Broadway Danny Rose (Una notte)
You know what my philosophy of life is? That it’s important to have some laughs, but you gotta suffer a little too, because otherwise you miss the whole point to life. (W.allen from Broadway Danny Rose)

Ok dovrei vedere il lato ironico della faccenda, se ti ritrovi a suonare in un posto dove lo spettacolo e’ fatto di pessima musica (la tua), in un albergo termale, con 4 ballerine brasiliane, 2 pseudo ballerine italiane, 1 animatore surreale, 1 ballerino di tiptap, il massimo che ti puo’ venire fuori e’ uno spettacolo alla Broadway danny Rose, mancava lo strozzapalloni, Lou Canova ed il ventriloquo poi la scena sarebbe stata completa.
Il ballerino di tiptap in particolare, che vuole improvvisare… e mi guarda ed io lo guardo e ci guardiamo, e gli altri ci guardano e guardo felipe e allora muoia sansone con tutti i filistei colpo di genio e “puttin on the ritz” Â (la mitica scena di frankstein junior con il brano di tip tap) , volevi ballare il tip tap , eccoti servito nella maniera piu’ ironica che mi viene in mente.
La verita’ e’ che non mi viene piu’ da ridere, non riesco a vedere il lato grottesco di queste faccende, prendo tutto cosi’ solennemente sul serio, mi disturbano queste scene, in mezzo a quella volgarita’ (ma volgarita’ vera sbattuta in faccia, non volgarita’ solo veniale), circondato dal tecnico del suono romano che mi fa le battute sui culi delle brasiliane, da felipe che interpreta la parte di Louis Armstrong (io povero nero), dai culi sgraziati diciamocelo delle brasiliane che se la menano e se la squassano come l’invasata di Capossela, non mi rimane altro da fare che guardare una barboncina deliziosa che balla insieme alle brasiliane e scappare appena possibile da tutta quella bruttezza. E quella strada al ritorno, quelle luci , gli odori ed i sogni di questa notte una sinalgia psicologica, che roba psichedelica, sono veramente messo bene.
Devo cambiare molte cose.
On Air: Nancy King I fall in love too easily
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Staffoli



On Air: Ray Barretto Summertime (Guajra)
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Scene da un matrimonio (Cronache di poveri comunisti)
"Veniamo da lontano, andiamo lontano" (Palmiro Togliatti)
Ormai dovreste ben conoscere il famoso effetto di dilatazione temporale del popolo sudamericano, adesso e’ stato finalmente sperimentato anche un’effetto di alterazione spaziale.Appuntamento ore 17.00 a casa mia per raggiungere la localita’ Quattro strade, circolo Arci Risorgimento. Naturalmente per il tunnel temporale, Felipe ed il bassista si materializzano sotto la mia abitazione alle 18.45 quando dovevamo essere pronti per suonare alle 18.30. Io non so dove si trovi esattamente Quattro Strade, allora il bassista (venezuelano) con fare sicuro di se, dice di sapere con precisione, come se avesse sempre abitato in quel posto, dove si trovi la frazione in cui sorge questo felliniano circolo arci risorgimento. Si parte, arrivati a Cascina il bassista esce dalla superstrada, anche se l’unica cosa che ricordo e’ che Quattro strade dovrebbe essere una frazione di SantaMaria a Monte, lo avviso gentilmente che secondo me sta sbagliando, ma lui afferma con certezza assoluta che sa cosa sta facendo, la Tosco Romagnola e’ piena di traffico, conosce un tunnel spazio-temporale che ci materializzera’ davanti al circolo. Mi fido, arriviamo quindi in questa amena localita’ Quattro Strade (Fraz. Di Lari), io ricordavo fosse frazione di Bientina, boh sbagliero’, chiediamo ad un indigeno del circolo Arci Risorgimento, ma ci informa che non esiste alcun circolo con quel nome in quel gruppetto di abitazioni…., allora mi illumino e scopriamo che esiste un’altra frazione Quattro Strade, dalla parte esattamente opposta a dove ci troviamo noi, distanza stimata 30 minuti…., siamo irrimediabilmente in ritardo, il bassista con consapevolezza rinnovata afferma di sapere dove si trovi l’altra frazione, mi fido di meno, ma sono talmente stanco che decido di lasciare a lui il compito di traghettarci verso questo strano matrimonio. Inizia un tour che assomiglia ad un minuetto nella provincia Pisana, Castelfranco, Santa Maria a Monte, Bientina, Montecalvoli, Uliveto Terme, sono solo alcune delle tappe toccate dal nostro pellegrinaggio. Alla fine quando ormai disperavo e mi rendevo conto del moto assolutamente anisotropo che ci guidava per approssimazioni successive verso Quattro Strade, arriviamo magicamente in questo simpatico paese, un bar e 4 abitazioni (ed un negozio di moda….). Al bar chiedo cortesemente dove si trovi il circolo Risorgimento, scopro con piacere che dentro il bar c’e’ un parente di Katiuscia (la sposa) che cerca disperatamente il circolo. Il tipo del bar ci chiede cosa ci sia a questo circolo che e’ dalla mattina che lo cercano, lo informo che andiamo tutti contenti ad un matrimonio e lui esclama :
“Boh al circolo arci??” con malcelato disgusto.
