Dark Intervals Piccoli istanti ne’ giorno ne’ notte

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Darkintervals5.0Piccoli istanti ne' giorno ne' notte, come il disco di Keith Jarrett, un inno panteistico, un susseguirsi di piccoli intensi intervalli scuri ed aperture improvvise di un lirismo struggente. La gioia del suono, la meraviglia di ascoltare quelle note apparire e vivere e sparire con l’intensita’ che solo la creazione spontanea ed istantanea riesce a creare.

Potete contattarmi su MSN: quoyle@hotmail.it

Musica per boscaioli

quoyle Gennaio 4th, 2006

Appuntamento ore 18.30 Lucca per dirigerci verso la Garfagnana dove dobbiamo fare un concerto ad una non ben specificata festa. Il non ben specificato non so dire ma insomma mi provoca agitazione, conoscendo gli strani posti in cui siamo capitati con il gruppo latino americano, il fatto che il boss non abbia specificato lascia qualche ombra. Per il solito ormai ben studiato e documentato effetto relativistico del tempo che regola la vita dei sudamericani le 18.30 si sono trasformate nelle 19.30, arrivo quindi a Castelnuovo verso le 20.30 (quando felipe aveva promesso un arrivo alle ore 18..). Trovare il posto dove sara’ questa festa non e’ impresa semplice, alla fine ci imbattiamo nella dritta giusta ed arriviamo davanti… ad una falegnameria, ebbene si una falegnameria, penso di aver sbagliato quando vedo arrivare un garfagnino tipico che sbraita e mi saluta (lo conosco per un altra festa un po piu’ normale dove avevamo suonato a Dicembre) gridando Hasta siempre…, e poi giu’ una sequela di coloriti saluti nella tradizione garfagnina che non lasciano dubbi sulla religiosita’ particolare della gente del luogo e via pacche sulla schiena e danze di giubilo per il reincontro. Io mi guardo intorno e vedo solo seghe circolari, tronchi, fango, qualche ruspa ed un decadente capannone e chiedo garbatamente all’indigeno dove posso scaricare il mio pianoforte. Mi indica una scala con una porta in cima, gia’ immagino una festa sullo stile di Eyes Wide Shut e mi verrebbe di chiedere la password per entrare, ma e’ tardi lascio da parte le fantasie cinematografiche, e mi avvio a scaricare. Il sassofonista torna ridendo dalle scale ed io mi preoccupo, cosa avra’ visto (ed inizio a ricordare tutti gli episodi strani in cui ci siamo trovati a suonare…), prendo il pianoforte e lentamente mi arrampico sulle scale di cemento disseminate di tronchi, apro la porta e…. tadaaaaaa , una schiera di simpatici boscaioli, consorti, falegnami seduti ai tavoloni tipo festa dell’unita’ in una sala di 100 mq con una temperatura tropicale, ed un maiale che viene portato in processione al centro della sala, per far vedere la preda ai famelici boscaioli, naturalmente l’illuminazione e’ affidata al neon, intimo e riservato, inizio a maledire felipe e le sue cazzo di serate strampalate. Ma non faccio in tempo ad arrivare schivando pezzi di maiale, boscaioli, figli di boscaioli all’angolo riservato ai musicisti, che un oriundo inizia a gridare brindisi propiziatori per i musici, e ci ritroviamo con un boccione di vino a sbevazzare, montiamo, facciamo un pezzo cosi’ tanto per lavarci la coscienza e poi ci avventiamo sui tordelli della garfagnana, seguiti da quel famoso maialino e formaggi col miele, tutto innaffiato da ottimo vino rosso, niente da dire, e scambiare brindisi con boscaioli seduti al tavolo. Naturalmente iniziano a guardarci impazienti, del resto siamo arrivati in ritardo e stiamo mangiando rilassati a nostro agio come se avessimo tagliato alberi  ed allevato castori da quando siamo nati, insomma tocca iniziare il piano inclinato delle cazzate, che finira’ nelle danze propiziatorie del boscaiolo della garfagnana, assai caratteristiche, un misto di accoppiamento degli orsi delle cascate vittoria e degli indigeni delle foreste australiane, da non perdere potrebbero farci una puntata di Super Quark. Io veramente di queste serate ne ho abbastanza, so dove arriveremo al girone infernale di Guantanamera, al bis di Comandante Che Guevara storpiata nel testo dallo stesso felipe che non la imparera’ mai…, ed infatti il copione e’ perfetto, anticipo la cazzata con la preveggenza di uno stregone sioux. Dopo due ore di fatica e di rumore e di danze di accoppiamento e qualche accenno di trenino, smettiamo di suonare, ormai siamo rimasti in pochi musicisti e capi boscaioli, uno si avvicina a me con aria minacciosa, ahi…. e mi dice.

