Dianne Reeves – When you know
Mi sono innamorato della voce di Dianne Reeves la prima volta che ho ascoltato una versione di Afro Blue cantata da lei, parecchi anni fa. La cosa che mi colpi’ erano gli arrangiamenti non convenzionali che giravano sotto, c’erano delle tessiture incredibili, poliritmie, voci che si intrecciavano, tutto terribilmente complesso eppure cosi’ profondamente naturale come le origini africane da cui prendeva spunto quella meraviglia. Questo e’ l’ultimo disco di Dianne Reeves, per certi versi quello che potrebbe sembrare il piu’ facile, quello piu’ commerciale, eppure sta’ li a mio parere la bellezza, jazz, non jazz, il tutto non e’ importante, e’ sempre una gioia ascoltare la sua voce, e proprio questo disco cosi’ bastardo, cosi’ difficile da definire, rappresenta una delle cose migliori di Dianne, dove la sua personita’ polimorfa, con tracce di africa, jazz, pop, ballate popolari riesce pienamente ad uscire ed a riempire il cuore.
Per motivi tutti miei personali, la canzone che mi piace di piu’, perche’ cosi’ difficile da rendere e cosi’ magicamente unica e’ la piu’ volte citata qui dentro Windmills of your Mind, migliore canzone del 1968 di Michel Legrand,qui rivista in tempo 6/8 proprio lo stesso tempo con cui mi sono innamorato della sua voce, semplicemente geniali gli arrangiamenti di archi che ci sono sotto e gli intrecci ritmici del basso e della batteria con quelle sostituzioni cosi’ forti, che la sua voce riesce a far sentire come indispensabili e naturali.
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On Air: Dianne Reeves The Windmills of your mind from When you know
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Vince Mendoza – Epiphany
novembre 8, 2007 by quoyle
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“Ora in mezzo all’oceano profondo non con il corpo, bensi’ con la mente mi sforzo di toccare il fondo”
Nasos Vaghenas Ballate Oscure
In questi giorni di frenesia lavorativa, l’unico momento di calma che mi dedico completamente sono quelle due ore di viaggio in treno che ho da qualche tempo deciso di dedicare ad ascoltare un disco con attenzione o come sottofondo ad un torpore pensieroso che ogni tanto mi assale nel viaggio. La domenica carico sull’Ipod i dischi che mi faranno compagnia durante la settimana e poi secondo il mood della giornata, il caso ne scelgo alcuni durante i vari giorni. Ieri mi sono imbattuto in qualcosa di veramente bello, di profondo da cui riesco con fatica a distaccarmi, il disco epiphany di Vince Mendoza. Se esiste una meraviglia in natura, e’ il suono degli archi quando e’ orchestrato bene, quando le note scivolano morbide attraversando una continuita’ impercettibile, si spostano non riesci a percepire movimenti bruschi, anche nelle dissonanze. Ecco Mendoza e’ un grandissimo arrangiatore, uno dei piu’ grandi contemporanei, in quell’impromptu del disco, dopo 10 secondi si sentono talmente tanti odori, si viene proiettati nel passato, Schoenberg, Wagner di Tristano ed Isotta e poi sentori di jazz che aprono improvvisamente il panorama sonoro dove non pensavi potesse arrivare. E senti il piano discreto di John Taylor che accarezza note sapienti non si capisce dove e’ il confine, e poi la batteria di Peter Erskine in quella meraviglia di composizione che e’ Esperanza. E non ci sono parole per il suono della London Symphony Orchestra, ecco mi dimentico, mi astraggo, mi immergo completamente in questi paesaggi sonori ed in questo calore che solo il suono vero del legno degli archi riesce a creare.
On Air: Vince Mendoza Impromptu from Epiphany
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Wagner , Ludwig e la ricerca della felicita’
Citazioni da Valery Afanassiev Felicita’
Era una giornata senza orologi,
senza dolore,
Tutti i poemi parlavano solo di fiori,
Tutto si chiudeva nello scrigno del peccato.
Le speranze si son vestite a festa.
La felicita’, ammesso che sia possibile ottenerla,consiste piuttosto nella ricerca della felicita’. I filosofi ci garantiscono che le esplosioni spontanee di desideri eclissano le prestazioni della realta’: il compimento e’ sempre una sconfitta a fronte dell’euforia dell’attesa. La prima lettera di Ludwig a Wagner, precedente al loro primo incontro, e’ un incarnazione epistolare della speranza degna di figurare nell’Enciclopedia della felicita’, che mi prefiggo di comporre prima o poi. “A quale scopo?” chiese il dottor von Gudden, “Per tirarmi su di morale.”