Comunque decide di sacrificarsi ed indicarci il circolo, capisco solo “rotonda e bosco, sinistra”, chiedo ancora questa volta capisco solo sinistra….. decido che abbiamo capito e ripartiamo con un corteo di parenti che ci seguono, arriviamo alla rotonda e sbagliamo di nuovo perche’ non trovo il bosco, ma solo sinistra, ritorno indietro e decido di prendere una per una le strade che originano dalla rotonda, alla terza, vedo quello che l’indigeno aveva definito “bosco’ (6 alberi malandati) ed a sinistra con un insegna sgarruppata Circolo Arci Ricreativo Risorgimento. Siamo arrivati tempo galattico 20.45, 2 ore nette per fare 20 KM un record. Montiamo a tempo di record gli strumenti, il matrimonio e’ nella sala da ballo dell’ameno circolo, naturalmente tutte le forze dell’universo remano contro di noi, attacco il mixer all’impianto della sala e nessun suono udibile da orecchio umano viene emesso dai giganti alle pareti. Si materializza un vecchino dall’eta’ imprecisata, un classico con un bastone e faccia schifata. Mi guarda e bofonchia qualcosa che non riusciamo a decifrare…. Sorrido cortese, ma lui mi guarda torvo e sbatte il bastone sul palco. Non capisco, allora ci manda a quel paese e si avvia dietro il palco….. magicamente il suono esce dall’impianto, andava acceso, torna e ci guarda con pieta’. Giusto il tempo di un bicchierino di vino ed un po di cibarie dal buffett matrimoniale, mi guardo introno e vedo la popolazione che abita la ‘balera’, non ci sono dubbi sull’andamento della serata. Iniziamo perche’ lo sposo vuole un sottofondo.
C:> Modalita’ sottofondo on
Si parte con un po di quel repertorio tanto da commedia italiana del grande boom, la cassa spia gracchia, il suono che viene fuori non ci e’ dato di sentirlo, i compagni si abbuffano con gesti plateali intorno al tavolo. Ogni tanto una compagna cameriera ci porta da bere e noi continuiamo amichevolmente nella nostra modalita’ sottofondo.Dopo un ora lo sposo decide di riprogrammarci.
C:> Modalita’ Diamogli una svegliata
Felipe risponde, se smetti di darli da mangiare e gli dai solo da bere vedrai che se la danno una svegliata….
