Sei: Home > Archive by category 'Musica > batteria'

Archive for the 'batteria' Category

Doctor 3 - Blue

quoyle Aprile 11th, 2007

blueMancavano i Doctor 3, dopo circa 3 anni dall’ultimo disco e’ da poco uscito il loro nuovo lavoro Blue. Perfetta sinergia di titolo, copertina e musica, per un disco introspettivo e quasi minimalista nell’approccio al suono, un viaggio affascinante in repertori inusuali dalla bellissima Close to you di Bacharach fino ad Emozioni di Battisti. Danilo Rea e’ sempre piu’ bravo, maturo ed emozionante, la musica e’ accogliente ed avvolgente, difficile capire dove smette il tocco magico di Sferra alla batteria e quando il tema passa dal basso o dal pianoforte, il trio suona come un’entita’ unica. Un trio che ha amato sempre la musica intesa come racconto, il potere immaginifico della musica, con le Winter Tales, le sospensioni impressioniste di Rea, che anche in questo disco racconta ad esempio nel toccante e struggente Theme from Schindler’s List, dove il lirismo di Rea raggiunge l’apice, continuo ad ascoltare le sfumature che questo trio riesce a regalare. Mancavano decisamente i Doctor 3, mancava la loro freschezza ed il loro modo di interpretare quella magnifica forma di espressione musicale che e’ il trio Jazz quando si incontrano 3 anime affini e blue come Rea, Sferra e Pietropaoli.

Rating: ★★★★½

On Air: Doctor 3 Theme from Schindler’s List Blue


Charlie Haden - The Montreal Tapes

quoyle Marzo 3rd, 2006

Nel 1989, il festival internazionale del Jazz di Montreal ha organizzato una serie di otto concerti dedicati a Charlie Haden

30 Giugno Joe Henderson ed AlFoster
1 Luglio Gerri Allen E Paul Motian
2 Luglio Don Cherry ed  Ed Blackwell
3 Luglio Gonzalo Rubalcaba e Paul Motian
5 Luglio Pat Metheny e Jack DeJohnette
6 Luglio Egberto Gismonti
7 Luglio Paul Bley e Paul Motian
8 Luglio The Liberation Orchestra

Tutti i concerti sono stati registrati da Radio Canada e la maggior parte saranno rilasciati dalla Verve

 

Probabilmente uno dei piu’ belli di questi concerti e’ stato quello con Gonzalo Rubalcaba e con Paul Motian, un sogno che Charlie Haden aveva da tempo, e che non era stato possibile realizzare per l’embargo tra Cuba e gli USA. Il Festival di Montreal ha reso possibile questa magia, di azzerare le frontiere, di far dimenticare i confini geografici e le diverse formazioni dei musicisti. Gia’ il titolo del disco e’ squisito, The Montreal Tapes, i nastri di Montreal, sembra di essere partecipi di un evento intimo, raro, caldo e di essere ascoltatori privilegiati.

Mi sono messo all’ascolto di questo disco con curiosita’, volevo vedere come il pianismo virtuoso ed esplosivo di Rubalcaba si coniugasse con il lirismo di Haden e con lo swing di Motian. L’inizio del concerto e’ rarefatto, il tempo sembra non esserci, le note fluiscono gradualmente ed il suono e’ meravigliosamente caldo e scuro, molto europeo come gusto, niente riverberazioni esasperate, tutto molto nudo ed essenziale e semplice. Si ascolta il materializzarsi graduale dell’idea musicale, il piano di Rubalcaba, con quel suono scuro che a noi Europei piace tanto, inizia a costruire, in maniera lirica e percussiva allo stesso tempo l’ingresso di Haden e Paul Motian, ed all’improvviso ci si trova immersi nel suono profondo e corposo del basso e cristallino della batteria. Un senso del tempo e di gestione dei silenzi che lascia senza parole, un ascolto impegnativo, che non concede nulla alla leziosita’. Il concerto procede con una scelta di brani quanto mai adatti alle caratteristiche di questo trio, anche Paul Motian suona diversamente per adattarsi al pianismo eclettico ed Ispanico Caraibico di Rubalcaba. Il primo brano e’ Vignette un brano di Gary Peacock, un bell’omaggio di Haden a questo troppo spesso sottovalutato all’ombra di Jarrett contrabbassista. Il brano piu’ bello di questo disco e’ secondo me Silence di Charlie Haden, un brano che fa emergere pienamente il lirismo delicato e struggente del basso di Haden. Atmosfere neoclassiche, in cui anche il pianismo di Rubalcaba si esprime al meglio. Il concerto si conclude con una versione di Solar, uno swing serrato in cui Rubalcaba magicamente riesce ad inserire richiami di pianismo caraibici, con interveni di pianoforte in Montuno che lasciano davvero senza parole per la varieta’ armonica e ritmica. Un disco discorsivo, fatto di dialogo fitto tra i tre musicisti in cui emerge la grande voglia e la passione  che ha portato i tre musicisti a suonare insieme, un desiderio di vecchia data che diventa realta’, un augurio, una speranza che le difficolta’ e le barriere di qualsiasi tipo possano essere abbattute dalla passione e dall’onesta intellettuale.

