Duo (Interplay)

aprile 26, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Chitarra, Concerti, Pianoforte

 

Stasera a Sassuolo (Modena), inauguriamo un duo atipico almeno per me (faremo il Bis a Pistoia il 13 Maggio per strada) , pianoforte e chitarra, difficolta’ forte nel conciliare questi due strumenti, pericolo di interferenze distruttive ad ogni accordo. Abbiamo fatto una sola prova Lunedi’ fino alle 4 di mattina, cercando di uscire dagli schemi tema, solo pianoforte, solo chitarra, cercando un dialogo e qualcosa di omogeneo, qualcosa che sia autoconsistente non espressione di due entita’ distinte, ma di un solo pensiero musicale espresso in sinergia dal piano e dalla chitarra, utilizzare al massimo la tavolozza timbrica dei due strumenti lasciando uscire percussivita’. lirismo e suono. Abbiamo scelto un repertorio che ci permetta almeno per la maggior parte del tempo di concentrarci pienamente sulla musica e non sullo spartito, che ci consenta di ascoltarci e lasciare andare i freni. Non nascondo che sono preoccupato perche’ e’ veramente una sfida difficile far suonare pianoforte e chitarra insieme in maniera non banale e piacevole. Sono felice per la scelta di un brano che non mi era mai riuscito suonare in pubblico, la bellissima I’ve grown accustomed to her face da My Fair Lady, un brano splendido, inspiegabilmente pochissimo suonato nonostante la ricchezza e varieta’ armonica. Preghiamo ed invochiamo il dio dell’interplay.

La scaletta in buona approssimazione ed in ordine sparso. (tutti brani di cui piu’ o meno o parlato postato nei mesi scorsi)

A weaver of dreams
I’ve grown accustomed to her face
Moon River
Over the Rainbow (solo Piano)
In a sentimental Mood
Beautiful Love – Alone Together Medley
You and the night and the Music
Estate – Autumn Leaves Medley
On Green Dolphin Street
My foolish Heart
But not for me
Things Ain’t what they used to be
How deep is the ocean
Zingaro (Retrato em branco e preto)

 

Bill Frisell East – West Live

ottobre 30, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Chitarra

Ammetto di non avere un debole per la chitarra jazz, Bill Frisell e’ una di quelle rare eccezioni che ogni volta non finisce di stupirmi con la sua fantasia ed il suo modo di utilizzare lo strumento. East-West, due serate di musica lontane nel tempo e nello spazio

West : California Yoshi’s Oakland Maggio 2004

East :  New York Village Vanguard New York Dicembre 2003

Due colori diversi per ogni serata, West estate giallo, East Nero inverno, West giorno e sole, East notte e luna, West spazi aperti, East luoghi intimi, West anima blues, East Broadway , West Marvin Gaye, East George Gershwin.

Atmosfere e suggestioni cosi’ diverse nelle due sessioni, e’ meraviglioso ascoltare queste differenze, il disco West e’ solare, ricorda le praterie ed i deserti californiani, la chitarra di Frisell e’ tagliente, il blues sempre presente, splendido il brano originale Blues for LosAngeles, un misto di atmosfere metropolitane con dei loop campionati e la chitarra di Frisell che gradualmente entra nell’anima blues anche volutamente un po sguaiata della west coast. Sempre nella serata west e’ un piccolo capolavoro di soul I Heard it trough the Grapevine, famosa nell’interpretazione di Marvin Gaye e gli spazi aperti delle praterie che sembrano venuti fuori da un film di Wenders sono tutti presenti nell’interpretazione del tradizionale Shenandoah.

East, magia di new york, il disco si apre con My man’s gone now, un brano difficile, bastano poche note ed il nero del disco, le atmosfere intime, i fantasmi prendono corpo, il dolore della perdita, tutto presente nella chitarra di Frisell, il basso accompagna discretamente questo canto lacerante della chitarra, come la batteria che quasi non si sente nel suo rifinire la melodia, tanto e’ bella questa melodia scritta da Gershwin che Frisell non sente il bisogno di improvvisare, lasciando tutto il messaggio al tema originale. Ancora The days of wine and roses uno standard ‘abusato’, quanto e’ bello ascoltare uno di quei brani che sono stati rivoltati in ogni piega da tutti i jazzisti e trovare che qualcuno ha ancora qualcosa di nuovo da dire su questo brano. Il disco continua a regalare emozioni, intima condivisione di sentimenti, si sente tutta la condivisione tra il trio di Frisell ed il pubblico, e’ un filo sottile che viene fuori tutto nel brano dedicato proprio al mitico locale New Yorkese the Vanguard.

