Wagner , Ludwig e la ricerca della felicita’

maggio 11, 2006 by quoyle  
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Citazioni da Valery Afanassiev Felicita’

Era una giornata senza orologi,
senza dolore,
Tutti i poemi parlavano solo di fiori,
Tutto si chiudeva nello scrigno del peccato.
Le speranze si son vestite a festa.

La felicita’, ammesso che sia possibile ottenerla,consiste piuttosto nella ricerca della felicita’. I filosofi ci garantiscono che le esplosioni spontanee di desideri eclissano le prestazioni della realta’: il compimento e’ sempre una sconfitta a fronte dell’euforia dell’attesa. La prima lettera di Ludwig a Wagner, precedente al loro primo incontro, e’ un incarnazione epistolare della speranza degna di figurare nell’Enciclopedia della felicita’, che mi prefiggo di comporre prima o poi. “A quale scopo?” chiese il dottor von Gudden, “Per tirarmi su di morale.”

I libri sono dotati di un’anima, ormai ne sono certo, esco di casa ieri mattina, partenza per Milano, la mia vicina di casa mi sventola in aria un braccio, dicendomi che il postino le ha lasciato qualcosa per me (non capisco perche’ il mio ostinato postino continui a lasciare la mia posta alla vicina…) , erano dei libri che avevo ordinato, li prendo con piacere, la serata in solitaria fuori casa, si presta bene a dei compagni fidati come dei nuovi libri. Li metto in valigia e non ci penso piu’.

La giornata scorre veloce tra pensieri, riunioni al limite del paranormale, discussioni surreali su posizionamenti di bottoni su uno schermo, arriva finalmente il tempo della camera, lontano dai rumori inutili, lontano dall’inutilita’ di alcune azioni quotidiane. Ricordo il pacchetto nella valigia, apro sempre con gioia infantile i pacchetti anche se so perfettamente cosa contengono, estraggo gli oracoli dalla loro custodia. Dalla collana Panta di Bompiani prendo il volume Musica, apro il volume e magicamente mi appare questo racconto di Afanassiev dedicato a Wagner ed al suo incontro con Ludwig di Baviera.

Caro amico, gli elementi naturalmente affini si ricercano reciprocamente. Non sarete costretto a misurarvi con la bassezza del mondo io vi innalzero’ al di sopra di tutte le preoccupazioni terrene. Tutte molto al di sopra! Piu’ in alto!

Per sempre vostro

                                                                                     Ludwig

Di li a qualche giorno Ludwig ricevette Wagner a corte. Di fronte a lui si presento’ un uomo di bassa statura, dalla  testa straordinariamente grande e dalle gambe straordinariamente corte. Wagner non rassogmigliava ne a Lohengrin nè ad un grande compositore. Ludwig ebbe la bizzarra sesazione che l’individuo con il quale si stava intrattenendo non fosse Wagner; il suo Wagner era altrove, in una stanza, ad un altro piano.

E’ piacevole essere rapiti dalla lettura di un racconto, la magia di quando leggi e senti quelle parole addosso, come se fossero state scritte pensando a te, l’eterno dissidio tra immaginazione e realta’, tra aspettativa e realizzazione dell’aspettativa. Questa sensazione addirittura trasposta sulla grandezza di Wagner, “quello non poteva essere il suo Wagner” , e’ un racconto intenso, deliziosamente ironico e pieno di riferimenti alle opere di Wagner, al Tristano ed Isotta, al Parsifal. Vengo letteralmente rapito dalla lettura, trasportato lontano e riga dopo riga rimango sempre piu’ dentro quelle parole.
Si puo’ abusare della giustizia
dei piu’ grandi dei Re.
 Incapaci di ingannare
 Essi faticano a sfuggire
 Alle trappole dell’artificio
Un cuore nobile non puo’ sospettare
negli altri
 La bassezza e la malizia
 Che non sente affatto dentro di se.

Ludwig perseguiva infaticabilmente i suoi progetti romantici e, a giudicare dal tempo che consacrava alla ricerca della felicita’, era un ottimista incorregibile. Mettendo in rapporto le sue delusioni non alla realta’ nel suo insieme ma ad una delle sue componenti, quella umana, ed attribuendo i suoi smacchi ai limiti intrinseci dell’umanita’, trovo’ una via d’uscita alla legge del disordine che governa l’universo in cui viviamo. Stanco di scoprire che i suoi amici piu’ cari erano in realta’ dei cafoni capaci di addormentarsi in sua presenza – “delle statue che russano” noto’ con amarezza – egli fini’ per preferire gli oggetti, il cui sonno eterno non urtava la sensibilita’ del re.