I libri sono dotati di un’anima, ormai ne sono certo, esco di casa ieri mattina, partenza per Milano, la mia vicina di casa mi sventola in aria un braccio, dicendomi che il postino le ha lasciato qualcosa per me (non capisco perche’ il mio ostinato postino continui a lasciare la mia posta alla vicina…) , erano dei libri che avevo ordinato, li prendo con piacere, la serata in solitaria fuori casa, si presta bene a dei compagni fidati come dei nuovi libri. Li metto in valigia e non ci penso piu’.
La giornata scorre veloce tra pensieri, riunioni al limite del paranormale, discussioni surreali su posizionamenti di bottoni su uno schermo, arriva finalmente il tempo della camera, lontano dai rumori inutili, lontano dall’inutilita’ di alcune azioni quotidiane. Ricordo il pacchetto nella valigia, apro sempre con gioia infantile i pacchetti anche se so perfettamente cosa contengono, estraggo gli oracoli dalla loro custodia. Dalla collana Panta di Bompiani prendo il volume Musica, apro il volume e magicamente mi appare questo racconto di Afanassiev dedicato a Wagner ed al suo incontro con Ludwig di Baviera.
Caro amico, gli elementi naturalmente affini si ricercano reciprocamente. Non sarete costretto a misurarvi con la bassezza del mondo io vi innalzero’ al di sopra di tutte le preoccupazioni terrene. Tutte molto al di sopra! Piu’ in alto!
Per sempre vostro
                                                                                    Ludwig
Di li a qualche giorno Ludwig ricevette Wagner a corte. Di fronte a lui si presento’ un uomo di bassa statura, dalla testa straordinariamente grande e dalle gambe straordinariamente corte. Wagner non rassogmigliava ne a Lohengrin nè ad un grande compositore. Ludwig ebbe la bizzarra sesazione che l’individuo con il quale si stava intrattenendo non fosse Wagner; il suo Wagner era altrove, in una stanza, ad un altro piano.
E’ piacevole essere rapiti dalla lettura di un racconto, la magia di quando leggi e senti quelle parole addosso, come se fossero state scritte pensando a te, l’eterno dissidio tra immaginazione e realta’, tra aspettativa e realizzazione dell’aspettativa. Questa sensazione addirittura trasposta sulla grandezza di Wagner, “quello non poteva essere il suo Wagner” , e’ un racconto intenso, deliziosamente ironico e pieno di riferimenti alle opere di Wagner, al Tristano ed Isotta, al Parsifal. Vengo letteralmente rapito dalla lettura, trasportato lontano e riga dopo riga rimango sempre piu’ dentro quelle parole.
Si puo’ abusare della giustizia
dei piu’ grandi dei Re.
 Incapaci di ingannare
 Essi faticano a sfuggire
 Alle trappole dell’artificio
Un cuore nobile non puo’ sospettare
negli altri
 La bassezza e la malizia
 Che non sente affatto dentro di se.
Ludwig perseguiva infaticabilmente i suoi progetti romantici e, a giudicare dal tempo che consacrava alla ricerca della felicita’, era un ottimista incorregibile. Mettendo in rapporto le sue delusioni non alla realta’ nel suo insieme ma ad una delle sue componenti, quella umana, ed attribuendo i suoi smacchi ai limiti intrinseci dell’umanita’, trovo’ una via d’uscita alla legge del disordine che governa l’universo in cui viviamo. Stanco di scoprire che i suoi amici piu’ cari erano in realta’ dei cafoni capaci di addormentarsi in sua presenza – “delle statue che russano” noto’ con amarezza – egli fini’ per preferire gli oggetti, il cui sonno eterno non urtava la sensibilita’ del re.
