Wayfaring Stranger

marzo 1, 2010 by quoyle  
Inserito nella categoria Archi, Blog, Contrabasso, Strumenti Musicali

I’m just a poor wayfaring stranger
trav’ling through this world of woe.
there’s no sickness, toil nor danger
In that bright world to which I go.
I’m going there to meet my father
I’m going there no more to roam;
I am just going over Jordan
I am just going over home.

I know dark clouds will gather o’er me
I know my pathway’s rough and steep;
But golden fields lie out before me
Where weary eyes no more shall weep.
I’m going there to see my mother
She said she’d meet me when I come
I am just going over Jordan
I am just going over home.

On Air: Charlie Haden Wayfaring Stranger (The art of the song)

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Doctor 3 – Blue

aprile 11, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Batteria, Blog, Contrabasso, Dischi, Pianoforte

blueMancavano i Doctor 3, dopo circa 3 anni dall’ultimo disco e’ da poco uscito il loro nuovo lavoro Blue. Perfetta sinergia di titolo, copertina e musica, per un disco introspettivo e quasi minimalista nell’approccio al suono, un viaggio affascinante in repertori inusuali dalla bellissima Close to you di Bacharach fino ad Emozioni di Battisti. Danilo Rea e’ sempre piu’ bravo, maturo ed emozionante, la musica e’ accogliente ed avvolgente, difficile capire dove smette il tocco magico di Sferra alla batteria e quando il tema passa dal basso o dal pianoforte, il trio suona come un’entita’ unica. Un trio che ha amato sempre la musica intesa come racconto, il potere immaginifico della musica, con le Winter Tales, le sospensioni impressioniste di Rea, che anche in questo disco racconta ad esempio nel toccante e struggente Theme from Schindler’s List, dove il lirismo di Rea raggiunge l’apice, continuo ad ascoltare le sfumature che questo trio riesce a regalare. Mancavano decisamente i Doctor 3, mancava la loro freschezza ed il loro modo di interpretare quella magnifica forma di espressione musicale che e’ il trio Jazz quando si incontrano 3 anime affini e blue come Rea, Sferra e Pietropaoli.

Rating: ★★★★½

On Air: Doctor 3 Theme from Schindler’s List Blue

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Stefano Bearzatti – Salumeria della Musica

febbraio 23, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Concerti, Contrabasso, Sassofono

A volte mi dimentico, ci dimentichiamo che la musica e’ essenzialmente gioia. Periodo buio, giornate lavorative senza molto senso, sono le 19.30 decido di uscire e di cercare qualcosa che riesca a distrarmi, passando nel corridoio verso l’uscita intercetto una discussione surreale, stanco intervengo, logorroico come solo il sonno e la fatica mi rendono, trascino una collega mai vista fuori con me per ascoltare questo concerto. Mi attira la presenza di Paolino dalla Porta principalmente, sono leggermente preoccupato dalla formula trio sax, basso, batteria, formula pericolosa che spesso dopo un paio di pezzi puo’ risultare fatalmente noiosa. Il gruppo e’ formato da Stefano Bearzatti Sax, Paolino Dalla Porta Contrabasso e Manu Roche Batteria. Dalle prime note rimango colpito dal lirismo del gruppo e dal bel sound libero ed arioso (spesso noi pianisti siamo colpevoli di riempire troppo gli spazi sonori), l’espressione di Paolino e’ eloquente, si divertono, Bearzatti ha un bellissimo suono di Sax e Manu Roche colora fantasticamente la ritmica, mi piacciono molto, il concerto continua con grande interplay, divertimento tra i musicisti, complicita’, rischi, corse su fili recuperate ad un passo dalla caduta, risate sincere ed una bella umanita’ che veniva fuori da quelle note. Le composizioni tutte originali di Bearzatti e di Paolino Dalla Porta, mi ha colpito in particolare una Lullaby for Ugo che e’ stata sublime, appena sfiorata dal sassofono, con un’introduzione di Contrabasso che mi ha letteralmente fatto volare via dalla sedia. Era molto tempo che non vedevo un divertimento autentico, privo di mestiere, un concerto fatto da musicisti per poco pubblico, con una gioia vera ed un desiderio profondo di suonare, sentendo ogni nota, suonando ogni nota come diceva Flores come se fosse l’ultima.

Paul Bley – In the evenings out there

aprile 13, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Contrabasso, Dischi, Pianoforte, Sassofono

A volte solo il titolo di un disco, riesce a proiettarti in una dimensione di pace e serenita’, poi appena le prime note del disco si liberano e’ fantastico quando quella sensazione di serenita’ appena evocata dalle parole diventa palpabile.

Paul Bley, Gary Pecock, Tony Oxley e John Surman durante un tour in Scandinavia, registrati dall’Ecm nel 1991. Si scambiano momenti di solo, momenti corali collettivi, ecco la potenza di un quartetto saper suonare in duo, da soli in trio, in quartetto in un disco per la gran parte completamente improvvisato, la musica e’ fresca, amo Paul Bley ingiustamente un Dio minore del pianoforte a cui moltissimi devono tanto. Un vero sperimentatore a tutto tondo, mai banale, mai scontato, sempre alla ricerca di soluzioni nuove.

