John Coltrane (23/09/26 NYC)
settembre 24, 2009 by quoyle
Inserito nella categoria Appunti jazz, Sassofono, Storia jazz, Strumenti Musicali

Snowflakes that stay on my nose and eye lashes
Silver white winters that melt into spring
These are a few of my favourite things!
On Air: John Coltrane Live Antibes 1965 My Favourite Things
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Steps Ahead
marzo 16, 2009 by quoyle
Inserito nella categoria Appunti jazz, Bootlegs, Focuson, Sassofono, Schede, Storia jazz
Negli ultimi giorni mi e’ capitato di nuovo tra le mani un vecchio cd degli Steps Ahead, ascoltandolo mi sono reso conto di quanto fossero innovatori e di quanto siano stati importanti nello sviluppo del Jazz Moderno.
La nascita degli steps ahead avviene alla fine degli anni 70 in particolare dalle note di copertina del CD Steps Ahead :
“Steps began as a part-time venture in 1979 at Seventh Avenue South, a New York City nightclub”, un night club storico di quegli anni che vedeva abitualmente suonare Michael Brecker, Mike Stern, Jaco Pastorius, Bob Berg, insomma tutta l’avanguardia del jazz di quegli anni.
La prima formazione ufficiale degli Steps Ahead, comprendeva Don Grolnick, Eddie Gomez, Peter Erskine, Mike Manieri e Michael Brecker, doloroso constatare che Grolnick e Brecker siano prematuramente scomparsi, ascoltando i dischi di questo gruppo si puo’ capire quanto importante fosse la vena compositiva e di arrangiamento di Grolnick e la forza propulsiva ed innovativa del sax di Brecker.
La storia discografica del gruppo inizia appunto con questa formazione nel 1979
Smokin’ In The Pit Registrato dal Vivo a Tokyo il 15 e 16 Dicembre 1979 seguito a pochi giorni di distanza dal primo debutto in studio con il disco Step by Step.
Smokin in the Pit e’ vibrante, racconta di qualcosa di magico, come sono magici i nuovi incontri in cui scocca qualcosa, una scintilla vitale, l’entusiasmo della scoperta dell’altro, in questo caso esaltato dalla registrazione live. Ci sono originali alternati a meravigliose incursioni negli standard, lover man, introdotta dall’onirico vibrafono di Manieri che piano piano lascia entrare gli altri musicisti, per una versione bluesy e fatta semplicemente di suono ed interplay, e poi l’esplosivo swing di Uncle Bob, con il sax di Brecker nella sua massima espressione. L’impressione di freschezza ed innovazione e’ confermata e cristallizzata dal disco registrato in studio, che non fa altro che fissare in maniera “istituzionale” lo stato di grazia di questi musicisti.
L’avventura del gruppo prosegue nel 1981 con il disco Paradox registrato ancora dalla stessa formazione nel 1980, la formazione piu’ bella degli steps, nel disco paradox ascoltare Patch of Blue e’ un’esperienza nella storia del jazz, nelle atmosfere shorteriane e davisiane nel modale di herbie hancock, tutto il jazz suonato fino a quel momento e’ magnificamente riassunto e presente nel disco.
Qualcosa inizia a cambiare nel 1983 con il disco Steps Ahead, dove Eliane Elias prende il posto di Don Grolnick al pianoforte, il sound del gruppo cambia, in un certo senso si evolve entrando in una fase fusion, lontana dalla fusion sguaiata che si sente in giro all’inizio degli anni 80, qualcosa di parallelo all’esperienza dei Weather Report, in una direzione meno etnica ma piu’ rock, ma sempre con la grande raffinatezza che caratterizza il sound del gruppo, da segnalare il brano pools scritto da Don Grolnick e presente in questo disco, che riesce ad esprimere il bassismo di Gomez a livelli altissimi.
Il disco che probabilmente segna il punto piu’ alto della parabola dell’esperienza steps e’ Modern TImes del 1984 con Warren Bernhardt che sostituisce Eliane Elias al pianoforte, lasciando invariata la parte storica del gruppo. Il sound e’ fantastico, inarrivabile in quegli anni, l’ipnotica Ooops e’ qualcosa che rimane nella storia della musica, come Birdland dei Weather Report, testimonianza dell’idea musicale degli Steps Ahead che attraversa gli anni 80, il solo di brecker e’ uno di quelli che rimangono nella storia del jazz, uno di quei soli che riescono a definire la poetica musicale di un grande musicista come Brecker.
Il seguito della carriera degli steps vede l’abbandono progressivo del gruppo da parte degli altri componenti storici, il disco del 1986 vede l’abbandono di Erskine con l’energia di musicisti come Kirkland al pianoforte, Victor baileys al basso e Dianne Reeves, il risultato e’ ancora grande ma in un certo senso si percepisce chiaramente che quell’energia creativa dei primi dischi e’ esaurita ed il tutto risulta molto piu’ mediato e meditato e meno emozionale, in questo disco voglio segnalare Something i Said che sembra un chiaro omaggio ad A remark you made dei Weather Report, stesse atmosfere rarefatte ed introverse.