Perdonate queste interruzioni che non rendono giustizia a questo racconto, ma del resto queste parole le ho fatte mie sentendole mie, il racconto nella sua interezza merita di essere letto, non sul video ma direttamente dal libro, le uso, le prendo, non saprei esprimere meglio le sensazioni che mi si schiantano nella testa da molto tempo. Ecco il tempo consacrato alla ricerca della felicita’, enormemente smisurato rispetto ai risultati , rispetto alla felicita’ trovata. Spesso davvero mi sono chiesto perche’ continuare a cercare senza sapere neanche l’oggetto della ricerca, lo scopo della ricerca, continuare a confrontarsi con la propria ed altrui umanita’, prima con la propria, che delude l’immagine che abbiamo di noi stessi, e ritrovarsi in una sera stanchi a vedere il mondo in maniera strana, con la percezione netta di non vedere la realta’, ma un simulacro della realta’.

Ci incontrammo in occasione di un cocktail monarchico : “E’ da un pezzo che non ci si vede, la notte dei tempi!”

Qualcuno avrebbe potuto dire che lei si era inginocchiata nel momento stesso in cui mi aveva riconosciuto in mezzo a quella confusione di frac e , da quel momento, i suoi occhi sollevati verso di me, rimasero in perfetta armonia con i miei abbassati verso di lei. Percio’ non appena apri’ la bocca per dire qualcosa a proposito della pioggia, indietreggio’ di un passo, quasi volesse lasciar spazio allo sfoggio della mia augusta personalita’. Lo stile dei nostri rapporti adulti ed adulterini si fisso’ istantaneamente. Il suo rossore trascoloro’ in pallore ed io decisi di continuare la nostra conversazione sotto un pergolato, dove, cosi’ pensai, il contatto carnoso con le sue labbra frementi avrebbe reso piu’ tenere le nostre parole

“La vodka e’ amara, il sapore di un bacio puo’ addolcirla” dicono i russi.

….

Non ho memoria per i suoni e soltanto qualche registrazione – Salome’, Tristano ed Isotta – mi permette di riprodurre mentalmente la sua voce cosi’ com’era nel momento della tentazione.

Si questa voce! Cosi’ lo chiamo..

*(Wagner Ibid)

Eppure cantava male. E le sue parole erano corrotte dal significato che andavano assumendo. Procedetti quindi ad uno Strip Tease sonoro, svuotavo le parole del loro senso, svuotavo la sua voce delle parole. Uno strip tease semantico in un certo senso.

Colui che avevo segretamente salvato,
come mi parve maligno,
quando alla luce del giorno
lui, l’unico dvotamente amato,
si dileguo’ dagli sguardi d’amore
e stette davanti a me come un nemico!

*(Wagner Tristano ed isotta Atto II Scena 2)

In questo mondo di apparizioni e di sparizioni noi siamo irrimediabilmente imprigionati in una selva di ambiguita’ in cui le parole, particolarmente quelle che non sentiamo, ne nascondono delle altre e noi rimaniamo privi di prospettive, prigionieri come siamo nel nostro mondo chiuso. Se solo potessimo camminare fino a raggiungere un altro mondo, un altro cielo. Liberarci del passato e ,per il suo tramite, del futuro. Il futuro si ispira al passato!

Riconosco che la mia politica di tolleranza e dilazione si rivelo’ un totale fallimento: i miei numerosi difetti che solo io conoscevo, rovinarono la mia reputazione. Guardavo gli specchi con aria di disapprovazione, il danno che avevo cagionato al mio ego trasformo’ la mia immagine in una sorta di ritratto di Dorian Gray e mi ridussi a nasconderla in soffitta sulla scorta del mio illustre predecessore.

Dalle Pagine del mio diario che avevo iniziato a scrivere in quel periodo, venne fuori un giovane uomo completamente privo di fiducia in se stesso. Accusai i miei stessi scritti di falso e stracciai il mio diario. La distruzione delle prove del mio abbrutimento si confuse nel mio spirito e nella mia condotta con l’annientamento della mia personalita’ svilita.

Ero nuovamente me stesso. Ma non ero piu’ un giovane uomo : ero invecchiato di dieci anni nello spazio di poche settimane. Perche’? Perche’ nel periodo in cui avvenne il nostro “reincontro” avevo vissuto quattro vite: la vita di un uomo innamorato, la vita di un uomo diffidente ed umiliato, la vita di un uomo paziente e vendicativo, la vita di un uomo infelice e degno di commiserazione.

