Dark Intervals Piccoli istanti ne’ giorno ne’ notte

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Darkintervals5.0Piccoli istanti ne' giorno ne' notte, come il disco di Keith Jarrett, un inno panteistico, un susseguirsi di piccoli intensi intervalli scuri ed aperture improvvise di un lirismo struggente. La gioia del suono, la meraviglia di ascoltare quelle note apparire e vivere e sparire con l’intensita’ che solo la creazione spontanea ed istantanea riesce a creare.

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Di archi, concerti, pianoforti, dischi, caraibi

quoyle Dicembre 12th, 2005

Sempre alla ricerca di calma e serenita’, mi sono regalato un fine settimana di full immersion nella musica, una giornata fuori dalle infrastrutture quotidiane. Una giornata per ascoltare due concerti e cercare musica in giro per negozi, e nient’altro. Senza programmi, se non le scadenze degli orari dei concerti. Ore 18 Sala Santa Cecilia Rachmaninoff Concerto per pianoforte ed orchestra n3 e Danze Sinfoniche, Ore 21 Sala Petrassi Michel Camilo Solo Piano, mattina e primo pomeriggio alla ricerca di dischi senza idee, semplicemente aspettando che mi scegliessero loro, guardandomi dagli scaffali dei negozi. Era tanto che non uscivo realmente dal quotidiano, dai pensieri, dalle routine con me stesso. La mia ricerca di musica, ha prodotto danni economici non trascurabili, considerando che i cd saltavano letteralmente nelle mie mani, chiedendomi con aria indifesa di portarmi via con me, e si sa ho l’animo tenero quindi…. Cosi’ senza rendermi conto sono arrivato al primo concerto, in uno stato di assoluta incoscienza, come portato da un’orgia musicale.

Era tanto tempo che desideravo vedere il concerto per pianoforte ed orchestra numero 3 di Rachmaninoff, un concerto che in questi ultimi mesi mi ha fatto molto compagnia, ha risuonato molte volte nel mio lettore cd, nelle varie versioni, poi da quando ho deciso di vederlo dal vivo ancora di piu’, le varie interpretazioni, Horowitz, Kissin, Orozco, Kocsis, tante interpretazioni diverse, piu’ morbide, piu’ calde, piu’ fredde, piu’ spigolose. Un concerto difficile, il pianoforte e’ da virtuosi, alcuni passaggi sono realmente folli, un mare di note in un dialogo fitto con l’orchestra. E’ stato veramente emozionante l’avvio, il suono dell’orchestra, compatto, ero praticamente sotto il palco, e sentivo meravigliosamente bene, ogni piccola sfumatura del suono, il pianoforte Fazioli, cristallino il suono di quel pianoforte che riusciva a reggere l’impatto dell’orchestra, il volto di Demidenko in vero stato di trance emotivo, che canticchiava i passaggi piu’ lirici. Mi sono emozionato, per la forza dell’orchestra per il calore del suono in cui mi sono sentito completamente avvolto, il respiro degli archi, quel soffio magico che si sprigiona dagli archi, mi emoziona sempre, i crescendo che ti arrivavano al centro del petto, e la faccia, quella faccia stanca, veramente stanca del pianista alla fine del concerto, stanca e tesa, cosi’ diversa dalla faccia di Horowitz durante l’incisione a NY, in quel caso una faccia rilassatissima e soddisfatta, le mani di Horwitz volavano sulla tastiera, un po troppo per i miei gusti, la sua faccia non mostrava nessuna emozione, era compiaciuta, compiaciuta della propria arte, naturalmente ogni confronto e’ inutile, e nonostante in qualche passaggio Demidenko sia stato sporco e non sia riuscito nell’improbo compito di essere pulitissimo, mi ha emozionato era realmente dentro il suono, si emozionava e questo ha reso calda l’esecuzione difficilissima. Il concerto mi ha riempito, le Danze sinfoniche sono passate inosservate, non riuscivo ad entrare e concentrarmi, solo qualche guizzo delle percussioni ha richiamato la mia attenzione persa nel cercare di metabolizzare l’emozione di aver finalmente ascoltato il concerto dal vivo.

