Vee Jay Sessions (Easy living)
E’ decisamente superfluo aggiungere qualcosa al sax di Wayne Shorter ed alla tromba di Lee Morgan, la sensazione di positivita’ che si sprigiona dalle note e’ evidente, davvero Easy Living, il cofanetto che raccoglie tutto il materiale delle Vee-jay Sessions e’ un regalo che mi feci qualche tempo fa, una delle cose piu’ belle che mi sia mai regalato,.6 cd di gioia e leggerezza e passione, le prime registrazioni di Wayne Shorter nel 1959 l’inizio di una carriera e di una crescita musicale che hanno pochi uguali nel jazz contemporaneo, l’ascolto ideale per un Venerdi’ che chiude due settimane dure.
(On Air Getting to know you – Easy Living Wayne Shorter e Lee Morgan Vee jay sessions)
Cambiamenti
febbraio 17, 2006 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, Racconti, Storia jazz, Tromba
C’era la fila quella sera del 2 Novembre 1969 al Ronnie Scott’s, c’era anche la BBC, c’era il Miles Davis Quintet. Miles pensava, pensava a come avrebbe diretto quella serata, il suo pensiero era velocissimo, eppure aveva forse finalmente trovato la combinazione di musicisti che fornisse il suono giusto, quel suono che cercava da tanto tempo. C’era Chick Corea quella sera, suonava il Fender , Miles lo aveva convinto a provare quel nuovo suono, voleva qualcosa di morbido su cui appoggiare il suono della sua tromba ed il Fender con i suoi accordi lunghi era quello che ci voleva, ne aveva dovuta fare di fatica per convincere Chick, ma adesso i risultati si vedevano.
A Miles piaceva suonare in Europa: "gli europei si che sanno come si tratta un re, fanno la fila per ascoltarti, non sono razzisti li in europa…" e Miles pensava alla sua musica, pensava a Wayne che ormai voleva lasciare il gruppo, lo avrebbe fatto alla fine dell’autunno, ma e’ il destino dei grandi, andare per la propria strada, Miles lo sapeva bene, mai avrebbe potuto trattenerlo a suonare, cazzo tanta fatica per averlo nel suo gruppo, la sua creativita’ e proprio adesso.., e c’era Jack alla batteria, tranquillo forse stanco per il lungo tour in europa Milano, Roma, Vienna ed anche lui iniziava a pensare di lasciare il gruppo per suonare con quel pianista che a Miles piaceva tanto, Keith si… Keith, nessuno sapeva suonare il piano come Keith, Miles lo sapeva, Chick Corea non poteva suonare come Herbie Hancock, Herbie non poteva suonare come Chick, nessuno poteva suonare come faceva Keith.
"One, Two, Three, Four" Miles stacca il tempo di Bitches Brew
C’era il silenzio quella sera al Ronnie Scott, la musica era diversa, i critici…… si loro i critici, quelli non amano mai il cambiamento, li costringe a capire cosa stai facendo, vogliono incasellare tutto. Miles lo sapeva, non lo capivano e la cosa non lo preoccupava.
E Miles ascoltava, dirigeva, dava segnali, lasciava crescere la creativita’ dei suoi musicisti quella sera al Ronnie Scott’s, anzi la incanalava dove sapeva fosse utile che andasse, adesso Chick….. vai , bastava una nota per lanciare o fermare un solo, Miles ascoltava, si lasciava prendere dalla musica, cazzo come avrebbe voluto che tutte le serate precedenti di questo gruppo fossero state registrate, ma quei fottuti alla Columbia, non capivano, per fortuna Chick aveva registrato qualcuna delle loro performance con un attrezzo infernale e stasera c’era la BBC, Miles era felice sembrava una jam session bop come ai bei tempi al Minton’s, era un bel gruppo questo Miles lo sapeva e sapeva anche che stava per finire, quell’esperienza era al termine. Frammenti del passato, quante volte Miles aveva suonato I fall in Love too easily ed anche quella sera e durante tutte le date della tournee aveva voluto suonarla, ricordava nel 67 a Parigi, con il suo quintetto super, anche in quel caso il 1967 era stato il punto piu’ alto ed inevitabilmente la fine. Era questa la sua forza ed anche questo Miles lo sapeva, lasciare che la musica andasse dove chiedeva, lui cambiava, i musicisti cambiavano, e la musica ricominciava, si rigenerava. C’era il Miles Davis Quintet quella sera al Ronnie Scott’s.
2 Novembre 1969 Ronnie’s Scott Londra:
Miles Davis (tpt); Wayne Shorter (ss, ts); Chick Corea (el-p); Dave Holland (b, el-b); Jack DeJohnette (d) BBC Radio Broadcast
| Bitches Brew (M. Davis) (incomplete) | |
| It’s About That Time (M. Davis) | |
| No Blues (M. Davis) | |
| This (C. Corea) | |
| I Fall in Love Too Easily (S. Cahn-J. Styne) | |
| Sanctuary (W. Shorter-M. Davis) | |
| The Theme (M. Davis) |
1969 Tournee Europe Miles Davis
26 Ottobre: Teatro Lirico, Milan (due concerti);
27 Ottobre: Teatro Sistina, Rome;
31Ottobre: Stadthalle, Vienna;
1 Novembre: Hammersmith Odeon, London (due concerti);
2 Novembre: Ronnie Scott’s Club, London;
3 Novembre: Salle Pleyel, Paris (due concerti);
4 Novembre: Tivoli Konsertsal, Copenhagen;
5 Novembre: Folkets Hus, Stockholm (due concerti);
7 Novembre: Philharmonie, Berlin;
9 Novembre: De Doelen, Rotterdam.
(On Air i fall in love too easily Miles Davis 2 Novembre 1969 Ronnie Scott’s TV Broadcast and i fall in love too easily Miles Davis 6 Novembre 1867 Salle Pleyel Paris Radio Broadcast)
A Kind of Blue (My Favourite thing Blue in Green)
aprile 8, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Appunti jazz, Citazioni, Pianoforte, Tromba
“There is a Japanese visual art in which the artist is forced to be spontaneous. He must paint on a thin stretched parchment with a special brush and black water paint in such a way that an unnatural or interrupted stroke will destroy the line or break through the parchment. Erasures or changes are impossible. These artists must practice a particular discipline, that of allowing the idea to express itself in communication with their hands in such a direct way that deliberation cannot interfere. The resulting pictures lack the complex composition and textures of ordinary painting, but it is said that those who see well find something captured that escapes explanation.."
C’è un’arte visuale giapponese nella quale l’artista è costretto a essere spontaneo. Deve dipingire su una sottile pergamena tesa con un pennello speciale e pittura nera ad acqua, in un modo tale che un tocco non naturale o discontinuo, distruggera’ la linea o rompera’ la pergamena.
Cancellature o modifiche sono impossibili. Questi artisti devono praticare una disciplina particolare, quella che permette loro di esprimere l’idea stessa attraverso le loro mani in un modo tale che nessuna deliberazione personale possa interferire.
Le figure risultanti, mancano di complessita’ e sono molto distanti dalla pittura classica, ma si dice che coloro i quali sanno guardare veramente si trovano catturati da qualcosa che va oltre qualsiasi spiegazione…."
Bill Evans dalle note di copertina di A Kind of Blue