Ecco un bell’esempio di trio jazz chitarristico, forme e modalita’ espressive lontane anni luce da tutti i chitarristi che ci sono in giro, Frisell sa usare la chitarra, non cerca di imitare altri strumenti, ha sviluppato tecnica e sonorita’ funzionali al suo modo di suonare, ed anche questo e’ un disco difficile da smettere di ascoltare.

George Gershwin, DuBose Heyward

My man’s gone now
Ain’t no use a listenin’
For his tired footsteps
Climbin’ up the stairs

Old man sorrow’s
Come to keep me company
Whisperin’ beside me
When I say my prayers
When I say my prayers

He come around
He come up, he come around
Ain’t that I mind workin’
Workin’ means travelers
Journeyin’ together
To the promised land

But old man sorrow
Mountin’ all the way with me
Tell’ me that I’m old now
Since I lose my man
Since I lose my man

Since I lose my man


(On Air Bill Frisell West Shenandoah East My Man’s gone now)

Rating: ★★★☆☆

Petra Haden and Bill Frisell

maggio 23, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Chitarra, Dischi, Vocal

Un mix straordinario quello fra la voce di Petra Haden e la chitarra cosi’ particolare di Bill Frisell, un disco che contiene una lista di pezzi magnifici, standard che vanno da Gershwin a Stevie Wonder, Tom Waits sempre interpretati ed arrangiati in maniera eterea dalla sapienza di Bill Frisell e dalla voce cosi’ suadente di Petra Haden, figlia d’arte del grande Charlie bassista.
L’approccio di Frisell alla chitarra mi affascina, e’ qualcosa di realmente unico e nuovo, niente e nessuno rassomiglia a Bill Frisell quel suono cosi’ critallino, le sospensioni incredibili delle armonie, il lasciarsi andare sul tempo, i silenzi, gli armonici, non ho molte parole per descrivere la sua musica. Un duo nato per caso in un incontro in un bar di Seattle nel 1997, amore a prima vista si direbbe visto che Petra adora le chitarre e Bill adora le voci, ed ecco quindi la nascita di questo bellissimo disco, dove la chitarra di Frisell si "limita" ad accompagnare utilizzando chitarre acustiche ed elettriche con un uso saggio di elettronica, ed esaltare le ballate classiche e tradizionali, mettendo un po da parte l’aspetto di avanguardia della sua musica, lasciando aria e spazio alla voce ed al violino di Petra Haden.

Equilibri sottili e raffinatissimi per un repertorio meraviglioso, da ascoltare con calma gustando piano piano le meraviglie che sono dietro ogni angolo, dietro ogni ascolto. Nuovi particolari e suggestioni emergono da questo disco delizioso ogni volta che lo ascolto. Un gran bell’esempio di come la semplicita’ e le ottime idee possono creare dei grandi dischi con piccoli mezzi.

I’ve got a crush on you
 (Words & Music by Ira & George Gershwin, 1930)

How glad the many millions of annabelles and lillians
Would be to capture me
But you had such persistence, you wore down my resistance
I fell and it was swell<

I’m your big and brave and handsome romeo
How I won you I shall never never know
It’s not that you’re attractive
But, oh, my heart grew active
When you came into view

I’ve got a crush on you, sweetie pie
All the day and night-time give me sigh
I never had the least notion that
I could fall with so much emotion

Could you coo, could you care
For a cunning cottage we could share
The world will pardon my mush
’cause I have got a crush on you

Could you coo, could you care
For a cunning cottage
That we could share
The world will pardon my mush
’cause I have got a crush, my baby, on you

Track List:

  1. Satellite
  2. Floaty
  3. Bai-laa Taigam
  4. Moon River
  5. Yellow
  6. I Don’t Want to Grow Up
  7. The Quiet Room
  8. When You Wish Upon a Star
  9. I Believe
  10. John Hardy Was a Desperate Little Man
  11. I’ve Got a Crush On You
  12. Throughout