Nel 1986 ancora un live, Live in Tokyo un disco anomalo, senza pianoforte, con la chitarra di Stern ed una sezione ritmica esplosiva, Darryl Jones e Steve Smith , disco sicuramente piu’ vicino ad atmosfere rock fusion, ultimo atto di Michael Brecker nel gruppo, disco che segna la fine definitiva del gruppo.
I dischi che seguono vedono Manieri alla ricerca di sonorita’ particolari, 1989 NYC, 1992 Yin Yang, ma ormai il suono Steps Ahead senza Brecker, senza Erskine, senza Gomez e’ lontano ed irriconoscibile, rimane solo il nome. Nel 1999 esce un disco magnifico che riporta in vita il sound del gruppo e quella gioia di vivere, uno dei concerti che seguirono questa rinascita ho avuto la fortuna di vederlo a Viareggio, con Bob Berg in una delle sue ultime apparizioni prima di quel maledetto schianto, la formazione vedeva Bob Berg al sax che riusciva a non far rimpiangere Brecker, Elian Elias al piano, Marc Johnson al basso, Peter Erskine alla batteria, Manieri al vibrafono, quindi gran parte dei componenti originali o meglio del collettivo steps. Un disco che riporta all’attualita’ il sound magico degli steps ahead, ultimo atto di un gruppo che ha attraversato la storia del jazz negli ultimi 30 anni.
On Air: Steps Ahead Oops from Modern Times 1984
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Jan Garbarek – Silence
Jan Garbarek – “L’idea del nord”
novembre 17, 2008 by quoyle
Inserito nella categoria Appunti jazz, Focuson, Sassofono, Schede, Storia jazz
Indice generale
1 Preludio
2 L’educazione “Sentimentale”
3 Don Cherry
4 Nothern Lights
5 Bobo Stenson & KeithJarrett
6 Esperienze
7 Places
8 One World
A1 Discografia Jan Garbarek
1 Preludio
Nella società contemporanea, la musica ha perso la gran parte del suo potere “sociale” e “rituale”. Le nostre giornate sono riempite da rumori di ogni tipo ed ogni spazio utile viene riempito con un sottofondo.
Così capita di mangiare in un ristorante con in sottofondo della musica spesso di bassa qualità ed essere immersi in una gelatina sonora durante tutto l’arco della giornata. Questa banalizzazione della cultura musicale, unita al fatto che la musica non è piu’ considerata come un fattore di arricchimento culturale, ha portato e continua a portare un decadimento della qualità musicale ed una perdita di una gran parte del patrimonio istintuale e sociale che la musica riesce a rappresentare.
In questo scenario inquietante risulta quindi fondamentale recuperare le radici etnomusicali della nostra storia, senza pregiudizi di sorta, cercando di riappropiarsi del potere “sciamanico”, curativo e rituale dell’esperienza musicale.
Più di molti altri artisti, Jan Garbarek ed in generale il movimento musicale scandinavo hanno cercato di ritornare alle radici sciamaniche e popolari della musica, in particolar modo delle radici Saami, ritrovando i collegamenti con la tradizione pbalcanica ed asiatica, un processo lungo iniziato negli anni
sessanta dal contatto con il vero profeta della “World Music” intesa nel senso di più ampio respiro possibile, Don Cherry.
Ho iniziato l’ascolto di Jan Garbarek partendo casualmente da un suo disco del 1987 Legend of Seven Dreams, particolarmente attratto dalla copertina, che riportava colori nordici, desolazioni nordiche. Un incontro casuale come spesso e’ successo nel mio approccio alla musica, un incontro che ha iniziato a farmi percorrere una strada di ascolti legati al nord Europa, alle desolazioni ed al senso di natura possente che il nord riesce ad esprimere.
Una musica intimamente legata alla concezione della World Music intesa nel senso piu’ positivo del termine, secondo la concezione appunto di Don Cherry.
A tal proposito sono chiarificatrici proprio le parole di Jan Garbarek sull’identificazione di alcuni elementi peculiari di tale definizione e su come riuscire a filtrare nel mare di informazioni sonore in cui viviamo i concetti primi della musica:
Per chiunque viva in Europa oggi, o in qualsiasi altra parte del mondo in cui si abbia accesso all’informazione mediatica, esiste una World Music fatta di tutto cio’ che sentiamo. E’ tutta nell’etere, nell’aria, tutte le onde. E’ musica folk da tutto il mondo, classica, rock, pop, ogni cosa. Non esiste più la mente musicale pura che ha conosciuto una sola fonte e le e’ rimasta fedele.
E’ raro trovare una persona così nel nostro mondo rivoluzionato dai media. Così qualunque cosa facciamo diventa una trasformazione di questa musica mediale, dalla musica per ascensori a quella per sale da concerto. E’ una gamma molto molto ampia. Bisogna prendere in considerazione moltissime
informazioni. Anche se si cerca di restare incontaminati da qualcosa, non è possibile. Può darsi che quello che fai non lo avresti fatto se non avessi ascoltato quel pezzo in ascensore nel 1987! Non si puo’ fare teoria su queste cose, ma tutto è a nostra disposizione. Puoi entrare in un negozio…. io l’ho fatto e davanti a me c’era un album di musica marocchina. Musica per grandi ensemble. Non sapevo nemmeno che lì esistesse un’orchestra
di questo tipo. Beh l’ho comprato senza ascoltarlo, ed era molto interessante. L’ho comprato d’impulso in un negozio di Tokyo!
