Parafrasando il monologo di Woody Allen in Manhattan, devo dire che ho evitato di pensarci, di riflettere, di guardare trasmissioni post elezioni, ma ho gia’ visto cose che non volevo neanche lontanamente vedere, le appunto per non dimenticarle.
1) Un bacio appassionato in parlamento che fa sfigurare il bacio di Notorius, buongiorno Italia
2) I saluti romani in campidoglio
3) Vespa con una bacchetta che inizia la grottesca revisione storica partendo da Garibaldi.
4) I fucili di Bossi
A prescindere da queste amenita’, la cosa che mi disgusta di piu’ e’ il senso di disprezzo delle istituzioni, e la parte che sono costrette a recitare anche le istituzioni sane, in questo gioco al massacro. La vittoria delle destre non e’ uno scandalo, in una democrazia sana le parti si alternano, la cosa che mi lascia perplesso e’ l’impressione che le dinamiche politiche rispecchino le dinamiche sociali di questo paese, ed in questo senso e’ naturale e giusto che ci sia questa rappresentanza parlamentare.
Il paese e’ attraversato da arroganza, menegreghismo, individualismo, scarso interesse civile, culturale e sociale, questo fa male, non una sconfitta inevitabile vista anche la pochezza delle proposte e del materiale umano portato dalla sinistra, la consapevolezza di vivere in questa atmosfera. E le cose che ho riportato sono puro folclore che dimostrano solo come vengano percepite da una parte del paese le istituzioni democratiche. E allora Bella Ciao (che rischia di diventare la canzone piu’ censurata della storia della musica.)
Mi piace ricordarlo cosi’, come l’ho conosciuto dal vivo la prima volta Perugia UJazz 2005 con Ulf Wakenius alla chitarra in una sera di estate fresca e magica. Il testo della canzone e’ di Elvis Costello scritto per il suo ottantesimo compleanno sull’omonima ballad bellissima che ci regalo’ quella sera anche praticamente con la sola mano destra che riusciva a suonare. La voglia di vivere e di giocare e di meravigliarsi che usciva prorompente da quella mano e da quella mutilata dall’ictus che riusciva a suonare solo bicordi, la dolcezza della voglia di vivere e di continuare a suonare nonostante tutto.
When Summer Comes
The land was white
While the winter moon as absent from the night
And the blackness only pierced by far off stars
But as every day still succeeds the darkest moments we have known
When season turn
Springtime colours will return
And the first pale flowers of the lengthening hours
Seem to brighten the twilight and that melancholy cloak
Then a fresh perfume just seems to burst from each bloom
Until the green shoots through each day
As it arrives in every shade of hope When summer comes
There will be a dream of peace
And a breath that I’ve held so long that I can barely release
Then perhaps I may even find a room somewhere
Just a place I can still speak with you
On Air: Oscar Peterson & Ulf Wakenius When Summer Comes
Avevo gia’ parlato di questa ballata, nella versione eterna del disco live di Stan Getz, opera del bassista piu’ lirico che la storia della musica Jazz abbia mai visto Charlie Haden, una linea melodica essenziale estrema e cantabile, struggente la versione testamento di Stan Getz accompagnato da Kenny Barron nel disco People Time. Sono un paio di giorni che non riesco a toglierla dalla testa, quei passaggi che fanno male dal maggiore al minore, un brano tanto semplice quanto difficile da rendere, e’ ancora molto lontano dalle mie capacita’ di interpretazione, lo suono da tempo, ci giro intorno ed ogni volta mi stupisco di quanta bellezza essenziale e profonda sia racchiusa nei passaggi della melodia, e di quante possibilita’ di interpretazione ne esistano.