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You don’t know

quoyle Maggio 8th, 2006

 

Uno dei miei standard preferiti, altro di quelli ingombranti, come diavolo si fa a suonare una canzone che e’ stata cantata da Billie Holiday, come si fa per rendere proprio un brano che e’ stato suonato in mille modi, che tutte le mani piu’ grandi del jazz hanno sfiorato e che il sax di Coltrane ha magicamente raccontato.

Le versioni che metto on air sono state suonate e cantate qualche giorno fa da me in quella piano solo ed insieme a Lotta quella cantata, so che sono un po dure e spigolose specialmente nello stile del pianoforte, del resto se la voce di Billie Holiday raccontava la nostalgia e la malinconia, sono convinto che in quel testo si nasconda una buona dose di rabbia, sentimento che ho ascoltato anche nel sax di Trane. Del resto il dolore della perdita di qualsiasi tipo, si manifesta spesso (grazie al cielo non sempre e non per tutti) con rabbia.

Quello che sento nel brano e’ la crescita del sentimento di nostalgia e mancanza, che all’inizio e’ tale e poi si trasfigura in altro, qualcosa di magmatico e confuso, per arrivare alla fine in una lenta dissolvenza. Le parole the meaning of the blues, e la chiave del testo che rimbomba ovunque, you don’t know, you don’t know, ti viene da sottolineare quel passaggio anche in modo esagerato, ossessivo, difficile raccontare un sentimento cosi’ comune ma cosi’ intimo attraverso delle note.

 You don’t know what love is (Don Raye/Gene De Paul)

You don’t know what love is
until you’ve learned the meaning of the blues
Until you’ve loved a love you’ve had to lose
you don’t know what love is

you don’t know how lips hurt
until you’ve kissed and had to pay the cost
until you’ve flipped your heart and you have lost
you don’t know what love is

do you know how a lost heart feels
the thought of reminiscing
and how lips that taste of tears
lose their taste for kissing

you don’t know how hearts burn
for love that can not live yet never dies
until you’ve faced each dawn with sleepless eyes
you don’t know what love is

you don’t know how hearts burn
for love that can not live yet never dies
until you’v faced each dawn with sleepless eyes
you don’t know what love is…..what love is….

(On Air You don’t know what love is Quoyle solo piano e quoyle & lotta vocal version)

Discontinuita’

quoyle Marzo 1st, 2006

In appena un giorno, ho fatto retromarcia, i motivi sono parecchi. Per una volta nella mia vita, voglio cercare di reagire in un’altro modo. Mi spiego meglio, la mia indole, l’abitudine mi porta spesso all’introversione piu’ spinta, poi inevitabilmente il girare a vuoto, mi porta ad isolarmi ed a perdere il contatto con la vera essenza del problema. Ho parlato ieri ed oggi ed ho capito che la soluzione non e’ la fuga, non e’ la riflessione solitaria almeno in questa fase. Alcuni commenti, dialoghi privati, pensieri, mi lasciano vedere che sono in curva come nell’immagine sopra, e che non devo abbandonarmi alla desertificazione. Posso alimentare la mia voglia di vivere, di fare, di conoscere di dare quello che posso dare, ascoltando, e parlando, non rinchiudendomi dentro il mio guscio.

Alcuni avvenimenti, ti tolgono energia, molta, c’e’ un travaso di materia sentimentale fortissimo, credo che finche’ siamo in grado di rigenerare la forza vitale, la voglia di amare e conoscere non possono venire meno. Provo a seguire la curva, e vedere cosa c’e’ davanti, cosa succede, con positivita’ e con la mente aperta, quella stessa mente aperta che mi ha accompagnato in questo anno, che e’ stata messa duramente alla prova dagli avvenimenti. Il post precedente non erano domande che facevo o per cui cercevo risposta, erano motivi che mi portavano a richiedere a me stesso un cambio di rotta, un’inversione decisa, un cambio di punto di vista, di prospettiva.  Alcune cose sono completamente fuori dal nostro controllo, e se gia’ si capisce questo o si accetta il fatto di non poter controllare gli eventi ed il flusso dei sentimenti, gia’ la curva e’ affrontata bene. Non richiedere a se stessi piu’ di quello che si e’ in grado di dare e lasciarsi il tempo di ritornare ad un livello di energia sufficiente per procedere. A volte nella foga di conoscere, di dare, di ricevere affetto dimentico, dimentico chi sono. Non voglio fuggire, non voglio chiudermi, perche’ la fatica che ho fatto per capire e lasciare uscire le energie che ho dentro e’ stata tale che non posso permettere che niente mi lasci in uno stato di desolazione sentimentale.