Perdonate queste interruzioni che non rendono giustizia a questo racconto, ma del resto queste parole le ho fatte mie sentendole mie, il racconto nella sua interezza merita di essere letto, non sul video ma direttamente dal libro, le uso, le prendo, non saprei esprimere meglio le sensazioni che mi si schiantano nella testa da molto tempo. Ecco il tempo consacrato alla ricerca della felicita’, enormemente smisurato rispetto ai risultati , rispetto alla felicita’ trovata. Spesso davvero mi sono chiesto perche’ continuare a cercare senza sapere neanche l’oggetto della ricerca, lo scopo della ricerca, continuare a confrontarsi con la propria ed altrui umanita’, prima con la propria, che delude l’immagine che abbiamo di noi stessi, e ritrovarsi in una sera stanchi a vedere il mondo in maniera strana, con la percezione netta di non vedere la realta’, ma un simulacro della realta’.
Ci incontrammo in occasione di un cocktail monarchico : “E’ da un pezzo che non ci si vede, la notte dei tempi!”
Qualcuno avrebbe potuto dire che lei si era inginocchiata nel momento stesso in cui mi aveva riconosciuto in mezzo a quella confusione di frac e , da quel momento, i suoi occhi sollevati verso di me, rimasero in perfetta armonia con i miei abbassati verso di lei. Percio’ non appena apri’ la bocca per dire qualcosa a proposito della pioggia, indietreggio’ di un passo, quasi volesse lasciar spazio allo sfoggio della mia augusta personalita’. Lo stile dei nostri rapporti adulti ed adulterini si fisso’ istantaneamente. Il suo rossore trascoloro’ in pallore ed io decisi di continuare la nostra conversazione sotto un pergolato, dove, cosi’ pensai, il contatto carnoso con le sue labbra frementi avrebbe reso piu’ tenere le nostre parole
“La vodka e’ amara, il sapore di un bacio puo’ addolcirla” dicono i russi.
….
Non ho memoria per i suoni e soltanto qualche registrazione – Salome’, Tristano ed Isotta – mi permette di riprodurre mentalmente la sua voce cosi’ com’era nel momento della tentazione.
Si questa voce! Cosi’ lo chiamo..
*(Wagner Ibid)
Eppure cantava male. E le sue parole erano corrotte dal significato che andavano assumendo. Procedetti quindi ad uno Strip Tease sonoro, svuotavo le parole del loro senso, svuotavo la sua voce delle parole. Uno strip tease semantico in un certo senso.
Colui che avevo segretamente salvato,
come mi parve maligno,
quando alla luce del giorno
lui, l’unico dvotamente amato,
si dileguo’ dagli sguardi d’amore
e stette davanti a me come un nemico!
*(Wagner Tristano ed isotta Atto II Scena 2)
In questo mondo di apparizioni e di sparizioni noi siamo irrimediabilmente imprigionati in una selva di ambiguita’ in cui le parole, particolarmente quelle che non sentiamo, ne nascondono delle altre e noi rimaniamo privi di prospettive, prigionieri come siamo nel nostro mondo chiuso. Se solo potessimo camminare fino a raggiungere un altro mondo, un altro cielo. Liberarci del passato e ,per il suo tramite, del futuro. Il futuro si ispira al passato!
Riconosco che la mia politica di tolleranza e dilazione si rivelo’ un totale fallimento: i miei numerosi difetti che solo io conoscevo, rovinarono la mia reputazione. Guardavo gli specchi con aria di disapprovazione, il danno che avevo cagionato al mio ego trasformo’ la mia immagine in una sorta di ritratto di Dorian Gray e mi ridussi a nasconderla in soffitta sulla scorta del mio illustre predecessore.
Dalle Pagine del mio diario che avevo iniziato a scrivere in quel periodo, venne fuori un giovane uomo completamente privo di fiducia in se stesso. Accusai i miei stessi scritti di falso e stracciai il mio diario. La distruzione delle prove del mio abbrutimento si confuse nel mio spirito e nella mia condotta con l’annientamento della mia personalita’ svilita.
Ero nuovamente me stesso. Ma non ero piu’ un giovane uomo : ero invecchiato di dieci anni nello spazio di poche settimane. Perche’? Perche’ nel periodo in cui avvenne il nostro “reincontro” avevo vissuto quattro vite: la vita di un uomo innamorato, la vita di un uomo diffidente ed umiliato, la vita di un uomo paziente e vendicativo, la vita di un uomo infelice e degno di commiserazione.
(Titolo originale Bonheur da Galerie des Glaces Valery Afanssiev)

(On Air Uri Caine Wagner a Venezia Prelude Tristan und Isolde – Overture Lohengrin Akt1)
Cerchi e ritorni
Portami lungo viali vuoti,
parlami di qualche sciocchezza,
pronuncia vagamente un nome.