(Titolo originale Bonheur da Galerie des Glaces Valery Afanssiev)

(On Air Uri Caine Wagner a Venezia Prelude Tristan und Isolde – Overture Lohengrin Akt1)

Stanchezza

gennaio 31, 2006 by quoyle  
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Stanchezza – da Poesie di Alvaro de Campos (Pessoa)

Quello che c’è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in se’,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose -
queste e cio’ che manca in esse eternamente -
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C’è senza dubbio chi ama l’infinito,
c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile,
c’è senza dubbio chi non vuole niente -
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perchè io amo infinitamente il finito,

perchè io desidero impossibilmente il possibile,
perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere…
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita…
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza…

(On Air Bach BWV 2 – Coro – Ach Gott – vom Himmel sieh darein)

(On Air Melodia Branca Guinga)

Di archi, concerti, pianoforti, dischi, caraibi

dicembre 12, 2005 by quoyle  
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Sempre alla ricerca di calma e serenita’, mi sono regalato un fine settimana di full immersion nella musica, una giornata fuori dalle infrastrutture quotidiane. Una giornata per ascoltare due concerti e cercare musica in giro per negozi, e nient’altro. Senza programmi, se non le scadenze degli orari dei concerti. Ore 18 Sala Santa Cecilia Rachmaninoff Concerto per pianoforte ed orchestra n3 e Danze Sinfoniche, Ore 21 Sala Petrassi Michel Camilo Solo Piano, mattina e primo pomeriggio alla ricerca di dischi senza idee, semplicemente aspettando che mi scegliessero loro, guardandomi dagli scaffali dei negozi. Era tanto che non uscivo realmente dal quotidiano, dai pensieri, dalle routine con me stesso. La mia ricerca di musica, ha prodotto danni economici non trascurabili, considerando che i cd saltavano letteralmente nelle mie mani, chiedendomi con aria indifesa di portarmi via con me, e si sa ho l’animo tenero quindi…. Cosi’ senza rendermi conto sono arrivato al primo concerto, in uno stato di assoluta incoscienza, come portato da un’orgia musicale.

Era tanto tempo che desideravo vedere il concerto per pianoforte ed orchestra numero 3 di Rachmaninoff, un concerto che in questi ultimi mesi mi ha fatto molto compagnia, ha risuonato molte volte nel mio lettore cd, nelle varie versioni, poi da quando ho deciso di vederlo dal vivo ancora di piu’, le varie interpretazioni, Horowitz, Kissin, Orozco, Kocsis, tante interpretazioni diverse, piu’ morbide, piu’ calde, piu’ fredde, piu’ spigolose. Un concerto difficile, il pianoforte e’ da virtuosi, alcuni passaggi sono realmente folli, un mare di note in un dialogo fitto con l’orchestra. E’ stato veramente emozionante l’avvio, il suono dell’orchestra, compatto, ero praticamente sotto il palco, e sentivo meravigliosamente bene, ogni piccola sfumatura del suono, il pianoforte Fazioli, cristallino il suono di quel pianoforte che riusciva a reggere l’impatto dell’orchestra, il volto di Demidenko in vero stato di trance emotivo, che canticchiava i passaggi piu’ lirici. Mi sono emozionato, per la forza dell’orchestra per il calore del suono in cui mi sono sentito completamente avvolto, il respiro degli archi, quel soffio magico che si sprigiona dagli archi, mi emoziona sempre, i crescendo che ti arrivavano al centro del petto, e la faccia, quella faccia stanca, veramente stanca del pianista alla fine del concerto, stanca e tesa, cosi’ diversa dalla faccia di Horowitz durante l’incisione a NY, in quel caso una faccia rilassatissima e soddisfatta, le mani di Horwitz volavano sulla tastiera, un po troppo per i miei gusti, la sua faccia non mostrava nessuna emozione, era compiaciuta, compiaciuta della propria arte, naturalmente ogni confronto e’ inutile, e nonostante in qualche passaggio Demidenko sia stato sporco e non sia riuscito nell’improbo compito di essere pulitissimo, mi ha emozionato era realmente dentro il suono, si emozionava e questo ha reso calda l’esecuzione difficilissima. Il concerto mi ha riempito, le Danze sinfoniche sono passate inosservate, non riuscivo ad entrare e concentrarmi, solo qualche guizzo delle percussioni ha richiamato la mia attenzione persa nel cercare di metabolizzare l’emozione di aver finalmente ascoltato il concerto dal vivo.