I sentimenti, le cose dette, quelle esistono in un arco temporale, l’onesta’ totale con cui ho affrontato tutto, mi devono semplicemente ricordare che essere limpidi, trasparenti e se stessi e’ l’unica cosa possibile, rinchiudermi adesso sarebbe essere complicati, non semplici come voglio essere. E rinunciare al calore che le parole quelle vere e disinteressate, di alcune persone, tutto l’affetto che mi e’ arrivato, di cui e’ vero a volte non mi accorgo, sempre chiuso nel mio egocentrismo. Ho dimenticato alcune cose in questi giorni, e non avrei dovuto dimenticarle, nella foga di ricevere a volte ci si dimentica di dare, e questo errore non voglio farlo, almeno vorrei tentare di trovare un equilibrio. Una discontinuita’ per sopravvivere, per non lasciarmi morire, una discontinuita’ per chiedere aiuto, a volte chiusi nel proprio loop mentale, non si riesce a chiedere aiuto, pretese di aiuto senza richiesta. La musica poi, ecco quella e’, per me e’ sempre stata il contatto con il divino, con l’extra umano. Dicevo a luca, che a volte la percezione che noi abbiamo di noi stessi non e’ quella reale, abbiamo un’idea di noi stessi che non coincide con l’immagine che viene fuori, con le cose che facciamo, che diciamo. Il panico, non aiuta, il dolore e la consapevolezza di alcune cose, non possono far cambiare la visione delle cose se si ritiene che questa sia una visione di tolleranza, di solidarieta’. Non voglio accettare la legge del piu’ forte, nella vita come nei sentimenti, voglio semplicemente essere me stesso, voglio continuare ad essere capace di accendermi come ho fatto, di dare tutto, in maniera semplice e senza la paura che fa frenare. Non voglio cullarmi nella mia idea, nella mia proiezione di me stesso, non sono pessimista, non sono neanche tanto fragile, riesco a sentire alcune cose, sono idealista, nel senso che mi piacerebbe che alcune cose fossero diverse, piu’ semplici, ma non e’ detto che queste non lo siano e semplicemente il mio modo di realizzarle sia troppo complicato. Ed allora con calma, con pazienza, si riprende il cammino, dal punto esatto in cui c’e’ stata un’interruzione, quello che mi ha portato li non so cosa sia, non so perche’ poi e’ stato tutto cosi’ maledettamente irreale e difficile, ma sono certo che quello che mi ha portato su quella strada era giusto, l’imponderabile e’ in agguato, fa parte del gioco e bisogna imparare ad accettarlo, quello che e’ andato perso nel gioco dell’imponderabile e’ molto piu’ di quello che il singolo ha perso. Molti di questi pensieri sono il frutto di letture, di confronti, di sorprese, di messaggi, di calore umano, che ho sentito in questi giorni, e che mi lasciano pensare che non bisogna concentrarsi troppo su quello che non si puo’ controllare, ma solo su quello che puo’ essere modificato, e l’atteggiamento, l’apertura sono un requisito fondamentale per continuare a vivere bene e non sprecare le opportunita’ e la bellezza che esiste. Sprecare il tempo e’ un crimine, forzare gli eventi e’ follia, sprecarsi ed abituarsi allo squallore non sono percorsi che posso seguire, perche’ ci si abitua a tutto, adesso lo so con certezza.

Voglio scegliere un brano di una bellezza eterea, di una bellezza che avvicini al divino per ricordare questa discontinuita’, perche’ so che la mia bestiolina e’ in agguato e potra’ tornare, potra’ tentarmi nel rifugio.

On Air Bill Evans Blue in Green 28 December 1959 il trio

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