Syntax Error, il tipo ride ma non ha capito niente, cmq decido io di iniziare il piano inclinato famoso della cazzata partendo da Guantanamera. Sempre nelle feste, nei gruppi di persone si imbosca un provetto maestro ballerino ormai ho studiato anche questo effetto. Il simpatico maestro si mette al comando della schiera di compagni ed inizia il famoso ballo di gruppo (Un due’ tre batti le mani…) un misto di Alligalli , Foxtrot e Mazurca. Noi continuiamo a pestare, avendo capito che hanno un autonomia molto limitata. Si avvicina una femme fatale a Felipe, dicendo che lei e’ una ballerina di liscio e noi dobbiamo fare liscio, arriva un’altra tipa che ci chiede una ‘vasada’… noi ci guardiamo e non sappiamo che dire ma cosa sara’ mai una vasada? Un ballo partenopeo propiziatorio da suonare durante i matrimoni? Poi capiamo che intendeva quella sgradevole variazione del cha cha cha commerciale chiamato bachata… , arriva una venezuelana, una brasiliana ed un argentino….che iniziano a fare battute con felipe che smette di suonare e si imposta in modalita’ splendido on. Dopo 10 minuti sono tutti a bere con lo sposo, io tento di continuare a suonare qualcosa con il bassista che con la sua solita accordatura creativa, suona delle cose incredibili, armonici degni del miglior Jaco Pastorius, sostituzioni degne del miglior Mingus, finiamo questa meraviglia e sono appena le 23.30 sono gia’ quasi tutti andati via, rimaniamo a parlare male di Berlusconi, Frattini, Fini, Chavez, Bush, scopriamo che lo sposo ha un’osteria dove ci invita presto a mangiare il tartufo, decidiamo che siamo tutti affratellati sotto la stella dell’internazionale comunista. E ci salutiamo con enfasi. Io ricordo allo sposo che siamo tutti fratelli dell’internazionale, ma lui non ci ha pagati…. Lui si batte la testa, scusandosi e mi chiama in disparte prende il portafogli e dice la frase :
“Non mi fate un regalino di matrimonio?”
Uff, ma come non mi fate un regalino, dai si era detto, dai non mi mettere in difficolta’ tra compagni, su…. Ed allora lui con lo sguardo del capretto che viene sacrificato mi consegna la cifra pattuita, facendomi sentire un perfetto stronzo. Ci salutiamo continuando a dichiararci affetto imperituro, felipe sta circuendo la novella sposa, riusciamo a tirarlo via. La serata si conclude a casa di un amico del bassista, che non si capisce cosa faccia nella vita, ma che ogni volta troviamo in casa con un sigaro, una vestaglia ed un bicchiere di un qualche costosissimo liquore davanti al caminetto con aria da padrino. Scene da un matrimonio.
(On Air PAblo MIlaNEs VErDaD AMaRga)
Musica per boscaioli PT2 (But green is the color..)

Esiste un seguito alla vicenda della serata danzante per boscaioli. Siamo diventati molto simpatici ad un paio di capo boscaioli capitalisti, che organizzano periodicamente delle serate di musica e cibarie. Sabato, nel cuore della garfagnana si e’ svolto uno di questi simpatici eventi, location un simpatico ristorante affittato in parte per l’evento. Questa volta il target e’ diverso, benpensanti e danarosi professionisti della lucca bene. Premessa della serata del nostro improvvisato imprenditore
Ragazzi ecco ehm, magari stasera non suonate comandante che che dite?
Come si sa quando si proibisce ai bambini di fare una cosa, di solito si fa aumentare la voglia di farla, mi viene voglia di suonare Bella ciao seguita dal Pueblo Unido, e poi le Chants de Partisans, e poi Addio Lugano Bella e tutte le canzoni di lotta e protesta che conosco, ma so che non esiste speranza Felipe e’ troppo tappetino per fare una roba del genere, mi rassegno all’ambiente capitalistico destrorso e mi concentro sul cibo (almeno quello con il vino in queste occasioni e’ sempre ottimo). Si inizia con tre quattro pezzi lenti, mi rendo conto che sara’ uno spreco, sono in forma, il suono non e’ male, e sono abbastanza tranquillo musicalmente parlando, questi tre pezzi scorrono via tranquilli con qualche ululato di damerino impomatato con il grugno immerso nel piatto.
Torniamo al nostro tavolo, e si avvicina una coppia inquietante, lei e lui. Lei completamente ubriaca, minigonnata occhio spiritato, inizia
"Bravi, cioe’ bravi, ma suonate davvero?"
Io mi tengo, immergo lo sguardo nel piatto e lascio al bassista e felipe il compito (per loro non ingrato) di connettersi con l’aliena, mentre l’alieno inizia a chiedere a me ed al sassofonista
"Fate musica italiana, gigi d’alessio, gigi d’alessio"
Sorridiamo con un qualcosa che somiglia ad un ghigno ma come cazzo si fa a chidere ad un gruppo con il cantante negro sudamericano che parla uno slang ispano-viareggino di cantare gigi d’alessio…..promette malissimo.
