Disaccordi

luglio 27, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog

Quello che mi e’ successo, ancora devo capirlo. Altalene di umori, a volte una parvenza di felicita’, a volte un vuoto che non riesce (e forse non vuole) ad essere riempito.
Energie tutte convogliate verso il concreto, il concreto che poi alla fine non mi interessa, non mi ha mai interessato. L’interiore dimenticato, la solita vecchia atavica paura che credevo sconfitta. E non e’ vero, non lo e’ mai stata. Non mi faccio toccare, scappo, sfuggo, appena sento qualcuno sfiorarmi, appena qualcuno riesce a trovare un buco, sfuggo, mi nascondo negli angoli piu’ irragiungibili della mia anima. E la cosa strana e’ che non mi pesa, mi sta bene questa vita non vita, in questo momento le scelte fatte mi aiutano, la stanchezza fisica mi rincoglionisce e mi permette di scaricare su problemi estremamente pratici, disarmonie interiori.

On Air: Someone to watch over me Quoyle Piano

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The Bait

luglio 22, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, My Music

blue

COME live with me, and be my love,
And we will some new pleasures prove
Of golden sands, and crystal brooks,
With silken lines and silver hooks.

There will the river whisp’ring run
Warm’d by thy eyes, more than the sun ;
And there th’ enamour’d fish will stay,
Begging themselves they may betray.

When thou wilt swim in that live bath,
Each fish, which every channel hath,
Will amorously to thee swim,
Gladder to catch thee, than thou him.

If thou, to be so seen, be’st loth,
By sun or moon, thou dark’nest both,
And if myself have leave to see,
I need not their light, having thee.

Let others freeze with angling reeds,
And cut their legs with shells and weeds,
Or treacherously poor fish beset,
With strangling snare, or windowy net.

Let coarse bold hands from slimy nest
The bedded fish in banks out-wrest ;
Or curious traitors, sleeve-silk flies,
Bewitch poor fishes’ wand’ring eyes.

For thee, thou need’st no such deceit,
For thou thyself art thine own bait :
That fish, that is not catch’d thereby,
Alas ! is wiser far than I.

On Air: The Bait Quoyle Piano

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Parole

giugno 13, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog

Il mio blog e’ dotato di intelligenza emotiva…sono molto colpito dalle parole che sceglie (in realta’ legge le parole che io uso di piu’ quindi diciamo che quel box e’ un po’ una cartina di tornasole, un box di autoanalisi… che mi racconta le parole che uso piu’ frequentemente)

Un po’ racconta le priorita’ della mia vita… Jazz Musica Passione sono enormi, le uso spesso ed in effetti sono il centro della mia vita, il resto e’ al contorno, poi il piano ed i pensieri (questi dovrebbero diventare un po’ piu’ piccini ma insomma gia’ il fatto che stiano dietro alla musica e’ una buona cosa..) e poi mi colpiscono le parole andare comunque finalmente, raccontano la tensione al movimento, la mia battaglia quotidiana con la mia staticita’, il desiderio appunto di movimento insieme con quelle altre parole buffo che siano consecutive.. propria storia, questo racconta del mio attaccamento al passato, di appunto quella dicotomia tra tensione al movimento e guardarsi indietro, davvero stupefacente come le parole possano essere cosi’ aderenti al proprio essere, leggere questo estratto delle mie parole, avulso dal contesto , semplicemente come suono e significato intrinseco mi fa sorridere era tutto li’….