Una pausa vinosa prima di rientrare in teatro altra sala, altro pubblico, altre atmosfere. La musica caraibica, ritmo e lirismo come solo nei caraibi e’ stato possibile fondere, di Camilo. Gia’ pregusto i montuno indimenticabili, i poliritmi piu’ sfrenati, i tumbao di mano sinistra che ti fanno scuotere il corpo, e non ti fanno sentire la mancanza di nessuno strumento, Camilo e’ una perfetta orchestra di ritmi latino americani, percussioni, pianoforte e basso, tutto nello stesso uomo. Ed il concerto non ha deluso le mie attese, anzi ho trovato un Camilo a tratti molto piu’ meditativo di quello che conoscevo, interpretazioni di Round Midnight, Our Love is here to stay, interessanti , particolarmente Round Midnight vestita di un colore intimista, con una sezione centrale tutta giocata sul suono. Poi le composizioni piu’ grandi di Camilo, Caribe, Why Not, con quella potenza impressionante che veniva fuori dal pianoforte, che dopo 40 minuti di concerto aveva gia’ subito all’accordatura per le bordate fortissime che Camilo regalava…., un ritmo di Guajra trascinante, io davvero raramente ho sentito un pianista portare una Guajra in maniera esemplare come questa suonata da Michel Camilo ieri sera, una miscela di lirismo, ritmo, percussivita’ che mi hanno lasciato senza fiato. Ecco credo davvero che Camilo sia insuperabile per i ritmi caraibici, per la sua capacita’ innata di creare poliritmie, montuno e tumbao di basso perfettamente incastrati, meno memorabili le sue incursioni nel repertorio del jazz classico, dove non ci sono stati guizzi particolarmente interessanti, grande scuola e conoscenza del repertorio, ma niente di nuovo. Quando invece il pianoforte iniziava le incursioni nelle sonorita’ caraibiche c’era da rimanere incantati, per la tecnica e la vera gioia che veniva fuori dal suo modo di suonare, i colori ed i profumi, quelli del caribe. E’ difficile suonare a quei ritmi per novanta minuti, Camilo non si risparmia, le sue mani che percuotono il pianoforte trattandolo come una percussione mi hanno veramente impressionato eppure al termine di questo concerto regala anche due bis, nonostante la fatica sia ben visibile, sia nel suo modo di suonare che sul suo viso.

Non contento della giornata musicale, continuo la serata bevendo ancora qualcosina a casa di amici e poi riascoltando le registrazioni che ho fatto dei concerti a letto, addormentandomi sul secondo movimento del concerto di Rachmaninoff, completamente avvolto dagli archi e dalle sensazioni della giornata, pensieri belli, pensieri brutti, che si sono accavallati durante il giorno, perdendo gradualmente conoscenza e piano piano scivolando nel sonno forse convinto che il mondo che ho ascoltato ieri sera sia quello vero…., con la solita percezione alterata della realta’ che sta decantando solo oggi gradualmente.

(On Air Rachmaninoff Concerto n3 per piano ed orchestra — Guajra Michel Camilo)

Adagio Sostenuto (Di fili e luna)

novembre 23, 2005 by quoyle  
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Giornata folle come spesso mi capita, in giro per l’Italia, non mi dispiace in realta’ e’ tempo dedicato a se stessi, quasi una monade quella macchina, una piccola particella contenente i miei pensieri ed i miei dischi ed al diavolo le brutture ed i pensieri. E’ difficile questo post ho tante cose nella testa.

Partiamo da qualche momento prima, le ultime giornate non sono state facili, compresso, compresso dentro i pensieri, con lo sguardo rivolto indietro, errore, lo sguardo deve essere rivolto avanti, sempre, sempre. Ieri ho toccato un punto basso, freddo, forse la suggestione del freddo che c’e’ intorno, ma il freddo mi piace, adoro l’inverno, il vento, le giornate invernali. Manca qualcosa, certo manca qualcosa, ma ieri sera ho sentito al telefono la voce di mio padre, felice, e’ tornato a casa dall’ennesima sosta in ospedale, dall’ennesima devastazione chirurgica, si spera sia l’ultima ed era felice, ho sentito come puo’ essere un’anima semplicemente felice, e’ stato bello sentire quella scintilla vitale, quella gioia semplice e complicata, quel senso di meraviglia per qualcosa, si e’ stato bello.