Iniziamo la seconda parte mentre un boscaiolo ripulito ci incita daiiiiiii daiiiiiiiiiii facciamoli ballare siiiiiiiiiii
So che questo incitamento avra’ effetti devastanti sulla psiche disturbata di felipe, che sente il richiamo della foresta, si sente in dovere di far ballare la gente a qualsiasi costo. E’ il solito inizio onirico verso il piano inclinato della cazzata. SI parte, yeah volumi a palla, velocita 260 di metronomo, per montuno scatenati senza senso e la gente inizia a dimenarsi ovunque sul palco, ogni tanto mi sento una mano sulla testa, non vedo piu’ gli altri musicisti, immersi da tette, culi, bicchieri, una tipa sale sull’amplificatore del basso ed inizia a dimenare il bacino come l’invasata di Capossela che se la mena e se la squassa, il bassista non ha piu’ bava disponibile e le sue gia’ limitate capacita’ musicali scendono sotto il range dei numeri naturali, diventando negative, riesce a suonare delle cose che non esistono, il basso e’ scordato di mezzo tono, ah che delizia. In mezzo a tanta virtu’, si agitano due bambine si due bimbe di una decina di anni, vestite come due veline, truccatissime ( scopriro’ dopo che la loro mammina era quella che con le bacchette percuoteva i timbales di felipe come un ossesso durante la nostra performance). Con il mio amico sassofonista deliberiamo che non possono essere due bambine quindi abbiamo tre alternative
1) Sono due nane di 25 anni ciascuna
2) Sono due ogm
3) Sono un ologramma o frutto della cattiva digestione del cinghiale
Ormai la situazione e’ fuori controllo, il pianobarista quasi centenario che ci fa da spalla, inizia a palpeggiare accanto a me, anzi propria sopra il mio pianoforte una tipa, un’altra mi scompiglia i capelli, non riesco piu’ a vedere il sassofonista, sento qualche barrito che rassomiglia al corno di Boromir durante la carica degli orchi, perdo il controllo ed inizio a percuotere tipo tamburo il pianoforte, nessuna reazione il ballo continua scatenato, cavi staccati, il pandeiro di felipe viene trapassato da una zampa di orca, che lo distrugge, allora mi alzo in piedi e non riesco a vedere felipe immerso nel casino, ha smesso di suonare eballa con una tipa, il bassista continua a suonare corde senza logica sul basso, il corno di boromir e’ sempre piu’ flebile. Devo far arrivare i rinforzi, allora inizio a suonare il pianoforte con il sedere, tanto cmq ormai non siamo piu’ in grado di capire cosa si stia suonando, credo si tratti di una versione Pulp di Guantanamera, nessuno si accorge del delirio, finiamo questo incubo, e lasciamo le danze al nostro simpatico pianobarista, che parte con "Noi siamo figli delle stelle" .
Penso che il peggio sia finito ed invece…., veniamo abbordati da quattro tipe , io e paolo odoriamo subito il pericolo e ci mettiamo in modalita’ vecchini del Muppet ON. Il bassista iniza a palpeggiare una tipa che dopo dieci minuti di palpeggiamento vedremo farsi palpeggiare da altro figuro, un’altra tipa invece inizia una conversazione con me e paolo, e ci illumina sul fatto nell’ordine che:
1) Non esiste l’orgasmo vaginale
2) Lei possiede un albergo una farmacia ed ha il conto in banca in rosso
3) E’ destrorsa
4) E’ favorevole alla legge appena emanata sull’equiparazione di droghe leggere e pesanti.
