Dark Intervals Piccoli istanti ne’ giorno ne’ notte

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Darkintervals5.0Piccoli istanti ne' giorno ne' notte, come il disco di Keith Jarrett, un inno panteistico, un susseguirsi di piccoli intensi intervalli scuri ed aperture improvvise di un lirismo struggente. La gioia del suono, la meraviglia di ascoltare quelle note apparire e vivere e sparire con l’intensita’ che solo la creazione spontanea ed istantanea riesce a creare.

Potete contattarmi su MSN: quoyle@hotmail.it

Blame it on my youth

quoyle Novembre 14th, 2005

Blame it on my youth ( Heyman/Levant)

If, I expected love, when first we kissed, blame it on my youth
If only just for you, I did exist, blame it on my youth
I believed in everything
Like a child of three
You meant more than anything
You meant all the world to me

If, you were on my mind, all night and day, blame it on my youth
If, I forgot to eat, and sleep and pray, blame it on my youth
If I cried a little bit, when first I learned the truth
Don’t blame it on my heart, blame it on my youth

Versioni da ascoltare:

  1. Keith Jarrett Trio The Cure
  2. Keith Jarrett Solo The Night at melody with you
  3. Holly Cole Blame it on my youth
  4. Brad Mehldau The Art of the Trio Vol 1
  5. Art Farmer Blame it on my youth
  6. Kenny drew trio Remembrance
  7. Karrin Allyson Azure-te
  8. Jamie Cullum Twentysomething
  9. Frank Sinatra Close to you and more
  10. Viktoria Tolstoj Blame it on my youth

(On Air Blame IT oN My YouTh)

 

Un anno fa : Una palma, Chick Corea Live at Country Club (only in Japan)

First Song (For Ruth)

quoyle Novembre 10th, 2005

Copenhagen 3,4,5,6 Marzo 1991,  Stan Getz e Kenny Barron suonano insieme per quello che sara’ il testamento musicale di Stan Getz il quale morira’ qualche mese piu’ tardi. Non ci sono molte parole per descrivere quello che e’ stato in quella sera, chissa’ quali pensieri avesse in testa Getz sapendo quale sarebbe stato il suo destino di li’ a pochi mesi. Mai scelta di un pianista per accompagnare un concerto e’ stata piu’ giusta, Kenny Barron e’ in sintonia totale con Getz, non cerca effetti, non va oltre la melodia struggente che Getz suona in ogni brano. Solo 13 brani sono stati pubblicati su CD nel disco People Time, ma fortunatamente tutte le serate furono trasmesse alla radio danese e sono state registrate, lasciando l’ultimo ricordo un vero e proprio epitaffio di Stan Getz.

Credo il vero addio al mondo ed alla musica sia rappresentato da questa ballad struggente di Charlie Haden, First Song for Ruth, che fu’ suonata due volte in quelle serate, una di queste presente nel disco l’altra no, entrambe sono qualcosa di impossibile da raccontare, e non lasciano dubbi ai pensieri di Getz durante quella performance, dolore allo stato puro si materializza dal sassofono, il tema e le armonie di Charlie Haden sono ideali per esprimere il sentimento di perdita, di nostalgia, di mancanza, Getz suona solo melodia, solo lirica, anche il suo solo e’ semplicemente un’altra melodia bellissima sulle linee armoniche di Haden, si intravede un dialogo fra Barron e Getz, un dialogo fra vecchi amici, il sax lascia dopo un solo commovente, e Barron delicatamente riprende dal punto in cui il solo di Getz si era interrotto, continuando liricamente senza orpelli, lasciando alla melodia il compito ingrato di testimoniare il dolore della malattia di Getz, immagino Getz farsi da parte, lasciare il palco a Barron, ascoltando nelle note del pianoforte i suoi pensieri,infatti Barron riprende molte frasi del sassofono aggiungendo appena qualche nota. Dopo pochi minuti di lirismo del pianoforte il sassofono rientra, marcando ancora di piu’ il dolore, l’amore per la vita, il desiderio di suonare, io vi giuro un suono cosi’ da un sassofono non l’ho mai sentito, non ho mai sentito un duo pianoforte e sassofono suonare cosi’, c’e’ molto altro dietro alla musica di Getz e Barron in quella sera, c’e’ la vita, c’e’ la morte, c’e’ il senso di infinito, il dolore della perdita, l’amore, un senso di ineluttabilita’ ed una bellezza eterea, che sconvolge ed invade il cuore. Quando si spengono le ultime note del sassofono di Getz e le vibrazioni delle corde del pianoforte, vengo preso immancabilmente da un senso di perdita, di vuoto, di vero scompiglio dell’anima. Vi lascio tutte e due le versioni, quella pubblicata e quella non pubblicata ed alla poesia di questa musica.

(On Air FirsT SonG For RUth OfficiAL Take aNd AltERnate Take Stan GEtz)

Un anno fa : Reale e Virtuale

Never Let me go Part II

quoyle Novembre 9th, 2005

Avevo gia’ parlato di questa meraviglia, molto tempo fa ad Aprile, postando tre versioni ognuna a modo suo rappresentativa di qualche aspetto del brano, alternanze di none, una melodia interrogativa, un testo magnifico che si appoggia delicatamente sull’impianto armonico del pezzo. Dopo mesi di avvicinamento al brano, inizio a poterlo suonare, mi fa paura per la potenza che ha al suo interno, e’ difficile da rendere, ci sono dei passaggi emotivi fortissimi, e quel messaggio Never Let me Go che incombe su tutto il brano, ovunque, in quelle none che sospendono in maniera cosi’ delicatamente tragica il tema. I punti interrogativi presenti ovunque, i dubbi, la paura della fiducia. Alcune frasi del testo sono perfette, all my bridges burned, come si puo’ esprimere meglio il sentimento di fiducia totale, l’abbandono, eppure la paura You couldn’t hurt me, could you?

Never Let me go (Jay Livingstone & Ray Evans)

Never let me go
Love me much, too much
If you let me go
Life would loose its touch

What would i be without you
There is no place for me without you

Never let me go
I’d be so lost if you went away
Ther’d be a thousand hours in the day
Without you, i know

Because of one caress my world was overturned
At the very start
All my bridges burned
By my fliming heart

You’d never leave me, would you?
You couldn’t hurt me, could you?
Never let me go
Never let me go

(ON Air NEver Let Me GO, Trio e Solo PianO VErsion)

Un anno fa :