Il disco e’ lento, pacifico, come l’aria delle sere primaverili, aria pacifica, odore buono nell’aria, in quelle sere fuori, sembrano amabili conversazioni fra amici, qualcuno parla da solo aspettando la risposta altri parlano insieme, Surman fa vedere tutta la sua potenza espressiva nei registri bassi, Gary Peacock troppo spesso compresso dal genio di Jarrett, mostra una notevole vena lirica e Tony Oxley utilizza in modo assolutamente creativo la tavolozza timbrica della batteria. Un disco amabile che lascia i pensieri liberi di prendere forma cullati da queste conversazioni tra strumenti. I brani in solo piano di Bley sono ipnotici, magnetici di un lirismo che fa male, perche’ e’ difficile essere dolci senza essere banali, invece le note di Afterthoughts si liberano e lasciano sentori di serenita’ e chiacchiere, magari un buon bicchiere di vino, ci si riappropria del tempo, del tempo rubato, del tempo fuggito, del tempo depredato, del tempo sprecato, momenti di vita.

1. Afterthoughts – Paul Bley 
2. Portrait Of A Silence – Gary Peacock 
3. Soft Touch – Paul Bley      
4. Speak Easy – Gary Peacock/Tony Oxley      
5. Interface – Paul Bley/Gary Peacock/Tony Oxley/John Surman      
6. Alignment – John Surman      
7. Fair Share – Paul Bley/Gary Peacock      
8. Article Four – John Surman      
9. Married Alive – Paul Bley      
10. Spe-cu-lay-ting – Tony Oxley/Paul Bley      
11. Tomorrow Today – Gary Peacock      
12. Note Police – Paul Bley
 

(On Air Afterthoughts Paul Bley Solo PIano)

Rating: ★★★★☆

Charlie Haden – The Montreal Tapes

marzo 3, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Batteria, Concerti, Contrabasso, Pianoforte

Nel 1989, il festival internazionale del Jazz di Montreal ha organizzato una serie di otto concerti dedicati a Charlie Haden

30 Giugno Joe Henderson ed AlFoster
1 Luglio Gerri Allen E Paul Motian
2 Luglio Don Cherry ed  Ed Blackwell
3 Luglio Gonzalo Rubalcaba e Paul Motian
5 Luglio Pat Metheny e Jack DeJohnette
6 Luglio Egberto Gismonti
7 Luglio Paul Bley e Paul Motian
8 Luglio The Liberation Orchestra

Tutti i concerti sono stati registrati da Radio Canada e la maggior parte saranno rilasciati dalla Verve

 

Probabilmente uno dei piu’ belli di questi concerti e’ stato quello con Gonzalo Rubalcaba e con Paul Motian, un sogno che Charlie Haden aveva da tempo, e che non era stato possibile realizzare per l’embargo tra Cuba e gli USA. Il Festival di Montreal ha reso possibile questa magia, di azzerare le frontiere, di far dimenticare i confini geografici e le diverse formazioni dei musicisti. Gia’ il titolo del disco e’ squisito, The Montreal Tapes, i nastri di Montreal, sembra di essere partecipi di un evento intimo, raro, caldo e di essere ascoltatori privilegiati.

Mi sono messo all’ascolto di questo disco con curiosita’, volevo vedere come il pianismo virtuoso ed esplosivo di Rubalcaba si coniugasse con il lirismo di Haden e con lo swing di Motian. L’inizio del concerto e’ rarefatto, il tempo sembra non esserci, le note fluiscono gradualmente ed il suono e’ meravigliosamente caldo e scuro, molto europeo come gusto, niente riverberazioni esasperate, tutto molto nudo ed essenziale e semplice. Si ascolta il materializzarsi graduale dell’idea musicale, il piano di Rubalcaba, con quel suono scuro che a noi Europei piace tanto, inizia a costruire, in maniera lirica e percussiva allo stesso tempo l’ingresso di Haden e Paul Motian, ed all’improvviso ci si trova immersi nel suono profondo e corposo del basso e cristallino della batteria. Un senso del tempo e di gestione dei silenzi che lascia senza parole, un ascolto impegnativo, che non concede nulla alla leziosita’. Il concerto procede con una scelta di brani quanto mai adatti alle caratteristiche di questo trio, anche Paul Motian suona diversamente per adattarsi al pianismo eclettico ed Ispanico Caraibico di Rubalcaba. Il primo brano e’ Vignette un brano di Gary Peacock, un bell’omaggio di Haden a questo troppo spesso sottovalutato all’ombra di Jarrett contrabbassista. Il brano piu’ bello di questo disco e’ secondo me Silence di Charlie Haden, un brano che fa emergere pienamente il lirismo delicato e struggente del basso di Haden. Atmosfere neoclassiche, in cui anche il pianismo di Rubalcaba si esprime al meglio. Il concerto si conclude con una versione di Solar, uno swing serrato in cui Rubalcaba magicamente riesce ad inserire richiami di pianismo caraibici, con interveni di pianoforte in Montuno che lasciano davvero senza parole per la varieta’ armonica e ritmica. Un disco discorsivo, fatto di dialogo fitto tra i tre musicisti in cui emerge la grande voglia e la passione  che ha portato i tre musicisti a suonare insieme, un desiderio di vecchia data che diventa realta’, un augurio, una speranza che le difficolta’ e le barriere di qualsiasi tipo possano essere abbattute dalla passione e dall’onesta intellettuale.

Rating: ★★★★☆

(On Air Silence Charlie Haden)

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