Rating: ★★★★☆

(On Air Silence Charlie Haden)

Doctor3 Winter Tales (Intermezzo)

quoyle Giugno 21st, 2005

La storia della musica e’ un continuo
stratificarsi di citazioni dotte una sopra
 l’altra, utili a dire quello che per molti
sembra indicibile.Perche’ un accordo
 in tonalita’ minore e’ piu’ triste dello
stesso accordo in maggiore?
Chi puo’ spiegarlo? Forse quelli che ti
raccontano che la  diminuzione di un
semitono sulla terza di un accordo di
quinta porta ad una diminuzione del
proprio stato d’animo e dunque intristisce?
Sciocchezze, nessuno riesce a dare
una spiegazione accettabile.

(Roberto Cotroneo Presto con Fuoco)

Difficile spiegare questo disco, cosa accomuna Mascagni, Tom Waits, Duke Ellington, Sting, George Gershwin, Modugno, Beatles, Morricone? Cosa c’e’ di magico nella registrazione live non perfetta di alcune serate invernali del trio Doctor 3 ad Orvieto nel 2003?
Cosa rende l’intermezzo della cavalleria rusticana di Mascagni interpretato da Rea, all’inizio ed alla fine del disco, letteralmente magnetico, costringendomi ad ascoltarlo ripetutamente da 3 giorni? Le risposte sono probabilmente tutte sciocchezze, non riesco a dare una spiegazione accettabile, solo l’ascolto del materiale contenuto in questo disco puo’ testimoniare la ricchezza di sfumature timbriche e di emozioni che il trio di Danilo Rea, Enzo PietroPaoli e Fabrizio Sferra riesce a creare in queste performance dal vivo.
La gioia di giocare con il materiale sonoro piu’ vario (non a caso l’ultimo lavoro del trio si chiama bambini forever), l’energia a volte addirittura eccessiva che viene fuori dalla musica, l’affrontare con disinvoltura passaggi che portano senza troppe remore e pregiudizi dai territori sonori di Sting a quelli di Tom Waits, la naturalezza con cui tutto scorre, il drumming cosi’ aperto ed arioso di Sferra, la solidita’ del basso di Pietropaoli ed il pianismo di Rea, un pianismo classico che adora Chopin senza ombra di dubbio, sono tutte cose che e’ impossibile raccontare con le parole solo un ascolto rendera’ possibile gustare l’imperfezione vitale di questa magnifica registrazione. Citazioni di materiale sonoro intervallati da favole, racconti improvvisati completamente con gioia dal trio, 6 capitoli di una bellissima storia di inverno.

Il dio di Bach e’ un dio che crea l’universo,le stelle ed i mondi, e poi ti da un certificato di garanzia, qualora qualcosa non funzionasse. Quello di Mozart fa tutto cio’ che gli compete e poi non ti da le chiavi per entrare. Fatti tuoi se non capisci come si apre quella porta. Il dio di Chopin non c’e’. In questa mitologia musicale e’ un parente lontano, ombroso e geniale, ma soprattutto incompleto. E’ un frammento di tempo: straordinario per la sua incompiutezza, ma pur sempre imperfetto. C’e’ una genialita’ nell’imperfezione, e Chopin fu genio dell’imperfezione.

L’ascolto del trio in questa registrazione riesce quindi a regalare attraverso l’imperfezione della registrazione dal vivo non programmata (cosa successa spesso nei grandi dischi della storia del Jazz), le emozioni tipiche della gioia dell’arte improvvisativa, la tensione creativa, l’imponderabile che e’ sempre presente nel frammento di tempo che e’ rappresentato da una performance dal vivo. Le due diverse interpretazioni dell’intermezzo della cavalleria rusticana di Mascagni testimoniano quanto possa essere diverso il mood di due approcci diversi in due frammenti di tempo diversi ad un brano, poi il perche’ non riesca piu’ a smettere di ascoltare questo disco rimane una domanda senza risposta (ed in realta’ non mi interessa averla questa risposta, godo delle sensazioni anche di malinconia profonda che riesce a farmi entrare questo ascolto in alcuni frammenti di tempo congelati in questa registrazione..)

(On AiR InTeRmezZo CaVallEria RuSticAna PiEtro MAscAgni)

Rating: ★★★★★

- Next »