E non so come ma quella semplicita’, quel sorriso che veniva fuori, quella meravigliosa gioia di vivere che ho sentito, mi e’ arrivata addosso, ed ho riflettuto, ho meditato sullo sperpero quotidiano di energie. Non devo, non devo cercare fuori quello che deve essere dentro di me, o che probabilmente e’ gia’ da qualche parte, devo ripetermelo come un mantra, I miei sogni? Una forza, non una debolezza, avere sogni continuare a sognare, cercare di raggiungerli, cercare di sentire sempre quella voce, ho memoria per i suoni, quel sorriso che sentivo attraverso il telefono ieri sera, quel suono e’ il suono della vita. E’ qualche notte che mi addormento con in sottofondo Rachmaninoff, il concerto n2 ed il n3 per piano ed orchestra, faccio partire il Cd dall’adagio sostenuto del 2 concerto, i violini, la dolcezza di Rachmaninoff mi culla, mi accompagna, bastano pochi minuti ed il sonno arriva naturalmente viene evocato dal calore e dal senso di benessere e di positivita’ che si sprigiona da quella musica. Adagio sostenuto, mi ha sempre affascinato, adagio ma non troppo, anzi di piu’ leggermente sostenuto, un po forte, dolce ma non troppo… e quando arriva il concerto n3 sono gia’ perso, sono gia’ in uno stato di dormiveglia, abbastanza per sentire quelle note magiche di pianoforte poi Zoltan Kocsis lo prende in un modo strano, lo controlla questo concerto, non si lascia sovrastare dalla forza sovrumana che lo riempie, in ogni angolo. Mi abbraccia questa musica e mi tiene caldo, mi fa dormire in un mondo non ben definito, vivo, pieno di meraviglia, ed anche un pizzico di paura, paura per la forza che sento. Sentire la forza, una forza intangibile, misteriosa fa sempre paura, come fanno paura i sentimenti, come fa paura quello che non conosciamo o che non riusciamo a spiegare in un modo analitico.

Ed oggi, una giornata di inverno limpida e freddissima, di ritorno da Milano, un cielo limpido, luna e fili che scorrono sulla strada, un po di neve sulla parma-la spezia, una serata dolce, calda, la certezza di essere accettati in maniera semplice, il vino quello buono, di Badia di Morrona a riscaldare i discorsi, a raccontare un pezzo di vita, che era un po che non si incrociava, e mancava, il freddo in macchina e poi i dischi, la mia borsa del pc strapiena di dischi, ascolta questo, ma hai sentito questa canzone, e Shirley Horne, si mi fa un effetto strano, quel suo ritardare continuamente la melodia, e Kurtis Elling, e All the way, e questa… questa senti la voglio fare, voglio suonarla, e devi imparare a lasciarti andare, a non aver paura del brano a non aver paura di lasciarti attraversare da quello che senti, e si e’ fatto tardi e non vorrei smettere di ascoltare musica cosi’ in maniera frenetica come uno scoiattolo cocainomane che cambia brano ogni 5 minuti perche’ vuole farti ascoltare tutto, anche se sa che e’ impossibile, perche’ da quella musica passano tanti messaggi, tante emozioni, tanta vita. Adagio… sostenuto, adagio…sostenuto…..

“Senti’ la neve cadere lenta nell’aria, ogni fiocco con un suono proprio e distinto e non ostacolato nella caduta cosi’ che i suoni di tutti quei fiocchi non mescolavano ne’ stridevano ma si fondevano invece in un canto, quello della neve, che lui sapeva che pochi avevano mai udito. E, pur restando dolce, quel canto diventava sempre piu’ forte mentre lui era sempre assorbito dalla luce, diventava una cosa sola con la luce.. ed alla fine non ci furono piu’ piedi che lasciassero impronte ne’ corpo ne’ occhi che brillassero ma soltanto luce e suono e gioia pura ed eterna.

Niente passato, niente futuro, niente, neppure un presente, unicamente la nuova gioia che non conteneva ricordi di angustie e lotte e sofferenze…. unicamente la nuova gioia….

                                                                                              e capi’

che sarebbe potuto restare li’ per sempre”

(Hubert Selby JR. Canto della neve silenziosa)

(On AIr AdaGio SoSteNUto RAchmaninoFf ConcErto Per PIanO ed ORchEstra N.2 in CMin SaN FRanCiscO SympHonY)

 

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