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How far is the journey from here to a star

quoyle Dicembre 16th, 2006

La musica spesso e’ solo una questione mentale, ieri sera ero stanchissimo, non avevo voglia di andare a suonare e temevo che non sarebbe stata una gran serata, anche perche’ mi trovavo a suonare in quartetto con un chitarrista e di solito e’ molto complicato far suonare pianofore e chitarra insime, il rischio e’ quello di riempire troppo ed alterare diversamente gli accordi rendendo veramente faticoso l’ascolto.

Durante le prove del suono, sintomi di insofferenza del chitarrista dovuti a stanchezza riconosco i segni, allora cerco di positivizzarmi con tutte le mie forze. La cena scorre tranquilla raccontando aneddoti di musicisti in comune. Iniziamo a suonare e non abbiamo la piu’ pallida idea di dove andare e cosa suonare, inizio un blues mentre gli altri stanno ancora sistemando, strano mi sia venuto in testa un blues, e’ una cosa che non ho troppo dentro, gli altri entrano uno alla volta ognuno con il suo tempo, il suono sul palco e’ buono, sento energie buone e parte veramente uno swing bellissimo, interazioni continue con il batterista, ci ascoltiamo ci veniamo dietro, che meraviglia quando immediatamente sei circondato di persone recettive, ti ascoltano, tu ascolti loro, l’idea musicale in continuo divenire migliorata ed elaborata da ciascuno di noi. Applausi sul mio solo, che e’ veramente pieno di energia, ritmico ed armonicamente libero. Mi sento libero, la stanchezza ha staccato quelle maledette valvole di sicurezza, si continua con uno standard che amo Alone Together, medium giusto lo swing e’ quello giusto indietro e cavolo quanto mi diverto, mi viene da gridare da stupirmi per alcune idee che troviamo mentre si suona, il chitarrista sta facendo un buon lavoro bicordi, non mi rompe le palle con cluster di note, lascia aperta l’armonia e mi permette di arricchire ed osare o svuotare, siamo sincronizzati, io svuoto lui riempie e viceversa. Riusciamo a calamitare l’attenzione del locale e non e’ una cosa comune per quel locale, l’energia e’ micidiale io la sento tutta, continuiamo a viaggiare su territori comuni e si passa da Stella by starlight a Days of wine and roses, a Misty per arrivare nella jam, con qualche sassofonista che si butta su Mr PC preso ad una velocita’ supersonica, cluster di note taglienti, liberta’ di testa, quando sei in questo stato di grazia ed il gruppo ti segue e’ una sensazione magica, riesci a fidarti completamente di te , ed osi con le mani quello che il cervello pensa, e magicamente riesce tutto, senti e le dita eseguono, senza mediazione. Alla fine della serata sono felice, ho una bella energia addosso, ho scaricato tutte le disarmonie lavorative, la musica era catartica, purificatrice, questa energia e’ passata alla gente che ci ascoltava e ci e’ tornata indietro, how deep is the ocean how high is the sky

 On AirPaul Bley and Chet Baker How deep is the ocean


3-7-6 All of me

quoyle Dicembre 7th, 2006

Cioe’ 3 giorni, 7 ore di sonno e 6 citta’ diverse, spingo la vita al massimo, comprimo le dimensioni, il tempo, lo spazio non hanno piu’ senso, il sonno perduto altera i sensi, falsa le percezioni, amplifica le emozioni, gli sguardi le note, le frasi, le parole. Non riesco a fermarmi, a posarmi da qualche parte , ho paura di pensare, di guardare, e riempio di tutto quello che posso il vuoto esistenziale. Non mi lamento, non mi lamento, continuo a rimbalzare su strade, locali, note, volti, parole, cercando un appiglio un motivo per tutto questo. Mi perdo nei miei mulinelli, suono ad occhi chiusi ed in quel momento mi dimentico di me, continuo la corsa nella dimensione interiore, stasera dopo il 6 ho troppa adrenalina addosso, guido senza sentire la stanchezza, occhi spalancati, sotto una pioggia torrenziale … "There’s such a lot of world to see"