Una pausa vinosa prima di rientrare in teatro altra sala, altro pubblico, altre atmosfere. La musica caraibica, ritmo e lirismo come solo nei caraibi e’ stato possibile fondere, di Camilo. Gia’ pregusto i montuno indimenticabili, i poliritmi piu’ sfrenati, i tumbao di mano sinistra che ti fanno scuotere il corpo, e non ti fanno sentire la mancanza di nessuno strumento, Camilo e’ una perfetta orchestra di ritmi latino americani, percussioni, pianoforte e basso, tutto nello stesso uomo. Ed il concerto non ha deluso le mie attese, anzi ho trovato un Camilo a tratti molto piu’ meditativo di quello che conoscevo, interpretazioni di Round Midnight, Our Love is here to stay, interessanti , particolarmente Round Midnight vestita di un colore intimista, con una sezione centrale tutta giocata sul suono. Poi le composizioni piu’ grandi di Camilo, Caribe, Why Not, con quella potenza impressionante che veniva fuori dal pianoforte, che dopo 40 minuti di concerto aveva gia’ subito all’accordatura per le bordate fortissime che Camilo regalava…., un ritmo di Guajra trascinante, io davvero raramente ho sentito un pianista portare una Guajra in maniera esemplare come questa suonata da Michel Camilo ieri sera, una miscela di lirismo, ritmo, percussivita’ che mi hanno lasciato senza fiato. Ecco credo davvero che Camilo sia insuperabile per i ritmi caraibici, per la sua capacita’ innata di creare poliritmie, montuno e tumbao di basso perfettamente incastrati, meno memorabili le sue incursioni nel repertorio del jazz classico, dove non ci sono stati guizzi particolarmente interessanti, grande scuola e conoscenza del repertorio, ma niente di nuovo. Quando invece il pianoforte iniziava le incursioni nelle sonorita’ caraibiche c’era da rimanere incantati, per la tecnica e la vera gioia che veniva fuori dal suo modo di suonare, i colori ed i profumi, quelli del caribe. E’ difficile suonare a quei ritmi per novanta minuti, Camilo non si risparmia, le sue mani che percuotono il pianoforte trattandolo come una percussione mi hanno veramente impressionato eppure al termine di questo concerto regala anche due bis, nonostante la fatica sia ben visibile, sia nel suo modo di suonare che sul suo viso.

Non contento della giornata musicale, continuo la serata bevendo ancora qualcosina a casa di amici e poi riascoltando le registrazioni che ho fatto dei concerti a letto, addormentandomi sul secondo movimento del concerto di Rachmaninoff, completamente avvolto dagli archi e dalle sensazioni della giornata, pensieri belli, pensieri brutti, che si sono accavallati durante il giorno, perdendo gradualmente conoscenza e piano piano scivolando nel sonno forse convinto che il mondo che ho ascoltato ieri sera sia quello vero…., con la solita percezione alterata della realta’ che sta decantando solo oggi gradualmente.

(On Air Rachmaninoff Concerto n3 per piano ed orchestra — Guajra Michel Camilo)

Un anno fa :

Rumori

quoyle Dicembre 9th, 2005

E’ difficile suonare, e’ difficile avere delle idee ed avere il coraggio di portarle fino in fondo, e’ difficile essere capaci di avere visibilita’ piu’ ampia e non limitare il proprio orizzonte al momento, e’ difficile lasciare qualcosa nelle persone che ti sono intorno, e’ difficile cercare di non avere pregiudizi, e’ terrbilmente difficile dimenticarsi che il mondo e’ quello… si proprio quello che ti circonda, e’ difficile essere capaci di emozionare, si lo so troppe volte ripeto che e’ difficile ma stanotte mi sembra impossibile ecco non difficile, quando vedi piegare alle logiche dementi, senza coraggio anche le persone a cui vuoi bene, e’ difficile andare avanti se anche chi ti sta intorno e tu conosci bene non ha la forza di affermare la propria idea. La responsabilita’ enorme di chi e’ nella condizione di comunicare anche nel piccolo, non farlo, ma dire quello che gli altri vorrebbero sentirsi dire. Responsabilita’ degli artisti di ogni livello e capacita’, responsabilita’ degli scrittori, dei giornalisti, vedere e tacere, vedere e far finta di nulla, vedere solo il proprio orticello, riempire le pause il nulla con il rumore, avventore idiota vuoi il rumore si noi te lo diamo, alzo i decibel ed i beat di metronomo, per nascondere il pensiero, non vuoi vedere lo schifo che hai dentro, ebbene non te lo faccio vedere. E’ difficile essere sicuri delle proprie idee, cercare di dire qualcosa, lasciarsi invadere dalla musica, cazzo, lasciarsi andare, esiste un peccato enorme, fare musica senza la consapevolezza di quello che si ha nelle mani, senza dire nulla, senza lasciare niente, senza emozionarsi e senza emozionare. Sono ubriaco e triste stasera, quando vedo alcune cose non riesco a far finta di non aver visto.. sempre la stessa storia e quella cazzo di maledetta idiota sensibilita’ , e la musica stanotte la odio.

(On Air Enrico Pieranunzi Live 1997 November)

 

Un anno fa :

Bem Que Se Quis

quoyle Dicembre 8th, 2005

"Bem Que Se Quis"

Composição: Pino Daniele/versão: Nelson Motta.

Bem que se quis
depois de tudo ainda ser feliz
mas ja nao ha caminho pra voltar.
O que e que a vida fez da nossa vida?
O que e que a gente nao faz por amor?

Mas tanto faz,
ja me esqueci de te esquecer porque
o teu desejo e o meu melhor prazer
e o meu destino e querer sempre mais
a minha estrada corre pro teu mar

Agora vem pra perto vem
vem depressa vem sem fim dentro de mim
que eu quero sentir
o teu corpo pesando sobre o meu
vem meu amor vem pra mim,
me abraca devagar,
me beija e me faz esquecer.

(On AIR MarISa MOnTe BEm Que Se QUis)

Un anno fa : Giovanni Mirabassi - Avanti! Piano Solo