Dark Intervals Piccoli istanti ne’ giorno ne’ notte

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Darkintervals5.0Piccoli istanti ne' giorno ne' notte, come il disco di Keith Jarrett, un inno panteistico, un susseguirsi di piccoli intensi intervalli scuri ed aperture improvvise di un lirismo struggente. La gioia del suono, la meraviglia di ascoltare quelle note apparire e vivere e sparire con l’intensita’ che solo la creazione spontanea ed istantanea riesce a creare.

Potete contattarmi su MSN: quoyle@hotmail.it

Il ‘mio’ bar

quoyle Dicembre 19th, 2005

Mario e’ un tipo burbero, e’ il proprietario del bar vicino casa mia, un bar che frequento da almeno 13 anni. Baffetti all’antica, apparentemente scontroso, in realta’ una pasta d’uomo. Nel suo bar, la musica di sottofondo e’ sempre stata casuale, la radio oppure del pop dei peggiori.

Qualche tempo fa, mentre prendo il caffe’ mi guarda con aria interrogativa, anzi mi punta proprio, ed io non capisco, non abbiamo mai parlato tanto, saluti, il tempo, le feste etc… ma questa volta leggo nel suo sguardo che vuole parlare di qualcosa…ahi.

Mario - Te suoni non e’ vero?
Quoyle - Beh si il pianoforte

Mario - E ti piace il jazz?
Quoyle - Beh si

Mario - Uhm sai mi sto appassionando, non e’ che mi consiglieresti qualche disco, sai pero’ non di quel jazz che fa casino… sai insomma hai capito 
Quoyle - Uhm jazz che fa casino, vabbe’ si dai ti consiglio qualche disco dammi un fogliettino

Ho iniziato a pensare a qualche disco da consigliare, compito importante da questo consiglio dipendono i destini dei miei caffe’, delle mie pause, finalmente della musica decente in sottofondo, allora inizio mumble mumble jazz che non fa casino…. allora Miles Davis A Kind of Blue, Ben Webster Stormy Weather, Stan Getz People Time, John Coltrane Ballads, Dexter Gordon Ballads, se ho colto il mood melomane di Mario dovrei aver fatto centro. Scrivo questi titoli e mi dimentico della faccenda. Da qualche giorno a questa parte, entrando nel bar sento sempre piu’ spesso del jazz in sottofondo, ma non avevo collegato il foglietto i miei consigli al cambio, insomma, sento che c’e’ qualcosa di nuovo e piu’ accogliente entrando nel bar, ma non incrocio Mario da un pezzo.

Oggi pausa pranzo, lo vedo, mi sorride con i baffi a punta verso l’alto… ed arriva con una pila di CD tutto festoso, e mi fa vedere che bravo che e’ stato, mi mostra tutti quelli che gli avevo consigliato e tutta una serie di sue iniziative. E mi porge un’altro foglietto dove mi chiede di scrivere altri 10 titoli…. ho creato un mostro, bene. Mi dice sai che da quando ho cambiato la musica, tanta gente mi dice che e’ bello quello che metto in sottofondo, che e’ piu’ piacevole stare qui nel bar ? Ed io sono orgoglioso della mia nuova creatura, ho creato un jazz dipendente, compra 10 dischi al mese, assalta i negozi, mi chiede informazioni su Amazon, sull’acquisto on line, ho un posto vicino casa che mette il jazz in sottofondo e penso che il prossimo passo e’ convincerlo a fare delle serate di jazz, se continua cosi’ sicuramente sara’ il prossimo passo.. Scrivo altri dieci titoli stavolta inserendo qualcosa di meno immediato (Un disco di jarrett dovevo per forza inserirlo…) e mi appresto a pagare, e Mario con tono solenne…. ‘ No no offro io, i dischi che mi hai consigliato erano bellissimi, specialmente Ben Webster’ (con sguardo complice da carbonaro…) ed io beh sono felice di aver indovinato i suoi gusti e di pensare che un po quel bar adesso e’ anche mio…

(On AiR Ben WEbster LonDonDerry AIr Al Basso N.H Pedersen .. 17anni)

Un anno fa : Quincy Jones - Quintessence

Eternal - Branford marsalis

quoyle Dicembre 16th, 2005

…. Sometimes, in music as in life, there is nothing more daring than simplicity, especially when sophistication is along for the ride-in the musical instance an artist proceeds through a stripping away of bravura, mannerism, known tricks and accustomed technical resource towards finding the real music and playing its essential substance straight …

(Note di Copertina Eternal Branford Marsalis)

Ho sempre avuto un debole per il fratello sassofonista della famiglia Marsalis, i suoi progetti e la sua musica hanno spesso avuto uno spessore non comune fra le nuove generazioni di sassofonisti, anche nelle sue collaborazioni piu’  ‘frivole’ con Sting.