Spesso è così che scelgo la musica che ascolto, quasi a caso. Entro da qualche parte e sento o vedo qualcosa. “Ora lo prendo”. Potrebbe valerne la pena oppure no. Comunque resterà dentro di me”
Jan Garbarek from Solothurnmann pag.5
Ed e’ questa la concezione di World Music che anima la ricerca di Garbarek, presente in tutta la sua ormai quarantennale produzione discografica.
Una matrice sonora di partenza profondamente legata al sax tenore di John Coltrane, avviata da un’ascolto casuale di Giant Steps nella Norvegia degli anni 60 e l’incontro fortuito con Jon Christiensen.
Un inizio fatto rinnegando o dimenticando la voce profonda del Nord, per tuffarsi in una forse inevitabile esplorazione della radice Afro Bop del sassofono.
La militanza giovanile nel gruppo orchestrale di George Russell, vero e proprio mecenate e scopritore di giovani talenti e profeta di sperimentazioni orchestrali e sonore.
Ed ‘ proprio con George Russell la prima apparizione discografica di un giovanissimo Garbarek :
“1966 – The Essence of George Russell – Soul Note 121044-2″
La militanza nei gruppi di Russell e’ importantissima a livello formativo per Garbarek, e non solo a livello esplicitamente formativo. L’orchestra di Russell rappresenta infatti un vero e proprio laboratorio, un’incrocio di musicisti, di esperienze e di approcci alternativi al Jazz.
E’ possibile identificare varie fasi nella definizione della poetica musicale di Garbarek, fasi non intese naturalmente in puro ordine cronologico e con rimandi continui alle fasi precedenti e successive in ciascuna di queste :
1. 1966-1970 Fase Afro Americana, fatta di ricerca della tradizione popolare americana del Jazz, acquisizione del linguaggio improvvisativo e sonoro della tradizione Jazz, in particolar modo di quella legata a Coltrane
2. 1970-1980 Fase Impressionista, una fase di adattamento delle sintassi linguistiche apprese nella fase precedente per dipingere paesaggi sonori caratterizzati dalle desolazioni nordiche, frutto in parte delle idee di George Russell e Don Cherry
3. 1980-1985 Fase PanCulturale, un periodo di esplorazione dei collegamenti, della tradizione Saami, un viaggio nella cultura “fuori” dalla saamiland, per arrivare attraverso i Balcani alla concezione musicale indiana, già musa ispiratrice di Coltrane.
4. 1985-1994 Fase Sciamanica, in questo periodo la musica di Garbarek si arricchisce dei tipici colori del folclore, di quella inconfondibile semplicità melodica e ripetitività seriale che la riportano nell’ambito spirituale e rituale
Witchi tai to

Una strana personalita’ quella di Jim Pepper, strana commistione quella del suo essere pellerossa e sassofonista jazz. Realmente una rarita’ questa, che si riflette appunto nella sua musica, una realta’ quasi visionaria e mistica come solo la cultura dei nativi d’america sa essere. Le sue composizioni sono cosi’ legate alla terra, allo spirito, difficile spiegare questa cosa che si sente perfettamente, la spiritualita’ nordica cosi’ particolare di Garbarek sin dai primi anni 70 ha esplorato la composizione probabilmente piu’ famosa e significativa di Pepper ,dal titolo evocativo Witchi tai to. Musicista vicino alla concezione world di Don Cherry e Nana Vasconcelos, purtroppo scomparso prematuramente nel 1992 a soli 51 anni. Quel sapore tutto particolare delle melodie pellerossa, miscelate con il jazz, spazi aperti, armonie senza barriere, il vero significato del termine world music, svincolato dai significati puramente commerciali acquisiti negli ultimi anni.
You have noticed that everything as Indian does is in a circle, and that is because the Power of the World always works in circles, and everything tries to be round….. The Sky is round, and I have heard that the earth is round like a ball, and so are all the stars.
The wind, in its greatest power, whirls. Birds make their nest in circles, for theirs is the same religion as ours….
Even the seasons form a great circle in their changing, and always come back again to where they were. The life of a man is a circle from childhood to childhood, and so it is in everything where power moves.Alce Nero Parla Ogala Sioux
Ascoltate i cerchi di questa melodia perfettamente circolare, che si ricostruisce ad ogni passaggio, il potere terapeutico della musica e’ tutto in queste poche note di Jim Pepper interpretate dalle mani di Bobo Stenson e dal vento del sax di Jan Garbarek in una performance inedita del gennaio 1974 ad Oslo
On Air: Jan Garbarek Bobo Stenson Witchi tai to Oslo 11-01-74
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