Impressions

aprile 24, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog

Ogni tanto in determinati periodi, mi capita di fermare molto piu’ spesso le cose che guardo, come se tutto andasse piu’ lento. In questo periodo come capita ogni volta che esagero con le tensioni emotive il mio corpo mi parla e mi lascia a piedi, devo imparare ad ascoltarlo ed ascoltarmi di piu’.
Sabato
Passare dall’universita’ con la cerimonia di consegna dei diplomi conseguiti con lode, entrare nella stanza e vedere tanti volti, alcuni francamente un po assurdi, osservare semplicemente il tripudio di genitori e flash, e macchine fotografiche. Provare un misto di simpatia e rigetto, in realta’ il sistema parte di li’. La mancanza critica dilagante, l’omologazione bestiale del pensiero, dell’apparire del vivere spesso nasce anche in quel posto. Simpatia, per una proiezione del tempo, ti rivedi, ricordi i pomeriggi passati a discutere dei massimi sistemi, quel tavolino del bar, dove ci si ritrovava e dove il tempo passava inesorabile rubato allo studio. Un po’ manca quella ingenuiita’ di fondo del vedere le cose.
Sabato
Circolo Arci Avenza Carrara, posto di anarchici e di semplicita’ alcolica ed umana. Volti scavati dal vento, sorrisi con qualche dente in meno del previsto, vino rosso di quello schietto che circola, una persona che non vedevo da 12 anni, l’ultimo incontro era stato funambolico ed imbarazzante…. una festa a casa sua dove si suonava e poi nel pieno della sbronza reciproca, ritrovarsi abbracciati in un angolo e poi il niente… lo shock alcolico con effetti imbarazzanti, da quella sera persi di vista, strano ritrovarsi a suonare insieme dopo tanti anni, con quel sorriso che ricordava quel delirio di quella notte di maggio. In fondo mi manca anche questo modo di vedere il mondo,di questa semplicita’ del baccello con il pecorino, della gente che ascolta applaude e viene a parlare alla fine, grazie della serata mi dicono, ed io rispondo dicendo che devono ringraziare il modo in cui sono fatti, se noi abbiamo suonato in quel modo e’ perche’ si sentiva l’attenzione, la cura ed il rispetto. Fermo un angolo in pietra, i discorsi sulla resistenza alla fine della serata. Respiro forte, voglio sentirmi vivo, e riprendere in mano il mio tempo. Le parole a volte sono lame taglienti.
Domenica
Passeggiare per la citta’ in quelle strade deserte e ripercorrere il percorso, le strade, le persone, il cervello che va velocissimo, recupera da aree di memoria istantanee passate, le trasfigura, le riporta nel presente, sensazioni strane con il vento che mi accarezza delicatamente.

On Air: Stefano di Battista Stars Fell on Alabama

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Imagine

marzo 23, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte

Tante piu’ cose vorrei dire e tanto meno mi vengono le parole per farlo. Aria strana, non sono bravissimo a cambiare, mi perdo sempre in un mulinello di pensieri, gia’ da ieri sera concerto strano quello al CPA di Firenze, in trio percussioni, sax e pianoforte. Deriva, onde, calore di intesa umana, immaginare se quello fermato in quelle due ore di musica fosse il mondo reale. Cena con tante persone a parlare di Bianciardi, Gadda, politica, pensare che la gente non sa parlare piu’ di politica. E le note quelle che il mio minidisc si e’ rifiutato di registrare, peccato erano belle, ma forse un segnale che mi dice che non e’ possibile fermare la bellezza, quella viene e si dilegua istantaneamente, del resto e’ il cuore del jazz, quello che si improvvisa muore istantaneamente, quello che si suona diventa immediatamente passato, non fai in tempo a provare sentimenti, sei immediatamente proiettato in avanti, forse e’ questa magia di sospensione che non ha passato e non si preoccupa del futuro che mi affascina del jazz, sei solo nel momento che improvvisi e non ci sono affanni e non ci sono dolori e non ci sono gioie, c’e’ solo il rapporto con questa entita’ che e’ la musica. E quei colori come erano strani, 2 ore ad occhi chiusi ascoltando solo le note, fregandomene delle strutture e delle infrastrutture, seguendo la direzione che indicava la musica. Ecco tante cose volevo dire e pochissime ne ho dette, non riesco a tradurre il delirio interiore in parole..(il caso non esiste…)

Imagine there’s no heaven,
It’s easy if you try,
No hell below us,
Above us only sky,
Imagine all the people
living for today…

Imagine there’s no countries,
It isn’t hard to do,
Nothing to kill or die for,
And no religion too,
Imagine all the people
living life in peace…

Imagine no possessions,
I wonder if you can,

No need for greed or hunger,
A brotherhood of men,
imagine all the people
Sharing all the world…

You may say I’m a dreamer,
but I’m not the only one,
I hope some day you’ll join us,
And the world will live as one

On Air: Quoyle Imagine

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Alternative (Lo sguardo del Flaneur)

febbraio 2, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Concerti, Live Music, Racconti

 