Sono stato attratto dal look strano di questo disco, e l’ho acquistato senza approfondire troppo i brani che contenesse. Dopo alcune peripezie doganali (pacco da Amazon bloccato alla dogana… tempo di recapito dalla dogana a casa mia circa triplo del tempo di arrivo dagli USA a Milano… ogni commento e’ superfluo) finalmente un paio di giorni fa e’ arrivato tra le mie mani. appena inserito nel lettore CD, ho sentito subito qualcosa di veramente strano, un’emozione particolare, non so’ spiegare esattamente, ma era il disco giusto al momento giusto, il disco piu’ bello che abbia ascoltato da molto tempo a questa parte. Un disco di ballad, ma non nel senso classico, un disco sull’espressione della malinconia, come dice Branford c’e’ della bellezza nella tristezza. Ed e’ un disco che ha un approccio emozionale, completamente emozionale alla musica, tempi dilatati, grande riflessione, registrazione essenziale ed asciutta. Cosa e’ importante nel suonare una ballad? Branford dice che ha impiegato diversi anni a capirlo, capire come non fosse l’aderenza alla melodia a rendere speciale una interpretazione, bensi’ la traduzione delle emozioni che sono contenute nel brano che non passano necessariamente dalla fedelta’ alla melodia (Miles Davis insegna). E paradossalmente le emozioni di chi suona possono rendere gioiosa anche una canzone triste, la chiave di volta per una resa delle ballad e’ proprio questo approccio emozionale. Con il suo quartetto consolidato ormai da anni, quindi e’ iniziato un percorso lungo di avvicinamento a questo disco, tappe successive di maturazione ed esplorazione.
Marsalis, affronta in maniera per me sconvolgente, un repertorio difficile, avvicinandosi al cuore dei brani dal punto di vista emotivo, molto facile da dirsi, difficilissimo da realizzare. Ogni musicista ha portato un brano nel disco, oltre ad una scelta di standards, dalla bellezza eterea, The Ruby and The Pearl di Livingstone/Evans, Gloomy Sunday la famosa suicide song del pianista Ungherese Rezsô Seress che fu addirittura vietata per il suo potenziale suicida (pare sia stata citata in molte lettere di addio ) interpretata da Billie Holliday con l’obbligo di aggiungere uno special piu’ allegro alla fine del testo per renderlo piu’ sopportabile.
Ruby and the Pearl viene raccontata in maniera sensuale, suadente su una ritmica leggera eppure incalzante, l’interplay fra i musicisti e’ presente dalla prima all’ultima nota del disco, durante i soli si sente perfettamente l’abbandono totale al brano, quello che guida sempre e’ l’emozione che e’ stata raccolta dal gruppo dall’ascolto del brano in questo caso una versione di Nat King Cole.
Gloomy Sunday e’ un brano difficile da affrontare, per la sua leggenda ingombrante e per la versione definitiva di Billie Holliday che ne rappresenta appunto la matrice emotiva da cui trarre l’anima musicale. Devo dire che proprio ascoltando Gloomy Sunday, mi sono dovuto fermare un attimo, ero in macchina e l’emozione che ho provato nell’esposizione del tema mi ha fatto piangere, fino ad arrivare al solo di Calderazzo, magnifico essenziale, snello, complesso e semplice, profondo un vero tuffo al cuore. All’interno del brano c’e’ un universo sonoro fatto dal contrabasso e dalla batteria che risuonano solenni eppure lasciano liberi completamente i solisti di viaggiare su questa dimensione assolutamente Europea del brano.
Sempre Branford:
“If you acquire a lot of technique when you’re young it’s like having a lot of money in your pocket. Too many musicians don’t develop past that point, for a number of reasons-one of them the way jazz is taught in this culturebut that misses the whole point of music, which is the expression of emotion. That’s what this album is about. In particular it’s about the expression of melancholy.”
Un disco che ricorda qual’e’ il vero senso della musica, raccontare emozioni, del rapporto fra stile e tecnica. La tecnica al servizio della creatività. Il punto riguarda proprio l’espressione dell’emozione, che e’ il vero fulcro della musica, spesso proprio il jazz viene insegnato esclusivamente attraverso l’applicazione di regole, allontandosi dal fine ultimo e profondo della musica, l’espressione delle emozioni. Il pensiero espresso da Proust appunto riguardo la posizione gerarchica della creativita’ e della tecnica che ne e’ solo il mezzo di espressione, al servizio del pensiero artistico che esiste in un livello superiore a prescindere dalla sua formulazione tecnica che serve esclusivamente per non limitarne le potenzialita’. Insomma acquisire le tecniche da giovani per poi dimenticarle e lasciare semplicemente fluire il pensiero musicale. Questo compito riesce benissimo al quartetto di Marsalis, a tutti i componenti, la batteria di Jeff Watts, riconosciuto universalmente per il suo suono potente, in questo disco dosa con attenzione senza manierismo solo con il cuore il suono della sua batteria, portando il suono ai limiti fisici dello strumento, a volte appena udibile, utilizzandone completamente le dinamiche espressive. Il pianoforte di Calderazzo e’ un pianismo raffinato, i soli sono emozionali, profondi, poche note, tutte emozionanti, sospensioni ,pause, pensieri che si creano durante il processo creativo, pause di rigenerazione , armonizzazioni raffinate, anche in questo caso senza premeditazione, solo sfruttando le immense capacita’ tecniche e la grande sensibilita’ emotiva dell’intero quartetto. Ultimo brano del disco Eternal, un brano dedicato alla moglie di Marsalis, un brano che cerca di descriverne la personalita’, non semplicemente con una dedica attaccata,  Sono sfumature di un anima, raccontate, un compito difficile con citazioni di Coltrane e modulazioni che lo aprono continuamente, lasciando veramente liberta’ di espressione emotiva ai musicisti durante la performance. Un disco che non rappresenta mai un viaggio nell’ego dei musicisti, ma mette sempre la creativita’ al servizio dei brani che raccontano i solisti, rispettando l’anima del brano. Questa concezione estetica dell’album, rende possibile appunto considerare il disco una vera e propria pietra miliare della poetica delle ballad jazz rappresentandone addiruttura una concezione etica.

