Dark Intervals Piccoli istanti ne’ giorno ne’ notte

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Darkintervals5.0Piccoli istanti ne' giorno ne' notte, come il disco di Keith Jarrett, un inno panteistico, un susseguirsi di piccoli intensi intervalli scuri ed aperture improvvise di un lirismo struggente. La gioia del suono, la meraviglia di ascoltare quelle note apparire e vivere e sparire con l’intensita’ che solo la creazione spontanea ed istantanea riesce a creare.

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Rumori

quoyle Dicembre 9th, 2005

E’ difficile suonare, e’ difficile avere delle idee ed avere il coraggio di portarle fino in fondo, e’ difficile essere capaci di avere visibilita’ piu’ ampia e non limitare il proprio orizzonte al momento, e’ difficile lasciare qualcosa nelle persone che ti sono intorno, e’ difficile cercare di non avere pregiudizi, e’ terrbilmente difficile dimenticarsi che il mondo e’ quello… si proprio quello che ti circonda, e’ difficile essere capaci di emozionare, si lo so troppe volte ripeto che e’ difficile ma stanotte mi sembra impossibile ecco non difficile, quando vedi piegare alle logiche dementi, senza coraggio anche le persone a cui vuoi bene, e’ difficile andare avanti se anche chi ti sta intorno e tu conosci bene non ha la forza di affermare la propria idea. La responsabilita’ enorme di chi e’ nella condizione di comunicare anche nel piccolo, non farlo, ma dire quello che gli altri vorrebbero sentirsi dire. Responsabilita’ degli artisti di ogni livello e capacita’, responsabilita’ degli scrittori, dei giornalisti, vedere e tacere, vedere e far finta di nulla, vedere solo il proprio orticello, riempire le pause il nulla con il rumore, avventore idiota vuoi il rumore si noi te lo diamo, alzo i decibel ed i beat di metronomo, per nascondere il pensiero, non vuoi vedere lo schifo che hai dentro, ebbene non te lo faccio vedere. E’ difficile essere sicuri delle proprie idee, cercare di dire qualcosa, lasciarsi invadere dalla musica, cazzo, lasciarsi andare, esiste un peccato enorme, fare musica senza la consapevolezza di quello che si ha nelle mani, senza dire nulla, senza lasciare niente, senza emozionarsi e senza emozionare. Sono ubriaco e triste stasera, quando vedo alcune cose non riesco a far finta di non aver visto.. sempre la stessa storia e quella cazzo di maledetta idiota sensibilita’ , e la musica stanotte la odio.

(On Air Enrico Pieranunzi Live 1997 November)

 

Un anno fa :

Bem Que Se Quis

quoyle Dicembre 8th, 2005

"Bem Que Se Quis"

Composição: Pino Daniele/versão: Nelson Motta.

Bem que se quis
depois de tudo ainda ser feliz
mas ja nao ha caminho pra voltar.
O que e que a vida fez da nossa vida?
O que e que a gente nao faz por amor?

Mas tanto faz,
ja me esqueci de te esquecer porque
o teu desejo e o meu melhor prazer
e o meu destino e querer sempre mais
a minha estrada corre pro teu mar

Agora vem pra perto vem
vem depressa vem sem fim dentro de mim
que eu quero sentir
o teu corpo pesando sobre o meu
vem meu amor vem pra mim,
me abraca devagar,
me beija e me faz esquecer.

(On AIR MarISa MOnTe BEm Que Se QUis)

Un anno fa : Giovanni Mirabassi - Avanti! Piano Solo

Crack (Ovvero l’arte nipponica della guerra)

quoyle Dicembre 2nd, 2005

Sono decisamente tornato, anything goes…. direbbe Cole Porter, dunque ieri sera musica dal vivo al Mo Jazz di San Miniato, con il mio quartetto (trio + cantante). Sento da prima che la serata andra’ bene, le senti le mani che rispondono, qualche idea mi viene in testa su In a sentimental mood, insomma sono carico, ed ho solo voglia di chiudere gli occhi ed uscire dal mio corpo, come mi capita quando suono veramente.