Qualche tempo fa abbiamo fatto un concerto a San Miniato, premesse non ottimali, risultato eccellente, nessuna aspettativa, ottima musica. In quell’occasione decidemmo di ripetere quanto prima l’esperienza facendo una serata a Firenze presso il CPA, compenso nullo, voglia di suonare tanta. La serata era fissata per ieri sera, naturalmente ed umanamente, le aspettative almeno da parte mia, erano alte, cercavo di ripetere le sensazioni positive di San Miniato (gia’ non imparo mai…). Quindi si cerca di ripetere il rituale, assoluta improvvisazione, nessun piano per quello che si vuole suonare, apertura mentale completa. Purtroppo la convalescenza mentale delle ultime settimane si fa sentire e sono terribilmente suscettibile, un piccolo commento riesce a devastarmi l’equilibrio manco a dirlo instabile. Le variabili poi sono molte, troppe, c’e’ con noi un Sax Contralto mai visto che ha una voglia suprema di suonare ed io quando vedo un musicista cosi’ desideroso di suonare non riesco a fermarlo. E’ bravo, molto bravo, troppo bravo e la sua voglia di suonare e’ talmente tanta che non si ferma un momento e ci trascina in un mood che non ci appartiene, bop scatenato, si suona tutti troppo e troppo senza ascoltarsi, il suono e’ un po scollato, l’energia ‘ comunque buona. Si parte alle 23.15 con Alone Together, sembra avere respiro ma dopo un paio di giri siamo gia’ a mille, riccardo alla batteria e’ in trance tutta la sera, chiudo gli occhi, il basso e’ fuori sintonia, non c’e', mi manca una mano sull’armonia, non mi reggo bene e non riesco quindi ad esprimere bene quello che vorrei. Si va avanti fino all’una e mezza senza pause, senza soste passando per versioni mistiche di Nardis, fast swing come There will never be another you, si suona con la testa bassa, io ed il batterista si vede e si sente specialmente per scaricare una qualche tensione interiore, cerchiamo la messa a terra. La fine e’ la parte piu’ bella di questa serata, per il posto, per la gente, per il fatto che spesso immerso nel mio mondo plastificato ‘perbene’ del giorno dimentico che esistono altre possibilita’, e dei valori che non sono semplicemente quelli del valore legato alla capacita’ di attrarre soldi. Respiro in questo posto (con uno sguardo velato di tristezza che non mi lascia), una liberta’ almeno dei sentimenti e delle sensazioni, inizia una lunga notte fatta di musica balcanica, almeno una decina di fiati che si inseguono sulle note balcaniche, riff ossessivi, il nostro batterista che ha bisogno ancora di liberarsi si immerge nel suono, e mentre smonta la batteria continua a suonare il rullante insieme a questi fiati al centro della stanza, uno sguardo complice che non riesco a sostenere.

 

Le corse dei cani felici intorno a questa liberta’, l’evidenza del desiderio di cultura e liberta’ intellettuale, la piccola biblioteca majakovskij che scopro in un giro per l’edificio di notte, le troppe sigarette, l’alcol che aumenta, l’aria di Firenze che ha sempre qualcosa di meraviglioso per me, un odore inconfondibile quello delle mie notti fiorentine, non riusciro’ a spiegare ma mi regala l’odore del potenziale, l’odore del possibile, l’odore della vista alternativa, odore che puntualmente svanisce con l’alba. odore che perdo la mattina quando sono immerso nel mondo fatto di convenzioni, di nessuna liberta’ intellettuale, di liberta’ apparente. Notte molto strana quella passata, di distanza da me stesso, di note stanche, di benessere e di malinconia.

On AirKeith Jarrett Heartland

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Un po di cose…(filigrane)

dicembre 27, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog

Il tempo delle vacanze e’ sempre prezioso, il tempo per respirare, lontani dal rumore quotidiano, dagli affanni pratici, un po lasciarsi avvolgere dall’amore di una famiglia un po troppo lontana, lontana nello spazio, nel tempo e nel modo di vivere, una famiglia che ti ama ma non ti capisce perche’ il mondo fuori e’ cambiato e loro resistono, vivono indietro nel tempo in un orologio fermo a 20 anni prima, sono belli nella loro visione delle cose, mi fanno sorridere, si proteggono a vicenda, in questo equilibrio cosi’ fragile del tempo che si esaurisce, ogni volta che torno temo di non trovare le cose come dovrebbero essere, la nonna sempre piu’ curva, i malanni di mio padre che aumentano. E domani come sempre la mia corsa riprende, lontano con i soliti pensieri e le solite inquietudini, con il solito desiderio di averli piu’ vicini a me, desiderio forse egoistico.