Boscaiolo: "Cazzo che faccia che avevi mentre suonavi, uno proprio dice dio bip bip…. guarda lu li come si rompe le palle"

Quoyle: "Ehm si vedeva tanto?"

Boscaiolo :"Beh si, bravo eh ma proprio non avevi voglia ti stavi per addormentare"

(Cazzo se ne sono accorti che mi stavo addormentando, sono dotato di questa capacita’ ho un pilota automatico per le cazzate di felipe, quando parte, posso quasi riposare, ho suonato con lui per 3 anni in una discoteca in Versilia ed alla fine quasi riposavo mentre suonavamo, tanto il repertorio era lo stesso da anni e sapevo esattamente cosa avrebbe detto fatto e sbagliato quindi…)

Quoyle : "No no chiudo gli occhi per sentire meglio la musica (bugia pietosa)"

Boscaiolo : "Vabbe dai suonate qualcosa senza felipe te ed il sassofonista"

Io per il senso di colpa di essermi fatto sgamare, non mi tiro indietro, ed iniziamo una cosa abbastanza adatta sempre per le danze propiziatorie del legno, The Girl from Ipanema. Felipe naturalmente da vera prima donna, anche se e’ distante ci sente riprendere e si sente in dovere di allietare il boscaiolo con i suoi gorgeggi in portoghese, il bassista che sta al suo basso come il figlio di Piero Angela alla scienza, inizia a storpiare il brano inserendo delle fantasiose alterazioni cromatiche che credo siano di origine garfagnina…. ed insomma ci si riposiziona immediatamente sul piano inclinato della cazzata, iniziando a rovistare nel bidone della spazzatura del nostro repertorio regalando perle ad ogni minuto che passa. La fine della serata, scorre tra reminescenze degli anni 70 dei boscaioli, della PFM, dei King Crimson, degli Area, dei Cream, dei Soft Machine, degli Osanna, dei Trip, con me che guardo il tipo che continua a parlare, e per non ascoltarlo continuo a bere quel famoso ottimo vino rosso, pensando alla musica cubana e quanto davvero sia poca la cultura di cosa significhi e quanto sia superficiale il nostro modo di ascoltare e fare musica, alla salute dei boscaioli della garfagnana.

(ON Air Carlos PUebLa Quiero Amarosa GuaJra)

Un anno fa :

Luciana Souza Neruda Sonetto 99

quoyle Gennaio 1st, 2006

XCIX-

Otros días vendrán, será entendido
el silencio de plantas y planetas
y cuántas cosas puras pasarán!
Tendrán olor a luna los violines!

El pan será tal vez como tú eres:
tendrá tu voz, tu condición de trigo,
y hablarán otras cosas con tu voz:
los caballos perdidos del Otoño.

Aunque no sea como está dispuesto
el amor llenará grandes barricas
como la antigua miel de los pastores,

y tú en el polvo de mi corazón
(en donde habrá inmensos almacenes)
irás y volverás entre sandías.

Pablo Neruda

(ON Air LuciAnA SOuZA NEruda Sonetto 99)

Un anno fa :

Cerchi e ritorni

quoyle Dicembre 29th, 2005

Portami lungo viali vuoti,

parlami di qualche sciocchezza,

pronuncia vagamente un nome.

I lampioni piangono l’estate.

Due lampioni piangono l’estate.

Cespugli di sorbo. Una panchina umida.

Amore mio resta con me fino all’alba

poi lasciami.