Rating: ★★½☆☆

Paolo Fresu Metamorfosi (Changing Mood)

gennaio 21, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Chitarra, Tromba

Riflettevo oggi sul tempo e "casualmente?" tra i miei dischi mi sono imbattuto in questo di Paolo Fresu. Nessuna metamorfosi e’ voluta ne tantomeno prevista, secondo Fresu che cita Lucrezio, nel De Rerum Natura. Quindi inevitabilmente ogni tappa della nostra vita, ogni accadimento sono semplicemente un punto verso cui in maniera inevitabile arriviamo. E questo concetto di Lucrezio, non ha una connotazione prettamente negativa, si e’ vero quel che accade e’ inevitabile, ma e’ anche vero dall’altra parte che tutto muta, la metamorfosi e’ continua ed il cambiamento anch’esso inevitabile, quindi tanto vale fare di ogni punto un tesoro per il cambiamento che seguira’. Effettivamente pensare cosi’ al cambiamento ed alle metamorfosi che spesso fanno paura, per il senso di ignoto, porta con se un sentimento misto di rassegnazione e dolcezza intervallata da momenti di cambiamento quasi esplosioni che portano verso altri momenti di quiete, e questa e’ la musica di Fresu in questo disco, un misto di rassegnazione (Si dolce e’ il tormento dall’Aria di Monteverdi) e dolcezza, sempre con sonorita’ estremamente delicate e dolci, la chitarra di Nguyen Le ricorda in alcuni momenti le sonorita’ del miglior Abercrombie e da’ sempre alla musica quel giusto spessore armonico e di supporto che le atmosfere sognanti e rarefatte richiedono insieme al contributo della fisarmonica di Antonello Salis, la sezione ritmica invece sempre in sottofondo nei momenti di pace e serenita’, appare in tutta la sua potenza (Roberto Gatto e Furio Di Castri ) nei momenti di metamorfosi, di cambiamento.

Albeggiava
Nell’aranceto,
Api d’oro
Cercavano il miele.
Dove starà
il miele?
Sta nel fiore azzurro,
Isabel.
Nel fiore
Di quel rosmarino.
(Garcia LORCA, da ‘Canzone sivigliana’)

Rating: ★★★★☆

Catavento

dicembre 17, 2004 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Chitarra, Vocal

Musica per riavvii, per ripartire. Guinga, tanto grande quanto sconosciuto cantautore e chitarrista brasiliano. Io lo ricordo la prima volta che ho sentito un suo pezzo Catavento e Girasol, sono rimasto senza parole per quanto fosse insolita l’armonia e l’atmosfera, ed il testo bellissimo di Aldir Blanc.
Una capacita’ di creare melodie non prevedibili, armonizzazioni geniali ed atmosfere rilassanti, meditative. La musica giusta da usare come pennello per iniziare a tinteggiare di bianco il grigio e preparare l’azzurro. La versione di Leila Pinheiro di questo pezzo e’ incredibile, dolce ed ispirata con gli arrangiamenti di archi sempre di Guinga veramente belli (tra l’altro esiste anche un video bellissimo di un concerto Live di Leila Pinheiro con Guinga, dove e’ possibile apprezzare la grande tecnica di questo genio della musica brasiliana.) Qui ho messo gli accordi ed il testo originale di seguito una traduzione in inglese del testo.

The Pinwheel and the sunflower

My pinwheel has inside it
What’s on the outside of
your sunflower.
Between the open and the shut,
I asked you in sharp
And you laughed in flat.
You think only of space,
I require duration.
I’m a suburban cat
You’re a beach person.
When I obey the traffic lights,
I see you on skates
Coming on the wrong side
But when I come on as macho
You turn into a doormat
And don’t want confusion.
Neither of us gives in.
We don’t listen to advice:
I am the you that gets
Sucked into the mirror.

I’m from Engenho de Dentro
And you live in the wind of Arpoador.
I’m retiring
And you’re gregarious
(the insect and the flower).
One of us roots for Mia Farrow,
The other for Woody Allen…
When I whistle a serenade
You dance the hula.

I go in sneakers and jeans,
Find you overdressed:
High heels, evening togs…
When we fight on the street corner,
You put on airs
And insult me in English:
It’s “fuck you, jack-off”
And no one dares interfere:
You are the me that gets
Sucked into the mirror.

We make peace in a motel
With our souls washed and pressed
Only to discover shortly thereafter
That it was to no avail.
During Carnaval,
The disillusion grows:

You go to Parati
And I to Cacique de Ramos.

My pinwheel has inside it
The wide-open wind of Arpoador.
Your sunflower has outside it
The hidden engine from within
the flower.
I’m very nostalgic,
You’re contemporary,
I think before I do anything,
You’re so spontaneous!

I know that one depends on the other
Just to be different,
To be complete.
I know that one leaves the other
When times get tough only to get closer.
You have a green way of being
And I’m rather red
But together we go
Sucked into the mirror.

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