A flower is a lovesome thing

A flower is a lovesome thing Billy Strayhorn
Una delle composizioni piu’ belle di Billy Strayhorn, armonie dolcemente e delicatamente intricate e ripiegate su se stesse, la tromba di Jerry Gonzalez che si muove su un territorio inconsueto dal latin jazz, alle atmosfere rarefatte di questa ballad. Un disco del 1994 Pensativo, pieno di piccole vibrazioni passate quasi inosservate in queste interpretazioni Ruby My Dear, So Near so Far, Midnight Train. La tromba di Jerry Gonzalez, sempre cosi’ delicata in contrasto cosi’ forte con il suo modo di suonare le percussioni. Buona notte…

Jerry Gonzalez – Ya yo me cure’
febbraio 13, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Percussioni, Pianoforte, Tromba
Mi e’ capitato per le mani, restituito da un amico dopo mesi di prestito ormai dimenticato, questo disco di Jerry Gonzalez. Un disco stupefacente per alcuni versi, una vera pietra miliare dell’approccio alle radici Afro Cubane del jazz. Il tema dominante del disco e’ la rumba ed il folclore dell’africa e dei caraibi.
E’ un disco prima di tutto ispirato e desiderato, si sente il desiderio enorme di Jerry Gonzalez alle congas ed alla tromba nella musica che si ascolta.
Le note di copertina confermano questa sensazione:
"This is a collection of realized dreams: dreams of music that i could only feel being a Nuoyoriqueno, livin in New York. When the time of realization came about it could only have come with the help of people who share the same dreams………."
Ed ancora alla fine
"There exists certain commercial obstacles that prevent creative music, such as this from being recorded or played, especially in the CuchiFrito circuit. I believe in music, good music. E ya era tiempo: Ya Yo me Curè
I hope you find our dreams as beautiful as we are proud of them"
Io vorrei parlare con Jerry Gonzalez e dirgli che ha ragione, ho trovato i suoi sogni musicali belli, forse come lui sperava che mi arrivassero, ed i suoi musicisti e’ vero sono tutti sintonizzati su quel sogno nella realizzazione del disco, deve essere stata bella l’atmosfera in studio in quel Luglio ed Agosto torridi del 1979 a NYC quando e’ stato realizzato questo piccolo capolavoro quasi dimenticato della storia del Latin Jazz.
Assolutamente speciale il contributo di Hilton Ruiz al piano, che nel primo pezzo una rumba magnifica Agueybana Zemi, ha un montuno travolgente che trascina le percussioni, ed il basso di Andy Gonzalez con un tumbao solido e fantasioso, riesce sempre insieme al piano a sostenere la tensione ritmica. Bella la scelta del repertorio, davvero onirico, si va dalla rumba tradizionale di Agueybana Zemi e Ya yo me Cure’ ai paesaggi piu’ jazz di Nefertiti ed Evidence, per entrare nel cuore della tradizione con la Santeria di Baba Fieden Orisha e concludere con Caravan un grande latin Jazz Standard di Tizol-Ellington. Ah si ancora una piccola perla del pianoforte di Ruiz, The Lucy Theme due minuti e 50 di gioia pura in trio con il basso e le congas sempre in bilico su swing e latin con quel meraviglioso e sempre per me stupefacente senso del tempo che solo i latini possiedono.. e si Ya yo me curè
Tracks List
Agueybana Zemi (Rodriguez)
Nefertiti (Shorter)
Ya yo me cure’ (Rodriguez)
The Lucy Theme (Adamson Daniel)
Evidence (Monk)
Baba Fiden Orisha (Rodriguez)
Caravan (Tizol-Ellington-Mills)
Rating: 



