Il locale e’ frequentato da figuri della provincia pisana, gente che di giazzzzz proprio non ne vuol sapere mi sento come a Fort Apache, assediato dai selvaggi che urlano gridano, e proprio della musica che facciamo non gli frega un emerito….. Comunque devo dire sono soddisfatto della mia capacita’ di astrazione totale, metto una cupola protettiva ed esistono solo i musicisti sul palco ed un paio di tavolini nelle vicinanze che ascoltano interessati, il resto fuori. Le mani vanno bene, il cervello anche non disturba, non si intromettono pensieri che non dovrebbero essere li, tutto va come dovrebbe, anche il bassista e la cantante che amoreggiano sul palco, cinguettando allegramente appena lei smette di cantare ed io inizio il solo, e scambiandosi bacini adolescenziali e rituali di corteggiamento dei pavoni canadesi sul palco, non riescono ad intaccare la mia concentrazione, anche su You don’t know what love is dove il rituale di corteggiamento del pavone raggiunge il massimo facendo prendere delle meravigliose alterazioni cromatiche al bassista, non riesce a scalfire la mia seraficita’, suono ignorando quello che disturba, penso solo alla musica, una versione bossa lentissima di All of me ed un intro lunghissimo che mi sono concesso finalmente sfidando le mie insicurezze su In a sentimental mood, del resto me lo sentivo, avevo voglia di farlo, mi montava dentro da tutto il giorno. Insomma alla fine della serata sono soddisfatto, era tanto tempo che non riuscivo ad esprimermi cosi’, sono io, nel bene e nel male, ma non avrei potuto suonare diversamente, e non avrei voluto suonare diversamente ieri sera ed e’ una bella sensazione, smonto il pianoforte, lo ripongo nella custodia e mi avvio a compilare il foglio della siae…., torno candido ed etereo verso il mio pianoforte lo prendo come una tigre prenderebbe amorevolmente il suo tigrotto, lo sollevo e….. disgrazia non ho chiuso la custodia, il tigrotto rotola fuori dalla custodia lentamente rimane in bilico in verticale….. io lo guardo disperato mentre inesorabilmente cede alla forza di gravita’ abbattendosi rovinosamente sul parquet del locale….. silenzio, tutto quello che era intorno si ferma per un momento, vorrei aver fotografato la mia faccia…. il labbro aperto il pianoforte riverso sul legno scuro, la faccia del batterista che dopo qualche secondo incomincia a ridere, un uomo distrutto, ma ma che ho fatto di male, perche’ ho questo rapporto con i pianoforti elettrici, e mi odiate cazzo, prima i mibemolle adesso tutto il mio adorato pianoforte… insomma, lo prendo tra le mie braccia amorevoli lo coccolo un po, non ci sono segni evidenti di morte fisica, niente che faccia rumore, niente graffi, la meccanica e’ ok. Lo ripongo solennemente nella custodia e mi avvio al bancone, dove per dimenticare ingurgito un paio di rhum e pera, con i gestori del locale disperati perche’ vogliono rendere un po meno cinghiale il pubblico (ah i buoni propositi mi commuovono sempre…parlano di educare il giovane san miniatese all’ascolto del jazz… mi sembra un comitato anarchico di cospiratori, eh si dobbiamo educarli, renderli partecipi, al sud queste cose non capitano il gestore e’ di napoli, giu’ la gente ascolta la musica, non mi aspettavo di avere un pubblico cosi’… etc.. si fanno le tre ed io torno mesto verso casa).

Naturalmente non potevo aspettare, scarico il mio cucciolo, lo porto in casa, lo adagio amorevolmente sul trespolo e lo accendo… eureka si accende, lo attacco all’amplificatore, eh non mi frega se sono le quattro devo sapere devo sapere e funziona, tutto,…. ma ma come funziona, niente graffi, niente danni vabbe meglio cosi’, vado a letto immaginando come potermi sdebitare con tanta sapienza costruttiva nipponica, d’ora in poi acquistero’ solo prodotti nipponici, autovetture nipponiche, dischi registrati in giappone, computer giapponesi, mettero’ la bandiera del sol levante nell’ingresso, mi faro’ venire gli occhi a mandorla e mangero’ solo sushi, ah che bella terra ah che tecnologia avanzata ah… che nottata…

(On Air In A SEnTimEntal MOod)

Un anno fa :