(On Air Moon River Quoyle Trio Prato 6 Dicembre + All of me…)

Il fiume

quoyle Agosto 18th, 2006

Non posso dire quello che penso sia giusto sulla musica, io so solo che e’ "giusta". Lo so nel momento che la ascolto. C’e’ una liberazione , un fluire spontaneo, una pienezza in questa che non sono sinonimi di ricchezza o musicalita’. Posso parlarne in questo modo perche’ io non sento di aver creato questa musica quanto piuttosto di aver permesso alla musica stessa di emergere. Ed e’ questa emersione che e’ inspiegabile e difficile da rendere tangibile, ed io sento (o ho sentito) che non solo non ti tufferai nello stesso fiume due volte, ma tu non sarai mai lo stesso quando ti tufferai nuovamente in quel fiume. Il fiume e’ sempre stato li, indipendentemente dal nostro tuffo. Questo e’ un miracolo, e di questi tempi ne abbiamo bisogno. Almeno io ne ho. –
(Keith Jarrett dalle note di copertina di Spirits)

Suonare dal vivo e’ un grande esercizio di concentrazione, un esercizio per cercare di lasciare uscire le proprie energie creative ed emotive, cercando di farlo in qualsiasi situazione ambientale ci si trovi anche la piu’ ostile.

Ieri sera serata in duo, pianoforte ed armonica, con la memoria del duo in teatro a Livorno in Aprile, memoria positiva di un ambiente amichevole, di una grande concentrazione e di una bella emozione lasciata uscire senza inibizioni e freni di nessun tipo. Questa e’ una cosa che mi succede spesso, la memoria di un momento positivo, spesso nel tentativo di ricreare la magia si infrange nel tentativo stesso, in quanto il fiume non e’ piu’ lo stesso, tu non sei lo stesso ed il tuffo non puo’ essere uguale, la cosa piu’ sbagliata da fare e’ cercare la bellezza nello stesso posto e nello stesso modo in cui la si e’ appena intravista in passato.

Ieri sera avrei schiaffeggiato volentieri una tavolata di ragazzi, che mentre suonavamo lasciavano andare le suonerie dei cellulari, ascoltando queste perline musicali da queste scatolette di tonno (mi ero sempre chiesto chi utilizzase questi servizi…. adesso ho la risposta.), un tavolo creava problemi molto seri ai camerieri, con maleducazione e cattivo gusto, il tempo era inclemente, raffiche di libeccio rientravano dai microfoni che amplificavano questo suono buffo del vento che si schiantava sulle membrane dei microfoni, e goccie di pioggia si posavano sui tasti spinte dal vento sotto la copertura, macchine passavano rumorosamente dietro ed a questo possiamo aggiungere qualche schiamazzo molesto di bambini ed altri tavoli. Il cocktail micidiale e’ servito, in questi casi serve una presenza incredibile, una concentrazione che ti permette di montare una cupola protettiva per allontanare le negativita’ e lasciar fluire liberamente le energie tra musicisti, suonando per il piacere di farlo, per il gusto di farlo.

Purtroppo, la stanchezza, la tensione, il nervosismo accumulati negli ultimi giorni, non mi hanno permesso di essere pienamente padrone delle mie energie, di riuscire a superare le negativita’ che mi hanno completamente sommerso, non lasciando uscire nessun tipo di energia creativa o di buona idea musicale, troppo distratto dall’ambiente, troppo nervoso per la maleducazione della gente, troppo deluso dal non riuscire a tirare fuori le idee che volevo lasciandomi un sapore amaro in bocca.

Non so dove, ma
l’universo si raccoglie
qui in un punto.

(On Air Veinte Anos Quoyle Piano)

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