5) Noi uomini andiamo tutti a transessuali perche’ non riusciamo a trovare il punto G di una donna
Ed altre amenita’ di questo tipo, ci guardiamo con Paolo, lo sguardo significa vediamo in quanto tempo la facciamo scappare, ed iniziamo a parlare di socialismo reale, di stato sociale, di tolleranza, ma lei resiste, ed allora Paolo ha un idea geniale, le dice :
"L’amore e’ di sinistra"
Io inizio a ridere, lei si incazza come una biscia e dice che siamo pazzi, dopo aver blaterato qualcosa finalmente si allontana e si attaca ad un damerino con capello fluente, giacca cravatta, mascella levigata. Cazzo le dovevo dire che l’orgasmo vaginale era di sinistra perche’ non mi e’ venuto in mente…. Dopo questa esperienza, c’era una coppia molto carina che con la festa non ci azzeccava nulla, erano clienti del ristorante ed erano stati affascinati da cotanta umanita’. Si avvicinano ed iniziamo a parlare, finalmente qualche parola serena, tranquilla, avevano visto tutta la scena di noi due Muppet alle prese con la destrorsa imprenditrice, quindi parliamo, lei e’ di Foggia, lui di Firenze, si parla di cose semplici e tranquille di quel desiderio di vita che ci ha portato fuori dalla puglia, della musica, del desiderio di espressione, e questa cosa non la so spiegare ma si e’ creata una cupola protettiva, un qualcosa che alla fine forse complice il vino, non so ci ha fatto salutare con un abbraccio caloroso, bello, vero ed autentico al di la’ del mare delle cazzate viste, sentite e fatte nella serata. Non ricordo neanche il loro nome, un’incontro un punto nello spazio tempo.
La serata continua ormai sono le quattro, ci avviamo a smontare quando un’altra aliena si avvicina e dice "Ora tutti spaghettata a casa miaaaaa"
O cazzo, no la spaghettata no, allora dico che vado e mi rispondono "MA sieeeete una squadra daiiiiiii"
Ed io "No guarda sono un mercenario, considerato che ho appena preso i soldi, me ne vado, stasera sono solo un mercenario…"
La tipa mi guarda con occhi spiritati, (effettivamente ho volutamente esagerato), ma sono veramente stufo delle cazzate, considerato che la strada e’ piena di neve e dovro’ fare piu’ di un ora per tornare verso casa e voglio conservare quel po di sensazioni positive che mi sono state date dai due ragazzi di Firenze, da quell’umanita’ nascosta anche in quel posto assolutamente demente. Arrivo a casa alle 6 di mattina, distrutto con la certezza che la serata del 9 febbraio con felipe sara’ una delle ultime… e con la certezza che le storie raccontate dai blues brothers sono di vita vissuta.
(ON Air VAnESSA RUbin IT’s NOt Easy Beeing GReeN)
Musica per boscaioli

Appuntamento ore 18.30 Lucca per dirigerci verso la Garfagnana dove dobbiamo fare un concerto ad una non ben specificata festa. Il non ben specificato non so dire ma insomma mi provoca agitazione, conoscendo gli strani posti in cui siamo capitati con il gruppo latino americano, il fatto che il boss non abbia specificato lascia qualche ombra. Per il solito ormai ben studiato e documentato effetto relativistico del tempo che regola la vita dei sudamericani le 18.30 si sono trasformate nelle 19.30, arrivo quindi a Castelnuovo verso le 20.30 (quando felipe aveva promesso un arrivo alle ore 18..). Trovare il posto dove sara’ questa festa non e’ impresa semplice, alla fine ci imbattiamo nella dritta giusta ed arriviamo davanti… ad una falegnameria, ebbene si una falegnameria, penso di aver sbagliato quando vedo arrivare un garfagnino tipico che sbraita e mi saluta (lo conosco per un altra festa un po piu’ normale dove avevamo suonato a Dicembre) gridando Hasta siempre…, e poi giu’ una sequela di coloriti saluti nella tradizione garfagnina che non lasciano dubbi sulla religiosita’ particolare della gente del luogo e via pacche sulla schiena e danze di giubilo per il reincontro. Io mi guardo intorno e vedo solo seghe circolari, tronchi, fango, qualche ruspa ed un decadente capannone e chiedo garbatamente all’indigeno dove posso scaricare il mio pianoforte. Mi indica una scala con una porta in cima, gia’ immagino una festa sullo stile di Eyes Wide Shut e mi verrebbe di chiedere la password per entrare, ma e’ tardi lascio da parte le fantasie cinematografiche, e mi avvio a scaricare. Il sassofonista torna ridendo dalle scale ed