Un giorno in studio
quoyle Ottobre 3rd, 2004
Sono molto felice di questo progetto, sta venendo su bene, c’e’ respiro, anima e soprattutto ci divertiamo.
Il nostro progetto e’ nato dal desiderio di viaggiare per scoprire la storia delle grandi migrazioni e contaminazioni che hanno attraversato il continente latino americano. Cio’ che e’ arrivato nei secoli dall’europa e dall’africa si e’ adattato e modificato creando un misto di ritmo ed armonia difficilmente etichettabile , creando quel suono tipico del folclore latino americano. Un viaggio che ripercorre quindi la cultura del continente e cubana, cercando di evitare le strade commerciali che vengono generalmente usate per rappresentare la musica di questo continente
Una cultura musicale fatta di influenze europee, arabe, africane e nord americane negli ultimi tempi. Alcuni generi musicali tipicamente sudamericani risultano ancora praticamente inesplorati in europa, un tipico esempio ne sono il bolero , con le sue armonie complesse, facilmente accostabili alla tradizione delle ballad jazz oppure altre ritmiche della tradizione quali cumbia, huaino, joropo, son e guaracha.
Uno spettacolo che vuole mettere in risalto la convivenza pacifica di tutte le tradizioni che si sono fuse per creare il folclore e la cultura del sudamerica.
Abbiamo scelto con cura maniacale tra i classici del continente per arrivare a toccare sonorita’ latin jazz, si passa da “Esta tarde vi llover” del grande compositore Armando Manzanero a “Lagrimas Negras” un classico degli anni 30 composto per il grande cubano Miguel Matamoros (1894-1971), un pezzo dalla bellezza sconvolgente che abbiamo fortemente rimaneggiato armonicamente, quindi ancora in giro per questo meraviglioso continente passando attraverso il tango argentino con pezzi come “Vuelvo al Sur” di Solanas – Piazzola per arrivare alle contaminazioni flamenco Jazz di pezzi come “Armando’s Rumba” di Chick Corea e nuovi classici di autori quali Ruben Blades e Willie Colon

Un anno fa :
Un anno fa circa, radio accesa, in macchina, all’improvviso sento qualcosa di molto strano, un pezzo di piano incredibile, un dolore lancinanate. Non lo conosco, non ho mai sentito niente di simile, mi fermo, per ascoltare meglio, continuo a non capire chi stia suonando, e spero che lo speaker di controradio mi dica, mi racconti, non voglio perdere quell’ascolto. Il pezzo finisce e scopro finalmente il titolo di quel pezzo di musica cosi’ profondo How far can you fly? (Ladder) di Luca Flores, il suo nome mi ricorda qualcosa, ma si…… e’ quel pianista che viveva qui in toscana, qualche anno fa morto suicida nel 1995.
Atmosfere notturne e contaminazioni metropolitane, la copertina rende giustizia a questo splendido disco del pianista Terrasson e della cantante Cassandra Wilson. Il disco è un viaggio attraverso grandi classici della tradizione Jazzistica rivisitati con eleganza e senza stravolgerne la struttura originaria. Si parte con Old Devil Moon in cui emerge l’accompagnamento raffinatissimo del pianista supportato dagli abbelimenti “coloristici” di Cinelu, il tutto amalgamato da un solido basso. Su questa sezione equilibratissima la voce di Cassandra Wilson si muove agilmente. Il disco cresce fino ad arrivare ad un grande classico come Tennessee Waltz interpretato con un’originalità oramai insolita, bello il solo di piano elettrico di Terrasson. Quindi è la volta di Autumn Leaves che viene completamente rivisitato in una luce molto autunnale con un tappeto di tastiere su cui si appoggiano pochissime note di pianoforte che colgono comunque l’essenza fondamentalmente malinconica del pezzo. La grande tecnica pianistica e la fantasia di Terrasson emergono nel pezzo di Herbie Hancock Chan’s Song in cui si alternano frasi di pianoforte elettrico ed acustico con la solita grande sezione ritmica affidata alle percussioni di Cinelu ed al basso di Plaxico. Ma forse tutto il disco vale la bellissima interpretazione di Tea for two un classico del Jazz tanto famoso quanto abusato, un capolavoro di Cinelu l’accompagnamento essenziale ma incredibilmete ricco di sfumature, bellissima la riarmonizzazione del ritornello che acquista una nuova vitalità. Il solo di Terrasson ancora una volta è incisivo e coglie sempre il tema fondamentale del pezzo sviluppandolo fino a farlo diventare ossessivo. Il disco si conclude con un blues originale per piano solo di Terrasson Chicago 1987 in cui si può apprezzare ancora una volta la fantasia di questo giovane pianista. Un gran bel disco…