Quel caffe’ la mattina come ai tempi del liceo, la casa e’ diversa, da quando mia sorella e’ morta hanno cambiato 3 appartamenti, in perenne fuga dai ricordi, ed io mi sento sempre cosi’ terribilmente ospite, non riconosco piu’ gli spazi, l’altra casa, quella della nonna, persa dai debiti del nonno, anche quella e’ un ricordo, sono passato sotto a vederla a ricordare gli anni trascorsi. Il pianoforte dello zio anche quello perso con la casa, chissa’ chi lo stara’ suonando adesso. La mia inquietudine a tornare a casa sempre uguale, da quella discontinuita’, sempre uguale il disagio di ritornare in quegli spazi. E leggere, trovare finalmente il tempo per leggere, frugare negli scaffali di casa e ritrovare sempre libri da portare via con me, per avere un filo, una continuita’ portare un pezzettino di casa nella mia casa. Gli appunti di mia madre su qualche libro, la dedica di mio padre su un’altro…., i tratti di matita, li sento come qualcosa di prezioso da custodire e portare con me. Il desiderio di essere altrove ed il desiderio di non essere altrove, il desiderio di essere diverso ed il desiderio di essere me stesso solo piu’ libero, libero dalla nube di ricordi, di doveri, di cose che sento. Rileggevo in questi giorni il libro su Luca Flores, Il disco del mondo, molte cose mi erano sfuggite, in particolare un passaggio tragico in cui gli amici di Flores raccontano il suo dramma : O vivere o suonare, rassegnarsi ad essere una persona sana e normale o riuscire a suonare, metafora tragica, con i farmaci sotto controllo Luca riusciva ad essere normale, ma il controllo della mente impediva la musica, senza i farmaci Luca si lasciava prendere dalla disperazione e non riusciva a vivere ma suonava, dio come suonava. A volte ho paura delle cose che sento, che riesco a controllare, ma a volte i pensieri diventano cosi’ ingombranti, e vedo delle nubi scure e riesco a cacciarle, il mio rapporto con la musica a modo mio e’ totale, mi rifugio, mi cura e mi distrugge allo stesso tempo, e’ sempre stato cosi’ da quello stop brusco in cui mi sbarazzai di tutti gli strumenti musicali, non avevo neanche una tastierina in casa, due anni di silenzio, rinchiuso ad ascoltare musica, ascoltavo specialmente Jarrett che mi accompagnava nei posti bui della mia anima, mi faceva male, mi spingeva a vedere dove non volevo vedere, tutti i contatti con i musicisti tagliati, e poi all’improvviso dopo due anni di nuovo le mani su un pianoforte e ritrovarsi tutti quegli ascolti, tutte quelle note che erano entrate dentro, la tecnica sbiadita, le mani rallentate, il pensiero veloce, la frustrazione di non poter assecondare il pensiero con quelle mani,e piano piano riprendere a sentire con calma, con pazienza, e di nuovo ritrovarsi alla fine di un concerto un paio di anni fa con quei colori alterati con i sensi aperti di nuovo, ed odorare la vita e ricordarsi come era o forse come potrebbe essere, riesco a vivere solo quando forzo le mie difese con la musica, questo me la rende amica e nemica, riesco a comunicare solo attraverso una tastiera, senza ho difficolta’. Chi mi ha amato sa questa cosa conosce questo rapporto ingombrante con la musica, o vivere o suonare, meglio sarebbe vivere suonando, riuscire a vivere e comunicare, ma certe cose non si imparano di colpo, gli strati di insicurezza, le ferite inferte ed autoinferte, si sentono. Veramente non so che piega ha preso questo post, scrivo senza direzione senza meta, come mi e’ capitato di girare in questi giorni, avvolto dai ricordi, con uno sguardo dolce di affetto verso la mia famiglia, con le assenze che pesano dentro di me, con la mia assenza che pesa dentro di me, con il desiderio di accogliere ed amare che ho dentro di me, con la paura di accogliere ed amare che ho, con la paura di essere amato. Ed ancora una volta riparto, ritorno, mi rimetto in viaggio, e non vorrei aver fatto un’altro cerchio ed un’altro ritorno, ma vorrei trovare l’energia per trasformare un’energia che ho dentro che uso parzialmente contro di me, e riuscire a riverberarla fuori, a lasciarla libera, prendendo decisioni, smettendo di essere autoreferenziale, smettendo di compiacermi nel mio silenzio e nel mio disagio, cercando una ragione nei silenzi che silenzi non dovrebbero essere, nelle assenze che assenze non sono.

 

On AirFiligrane Enrico Pieranunzi Parisian Portraits

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