Rimasto come un’ombra offuscata

vaghero’ qui ancora un po’, ricordero’ tutto,

la luce accecante, il buio infernale,

io stesso fra cinque minuti spariro’.

(Boris Ryzyj)

Parte I Preludio I segni del tempo Lead Skies

Colore metallo, squarci di un azzurro strano, il cielo della Puglia mi fa sempre un certo effetto, non lo sento mio, come non sento mio nessun cielo, se non quello finto delle volte della mia casa, mi ha sempre stupito il mio senso di non appartenenza a nessuna terra, uno zingaro, la mia casa potrebbe essere ovunque, chiusa la porta, il calore e’ dentro. Notte di volte dipinte di azzurro, sogni di macerie, le stesse volte squarciate, corsa sulle scale, in fondo per arrivare da nessuna parte e ritrovarsi di nuovo al punto di partenza all’ultimo piano con le volte affrescate di azzurro che si squarciano e lasciano vedere il grigio. Si parte e come ogni volta odio il rituale della partenza, il senso di abbandonare i miei genitori, ogni volta che torno giu’ vedere il tempo che passa, perche’ se non vivi il quotidiano, ogni ritorno e’ un tuffo in avanti nel tempo, che impietosamente ti mostra quanto rapidamente corra.

(On Air Ketjl Bjornstad Floating Prelude)

Parte II Fuga L’arte dell’improvvisazione Blue skies

Colore azzurro, vicino roma, per un cielo che davvero non ha nulla di mio, una telefonata mi avvisa che causa neve, la serata in garfagnana e’ saltata. Scelte possibili infinite, faccio qualche telefonata e decido di andare a pranzo con un amica a Roma, improvvisazione n1 , siamo distanti, i nostri occhi si incrociano ma non comunicano, le parole non hanno significato, dopo il pranzo decido di andare nel negozio di musica dell’Auditorium, ad acquistare qualche autoregalino, cosa che non mi e’ troppo difficile, la mia nuova passione i poeti russi ed un paio di cd, uno in particolare meraviglioso che accompagnera’ la terza parte, Wagner e Venezia di UriCaine, Tristano ed Isotta.

(On Air URi Caine Tristano ed Isotta)

Parte III Canone Il rientro The Storm

Colore bianco, il bianco mi accoglie a Firenze, neve abbondante, la magia di Firenze risalta ancora di piu’ con la neve, la strada e’ coperta di neve, un vento forte sulla strada,  non ho mai visto tanta neve in toscana, anche a Pisa, la neve e’ forte, rientro in casa, apro la porta c’e’ uno strano freddo, la caldaia spenta, il freddo fortissimo, la stanchezza, la certezza di aver percorso un’altra circonferenza, il mio tempo e’ circolare, mi illudo di andare avanti ed invece possono passare mesi, anni, giorni, e si chiudono cerchi. Vivo in un universo circolare a due dimensioni, limitato mi muovo su circonferenze parallele piu’ o meno grandi, e continuo a non riuscire a saltare nella terza dimensione. O meglio come in un canone le voci si riconorrono all’infinito senza mai raggiungersi, cosi’ continuo ad inseguire e non riesco piu’ maledettamente a sentire la mia voce il mio sviluppo.

(ON Air Mon Coeur s’ouvre a ta voix Danilo Rea da Sanson e Dalila)

Parte IV Adagio Il Risveglio La quiete dopo la tempesta

Risveglio lento, il silenzio della neve intorno, apro le finestre, gli alberi innevati un silenzio morbido ed irreale, trovo la forza di alzarmi dal tepore del letto solo da poco, sono rientrato, al punto di partenza.

(On Air Surrender Alan Pasqua Trio)

E’ passata la sbronza ed il mondo non e’ cambiato.

E’ arrivata la musica, sono finite le parole.

Un motivo si e’ fuso con un altro motivo.

(Ecco una strofa molto ambiziosa..)

… ma forse, le parole non servono affatto

per questi poveri scemi…..

Me ne sto sotto le nuvole grigio-azzurre

e allargo ottuso le mani,

riempito ovunque di musica

(Boris Ryzyj)

Un anno fa :