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Archive for the 'archi' Category

Dianne Reeves - When you know

quoyle Aprile 27th, 2008

When you knowMi sono innamorato della voce di Dianne Reeves la prima volta che ho ascoltato una versione di Afro Blue cantata da lei, parecchi anni fa. La cosa che mi colpi’ erano gli arrangiamenti non convenzionali che giravano sotto, c’erano delle tessiture incredibili, poliritmie, voci che si intrecciavano, tutto terribilmente complesso eppure cosi’ profondamente naturale come le origini africane da cui prendeva spunto quella meraviglia. Questo e’ l’ultimo disco di Dianne Reeves, per certi versi quello che potrebbe sembrare il piu’ facile, quello piu’ commerciale, eppure sta’ li a mio parere la bellezza, jazz, non jazz, il tutto non e’ importante, e’ sempre una gioia ascoltare la sua voce, e proprio questo disco cosi’ bastardo, cosi’ difficile da definire, rappresenta una delle cose migliori di Dianne, dove la sua personita’ polimorfa, con tracce di africa, jazz, pop, ballate popolari riesce pienamente ad uscire ed a riempire il cuore.
Per motivi tutti miei personali, la canzone che mi piace di piu’, perche’ cosi’ difficile da rendere e cosi’ magicamente unica e’ la piu’ volte citata qui dentro Windmills of your Mind, migliore canzone del 1968 di Michel Legrand,qui rivista in tempo 6/8 proprio lo stesso tempo con cui mi sono innamorato della sua voce, semplicemente geniali gli arrangiamenti di archi che ci sono sotto e gli intrecci ritmici del basso e della batteria con quelle sostituzioni cosi’ forti, che la sua voce riesce a far sentire come indispensabili e naturali.

Rating: ★★★★☆

On Air: Dianne Reeves The Windmills of your mind from When you know


Vince Mendoza - Epiphany

quoyle Novembre 8th, 2007

“Ora in mezzo all’oceano profondo non con il corpo, bensi’ con la mente mi sforzo di toccare il fondo”
Nasos Vaghenas Ballate Oscure

EpiphanyIn questi giorni di frenesia lavorativa, l’unico momento di calma che mi dedico completamente sono quelle due ore di viaggio in treno che ho da qualche tempo deciso di dedicare ad ascoltare un disco con attenzione o come sottofondo ad un torpore pensieroso che ogni tanto mi assale nel viaggio. La domenica carico sull’Ipod i dischi che mi faranno compagnia durante la settimana e poi secondo il mood della giornata, il caso ne scelgo alcuni durante i vari giorni. Ieri mi sono imbattuto in qualcosa di veramente bello, di profondo da cui riesco con fatica a distaccarmi, il disco epiphany di Vince Mendoza. Se esiste una meraviglia in natura, e’ il suono degli archi quando e’ orchestrato bene, quando le note scivolano morbide attraversando una continuita’ impercettibile, si spostano non riesci a percepire movimenti bruschi, anche nelle dissonanze. Ecco Mendoza e’ un grandissimo arrangiatore, uno dei piu’ grandi contemporanei, in quell’impromptu del disco, dopo 10 secondi si sentono talmente tanti odori, si viene proiettati nel passato, Schoenberg, Wagner di Tristano ed Isotta e poi sentori di jazz che aprono improvvisamente il panorama sonoro dove non pensavi potesse arrivare. E senti il piano discreto di John Taylor che accarezza note sapienti non si capisce dove e’ il confine, e poi la batteria di Peter Erskine in quella meraviglia di composizione che e’ Esperanza. E non ci sono parole per il suono della London Symphony Orchestra, ecco mi dimentico, mi astraggo, mi immergo completamente in questi paesaggi sonori ed in questo calore che solo il suono vero del legno degli archi riesce a creare.

On Air: Vince Mendoza Impromptu from Epiphany


Rating: ★★★★☆

Interval #2 - Adagio

quoyle Marzo 2nd, 2007

E’ nella parte bianca del ventaglio là dove non c’è scritto niente che si trova il vero senso. I tocchi di rosso, di verde non hanno significato là dove non c’è disegnato niente, tutto è rivelato.. il fiore la luna, ed anche una magnifica residenza.

On Air: Mozart KV488 No 23 in A 2. Adagio


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