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Archive for the 'chitarra' Category

Clogs Lantern

quoyle Maggio 2nd, 2006

Light me a Lantern, for to get back home

Light me a candle, in your lighthouse my keeper

Immaginate un disco in cui poter ascoltare Satie, folk europeo, influenze post rock, Guillaume de Machaut, Sonic  Youth. Un disco immaginifico, capace di evocare immagini e pensieri di tranquillita’. Un disco dove e’ possibile ascoltare meravigliosamente miscelati strumenti come l’ukulele o la mandola ed ancora chitarre, liuti, viole, violini e percussioni.
Un progetto ambizioso dal respiro ampio, impossibile classificare, per fortuna, la musica dei Clogs, una specie di interpretazione moderna di un gruppo di musica da camera.
Unico brano cantato del disco la suggestiva Lantern, con quelle liriche sobrie essenziali che appena ascoltate mi hanno mosso qualcosa dentro:

Light me a Lantern in your lighthouse my keeper

 

La voce non artefatta, la voce semplice ed intima di Padma Newsome  quasi recita queste parole ad un volume perfettamente miscelato con il sottofondo musicale una specie di sussurro  di speranza.

Si trovano altre perle in questa registrazione come il primo brano del disco interpretato da un chitarrista ospite che rivisita magistralmente un brano del 17 secolo per liuto di Hieronymus Kapsberger, o le due versioni di Tides of Washington Bridge, la prima arricchita dalle sfumature dell’ukulele e della mandola, la seconda eseguita in perfetta solitudine da un pianoforte presumibilmente verticale registrato in un ambiente suggestivo, si sente lo spazio, come se fosse registrato in un loft in legno completamente vuoto, una bella sensazione di calore con luci arancioni si sprigiona da questa versione in piano solo che si avvolge delicatamente sul centro tonale della melodia.
Un brano diverso nel disco e’ The Song of the Cricket, un brano che cresce ed esplode con l’ausilio di strumenti come gli archi ed oboe che sono registrati in maniera particolare, con delle suggestive ambientazioni che rendono davvero particolare l’incrocio con la chitarra barocca.

Aspetti avventurosi e coraggiosi, criteri estetici rigorosi e ben evidenti, per questo disco che regala un ascolto che sorprende per la freschezza e la novita’ del materiale ottenuto semplicemente miscelando con sapienza gli ingredienti della storia della musica dal diciassettesimo secolo alle influenze post Rock.

Link al video dei Clogs Lantern

(On AIr Lantern Clogs)

Rating: ★★½☆☆

Duo (Interplay)

quoyle Aprile 26th, 2006

 

Stasera a Sassuolo (Modena), inauguriamo un duo atipico almeno per me (faremo il Bis a Pistoia il 13 Maggio per strada) , pianoforte e chitarra, difficolta’ forte nel conciliare questi due strumenti, pericolo di interferenze distruttive ad ogni accordo. Abbiamo fatto una sola prova Lunedi’ fino alle 4 di mattina, cercando di uscire dagli schemi tema, solo pianoforte, solo chitarra, cercando un dialogo e qualcosa di omogeneo, qualcosa che sia autoconsistente non espressione di due entita’ distinte, ma di un solo pensiero musicale espresso in sinergia dal piano e dalla chitarra, utilizzare al massimo la tavolozza timbrica dei due strumenti lasciando uscire percussivita’. lirismo e suono. Abbiamo scelto un repertorio che ci permetta almeno per la maggior parte del tempo di concentrarci pienamente sulla musica e non sullo spartito, che ci consenta di ascoltarci e lasciare andare i freni. Non nascondo che sono preoccupato perche’ e’ veramente una sfida difficile far suonare pianoforte e chitarra insieme in maniera non banale e piacevole. Sono felice per la scelta di un brano che non mi era mai riuscito suonare in pubblico, la bellissima I’ve grown accustomed to her face da My Fair Lady, un brano splendido, inspiegabilmente pochissimo suonato nonostante la ricchezza e varieta’ armonica. Preghiamo ed invochiamo il dio dell’interplay.