I lampioni piangono l’estate.
Due lampioni piangono l’estate.
Cespugli di sorbo. Una panchina umida.
Amore mio resta con me fino all’alba
poi lasciami.
Rimasto come un’ombra offuscata
vaghero’ qui ancora un po’, ricordero’ tutto,
la luce accecante, il buio infernale,
io stesso fra cinque minuti spariro’.
(Boris Ryzyj)
Parte I Preludio I segni del tempo Lead Skies
Colore metallo, squarci di un azzurro strano, il cielo della Puglia mi fa sempre un certo effetto, non lo sento mio, come non sento mio nessun cielo, se non quello finto delle volte della mia casa, mi ha sempre stupito il mio senso di non appartenenza a nessuna terra, uno zingaro, la mia casa potrebbe essere ovunque, chiusa la porta, il calore e’ dentro. Notte di volte dipinte di azzurro, sogni di macerie, le stesse volte squarciate, corsa sulle scale, in fondo per arrivare da nessuna parte e ritrovarsi di nuovo al punto di partenza all’ultimo piano con le volte affrescate di azzurro che si squarciano e lasciano vedere il grigio. Si parte e come ogni volta odio il rituale della partenza, il senso di abbandonare i miei genitori, ogni volta che torno giu’ vedere il tempo che passa, perche’ se non vivi il quotidiano, ogni ritorno e’ un tuffo in avanti nel tempo, che impietosamente ti mostra quanto rapidamente corra.
(On Air Ketjl Bjornstad Floating Prelude)
Parte II Fuga L’arte dell’improvvisazione Blue skies
Colore azzurro, vicino roma, per un cielo che davvero non ha nulla di mio, una telefonata mi avvisa che causa neve, la serata in garfagnana e’ saltata. Scelte possibili infinite, faccio qualche telefonata e decido di andare a pranzo con un amica a Roma, improvvisazione n1 , siamo distanti, i nostri occhi si incrociano ma non comunicano, le parole non hanno significato, dopo il pranzo decido di andare nel negozio di musica dell’Auditorium, ad acquistare qualche autoregalino, cosa che non mi e’ troppo difficile, la mia nuova passione i poeti russi ed un paio di cd, uno in particolare meraviglioso che accompagnera’ la terza parte, Wagner e Venezia di UriCaine, Tristano ed Isotta.
(On Air URi Caine Tristano ed Isotta)
Parte III Canone Il rientro The Storm
Colore bianco, il bianco mi accoglie a Firenze, neve abbondante, la magia di Firenze risalta ancora di piu’ con la neve, la strada e’ coperta di neve, un vento forte sulla strada, non ho mai visto tanta neve in toscana, anche a Pisa, la neve e’ forte, rientro in casa, apro la porta c’e’ uno strano freddo, la caldaia spenta, il freddo fortissimo, la stanchezza, la certezza di aver percorso un’altra circonferenza, il mio tempo e’ circolare, mi illudo di andare avanti ed invece possono passare mesi, anni, giorni, e si chiudono cerchi. Vivo in un universo circolare a due dimensioni, limitato mi muovo su circonferenze parallele piu’ o meno grandi, e continuo a non riuscire a saltare nella terza dimensione. O meglio come in un canone le voci si riconorrono all’infinito senza mai raggiungersi, cosi’ continuo ad inseguire e non riesco piu’ maledettamente a sentire la mia voce il mio sviluppo.
(ON Air Mon Coeur s’ouvre a ta voix Danilo Rea da Sanson e Dalila)
Parte IV Adagio Il Risveglio La quiete dopo la tempesta
Risveglio lento, il silenzio della neve intorno, apro le finestre, gli alberi innevati un silenzio morbido ed irreale, trovo la forza di alzarmi dal tepore del letto solo da poco, sono rientrato, al punto di partenza.
(On Air Surrender Alan Pasqua Trio)
E’ passata la sbronza ed il mondo non e’ cambiato.
E’ arrivata la musica, sono finite le parole.
Un motivo si e’ fuso con un altro motivo.
(Ecco una strofa molto ambiziosa..)
… ma forse, le parole non servono affatto
per questi poveri scemi…..
Me ne sto sotto le nuvole grigio-azzurre
e allargo ottuso le mani,
riempito ovunque di musica
(Boris Ryzyj)