(ON Air GlOOmY SuNDay and The RuBy And The Pearl BrAnfOrd MArSalis)

Rating: ★★★★★

Un anno fa :

Enrico Pieranunzi - Trasnoche

quoyle Dicembre 13th, 2005

… mi piacciono le cose sincere, intense ma anche accurate, è vero…non credo che l’autentica libertà artistica sia fare qualsiasi cosa come viene viene…anzi…nell’estetica c’è una sorta di etica segreta, tutta da cercare.

(Enrico Pieranunzi nelle note di copertina di Trasnoche)

Sono rimasto colpito dalle note di copertina, un’intervista a Pieranunzi, sulla sua musica ed in generale sull’approccio alla creativita’. Questa frase di Pieranunzi, si ricollega al mio post sui Rumori, l’estetica e la liberta’ artistica un tema interessante ed affascinante, questo senso estetico fortissimo che si coglie sempre nella musica di Pieranunzi. Interessante anche il concetto di etica ed estetica, che portano dietro riflessioni complesse, e probabilmente tendono a ‘riportare’ la musica nel suo luogo di origine privilegiato, il mondo dell’inconscio.

Appena inserito il disco nel lettore, sono stato immediatamente invaso da un senso di serenita’ e calma, la tipica sensazione che mi regala la notte ed oltre la notte, il titolo del disco viene da una poesia di Salinas e la scelta e’ dovuta al fatto che il disco e’ stato registrato nel cuore della notte nel magnifico Auditorium Santa Cecilia di Perugia. Si sente la stanchezza quella bella, quella abbandonata alla musica di Pieranunzi e Johnson, che erano reduci da un concerto prima di partire con la session notturna. Atmosfere lunari, evocative e neoclassiche nelle composizioni di Pieranunzi, con una breve pausa di un brano completamente improvvisato.

Non c’e’ molto da aggiungere sull’abilita’ di Marc Johnson e sul pianismo di Enrico Pieranunzi e sulla loro fantastica intesa, complicita’ sicuramente anche umana oltre che musicale. La musica scorre, rilassante, notturna e avvolgente, merito anche della meravigliosa registrazione che riesce a prendere anche la suggestione dell’ambiente in cui e’ stata registrata, microfoni sapienti che riescono a cogliere il corpo possente del pianoforte e l’ambiente in cui e’ collocato, quella piccola meraviglia che e’ l’Auditorium Santa Cecilia di Perugia. Le dinamiche sono incredibili, i vuoti magici e le composizioni di Pieranunzi suggestive ed evocative a partire dai titoli, The Chant of time, Thiaki (Nome classico di Itaca), The way of memories, tutti brani pervasi da una sottile malinconia romantica piena di pianismo classico. Un disco sincero, intenso ,appassionato ed accurato, coraggioso come tutta la produzione di Egea Records, che da sempre spazio ai progetti innovativi e coraggiosi, lasciando da parte le logiche di mercato.

HORIZONTAL, SÍ, TE QUIERO

(P.Salinas)

Horizontal, sí, te quiero.
Mírale la cara al cielo,
de la cara. Déjate ya
de fingir un equilibrio
donde lloramos tú y yo.
Ríndete
a la gran verdad final,
a lo que has de ser conmigo,
tendida ya, paralela,
en la muerte o en el beso.
Horizontal es la noche
en el mar, gran masa trémula
sobre la tierra acostada,
vencida sobre la playa.
El estar de pie, mentira:
sólo correr o tenderse.
Y lo que tú y yo queremos
y el día - ya tan cansado
de estar con su luz, derecho -
es que nos llegue, viviendo
y con temblor de morir,
en lo más alto del beso,
ese quedarse rendidos
por el amor más ingrávido,
al peso de ser de tierra,
materia, carne de vida.
En la noche y la trasnoche,
y el amor y el transamor,
ya cambiados
en horizontes finales,
tú y yo, de nosotros mismos.

(On AIr The ChaNt of TiMe EnRico PIeRanUnzi TRasNochE)

Rating: ★★★★★

Un anno fa : John Coltrane - Ballads