La scaletta in buona approssimazione ed in ordine sparso. (tutti brani di cui piu’ o meno o parlato postato nei mesi scorsi)

A weaver of dreams
I’ve grown accustomed to her face
Moon River
Over the Rainbow (solo Piano)
In a sentimental Mood
Beautiful Love - Alone Together Medley
You and the night and the Music
Estate - Autumn Leaves Medley
On Green Dolphin Street
My foolish Heart
But not for me
Things Ain’t what they used to be
How deep is the ocean
Zingaro (Retrato em branco e preto)

 

Bill Frisell East - West Live

quoyle Ottobre 30th, 2005

Ammetto di non avere un debole per la chitarra jazz, Bill Frisell e’ una di quelle rare eccezioni che ogni volta non finisce di stupirmi con la sua fantasia ed il suo modo di utilizzare lo strumento. East-West, due serate di musica lontane nel tempo e nello spazio

West : California Yoshi’s Oakland Maggio 2004

East :  New York Village Vanguard New York Dicembre 2003

Due colori diversi per ogni serata, West estate giallo, East Nero inverno, West giorno e sole, East notte e luna, West spazi aperti, East luoghi intimi, West anima blues, East Broadway , West Marvin Gaye, East George Gershwin.

Atmosfere e suggestioni cosi’ diverse nelle due sessioni, e’ meraviglioso ascoltare queste differenze, il disco West e’ solare, ricorda le praterie ed i deserti californiani, la chitarra di Frisell e’ tagliente, il blues sempre presente, splendido il brano originale Blues for LosAngeles, un misto di atmosfere metropolitane con dei loop campionati e la chitarra di Frisell che gradualmente entra nell’anima blues anche volutamente un po sguaiata della west coast. Sempre nella serata west e’ un piccolo capolavoro di soul I Heard it trough the Grapevine, famosa nell’interpretazione di Marvin Gaye e gli spazi aperti delle praterie che sembrano venuti fuori da un film di Wenders sono tutti presenti nell’interpretazione del tradizionale Shenandoah.

East, magia di new york, il disco si apre con My man’s gone now, un brano difficile, bastano poche note ed il nero del disco, le atmosfere intime, i fantasmi prendono corpo, il dolore della perdita, tutto presente nella chitarra di Frisell, il basso accompagna discretamente questo canto lacerante della chitarra, come la batteria che quasi non si sente nel suo rifinire la melodia, tanto e’ bella questa melodia scritta da Gershwin che Frisell non sente il bisogno di improvvisare, lasciando tutto il messaggio al tema originale. Ancora The days of wine and roses uno standard ‘abusato’, quanto e’ bello ascoltare uno di quei brani che sono stati rivoltati in ogni piega da tutti i jazzisti e trovare che qualcuno ha ancora qualcosa di nuovo da dire su questo brano. Il disco continua a regalare emozioni, intima condivisione di sentimenti, si sente tutta la condivisione tra il trio di Frisell ed il pubblico, e’ un filo sottile che viene fuori tutto nel brano dedicato proprio al mitico locale New Yorkese the Vanguard.

Ecco un bell’esempio di trio jazz chitarristico, forme e modalita’ espressive lontane anni luce da tutti i chitarristi che ci sono in giro, Frisell sa usare la chitarra, non cerca di imitare altri strumenti, ha sviluppato tecnica e sonorita’ funzionali al suo modo di suonare, ed anche questo e’ un disco difficile da smettere di ascoltare.

George Gershwin, DuBose Heyward

My man’s gone now
Ain’t no use a listenin’
For his tired footsteps
Climbin’ up the stairs

Old man sorrow’s
Come to keep me company
Whisperin’ beside me
When I say my prayers
When I say my prayers

He come around
He come up, he come around
Ain’t that I mind workin’
Workin’ means travelers
Journeyin’ together
To the promised land

But old man sorrow
Mountin’ all the way with me
Tell’ me that I’m old now
Since I lose my man
Since I lose my man

Since I lose my man


(On Air Bill Frisell West Shenandoah East My Man’s gone now)

Rating: ★★★☆☆

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