tempo non sul numero delle note suonate (ripenso al numero di note tristemente suonate da Farao’ qualche sera fa e sorrido…). Il modo di suonare di Jarrett e’ tutto giocato sul timing, sul suo modo inimitabile di stare indietro sul tempo creare quella tensione che ti tiene incollato e ti fa serrare i denti per lo sforzo e quel senso di soddisfazione che non arriva mai. E poi il solo si smonta improvvisamente e naturalmente dalle pieghe delle note del solo riemerge il tema che a ben ascoltare e’ sempre stato li, perche’ e’ bellissimo, perche’ Jarrett la bellezza la lascia uscire, senza sostituzioni scellerate, senza sforzi stilistici, senza giochi pirotecnici perche’ My Romance doesn’t have to have a moon in the sky….

(On AiR My RomAncE KEiTh JArrett TRio Vol V Live at BluE Note)

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