io mi preoccupo, cosa avra’ visto (ed inizio a ricordare tutti gli episodi strani in cui ci siamo trovati a suonare…), prendo il pianoforte e lentamente mi arrampico sulle scale di cemento disseminate di tronchi, apro la porta e…. tadaaaaaa , una schiera di simpatici boscaioli, consorti, falegnami seduti ai tavoloni tipo festa dell’unita’ in una sala di 100 mq con una temperatura tropicale, ed un maiale che viene portato in processione al centro della sala, per far vedere la preda ai famelici boscaioli, naturalmente l’illuminazione e’ affidata al neon, intimo e riservato, inizio a maledire felipe e le sue cazzo di serate strampalate. Ma non faccio in tempo ad arrivare schivando pezzi di maiale, boscaioli, figli di boscaioli all’angolo riservato ai musicisti, che un oriundo inizia a gridare brindisi propiziatori per i musici, e ci ritroviamo con un boccione di vino a sbevazzare, montiamo, facciamo un pezzo cosi’ tanto per lavarci la coscienza e poi ci avventiamo sui tordelli della garfagnana, seguiti da quel famoso maialino e formaggi col miele, tutto innaffiato da ottimo vino rosso, niente da dire, e scambiare brindisi con boscaioli seduti al tavolo. Naturalmente iniziano a guardarci impazienti, del resto siamo arrivati in ritardo e stiamo mangiando rilassati a nostro agio come se avessimo tagliato alberi ed allevato castori da quando siamo nati, insomma tocca iniziare il piano inclinato delle cazzate, che finira’ nelle danze propiziatorie del boscaiolo della garfagnana, assai caratteristiche, un misto di accoppiamento degli orsi delle cascate vittoria e degli indigeni delle foreste australiane, da non perdere potrebbero farci una puntata di Super Quark. Io veramente di queste serate ne ho abbastanza, so dove arriveremo al girone infernale di Guantanamera, al bis di Comandante Che Guevara storpiata nel testo dallo stesso felipe che non la imparera’ mai…, ed infatti il copione e’ perfetto, anticipo la cazzata con la preveggenza di uno stregone sioux. Dopo due ore di fatica e di rumore e di danze di accoppiamento e qualche accenno di trenino, smettiamo di suonare, ormai siamo rimasti in pochi musicisti e capi boscaioli, uno si avvicina a me con aria minacciosa, ahi…. e mi dice.
Boscaiolo: "Cazzo che faccia che avevi mentre suonavi, uno proprio dice dio bip bip…. guarda lu li come si rompe le palle"
Quoyle: "Ehm si vedeva tanto?"
Boscaiolo :"Beh si, bravo eh ma proprio non avevi voglia ti stavi per addormentare"
(Cazzo se ne sono accorti che mi stavo addormentando, sono dotato di questa capacita’ ho un pilota automatico per le cazzate di felipe, quando parte, posso quasi riposare, ho suonato con lui per 3 anni in una discoteca in Versilia ed alla fine quasi riposavo mentre suonavamo, tanto il repertorio era lo stesso da anni e sapevo esattamente cosa avrebbe detto fatto e sbagliato quindi…)
Quoyle : "No no chiudo gli occhi per sentire meglio la musica (bugia pietosa)"
Boscaiolo : "Vabbe dai suonate qualcosa senza felipe te ed il sassofonista"
Io per il senso di colpa di essermi fatto sgamare, non mi tiro indietro, ed iniziamo una cosa abbastanza adatta sempre per le danze propiziatorie del legno, The Girl from Ipanema. Felipe naturalmente da vera prima donna, anche se e’ distante ci sente riprendere e si sente in dovere di allietare il boscaiolo con i suoi gorgeggi in portoghese, il bassista che sta al suo basso come il figlio di Piero Angela alla scienza, inizia a storpiare il brano inserendo delle fantasiose alterazioni cromatiche che credo siano di origine garfagnina…. ed insomma ci si riposiziona immediatamente sul piano inclinato della cazzata, iniziando a rovistare nel bidone della spazzatura del nostro repertorio regalando perle ad ogni minuto che passa. La fine della serata, scorre tra reminescenze degli anni 70 dei boscaioli, della PFM, dei King Crimson, degli Area, dei Cream, dei Soft Machine, degli Osanna, dei Trip, con me che guardo il tipo che continua a parlare, e per non ascoltarlo continuo a bere quel famoso ottimo vino rosso, pensando alla musica cubana e quanto davvero sia poca la cultura di cosa significhi e quanto sia superficiale il nostro modo di ascoltare e fare musica, alla salute dei boscaioli della garfagnana.
(ON Air Carlos PUebLa Quiero Amarosa GuaJra)















