"Non ci sono parole. Non ci sono parole….
"Non ci sono parole. Non ci sono parole. Non ci sono parole, scrisse lei ripetutamente sul suo quaderno di appunti. Poi: non ho parole, non ho parole, non ho parole." Lynne Tillman
On Air: Steve Kuhn in Cafe Solo & Duo Danny Boy
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La muerte del angel
gennaio 3, 2007 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte, Tango

El Patio (Borges)
Con la tarde
se cansaron los dos o tres colores del patio.
Esta noche, la luna, el claro círculo,
no domina su espacio.
Patio, cielo encauzado.
El patio es el declive
por el cual se derrama el cielo en la casa.
Serena,
la eternidad espera en la encrucijada de estrellas.
Grato es vivir en la amistad oscura
de un zaguán, de una parra y de un aljibe.
On Air: La muerte del Angel (A.Piazzolla) Quoyle Piano
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Nave Nave Moe
novembre 2, 2006 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, Pianoforte
Sono in ferie da qualche giorno, ferie atipiche, le dovevo fare perche’ la mia testa ed il mio corpo ne avevano bisogno, ferie atipiche perche’ in realta’ non avevo voglia di fare niente, solo di respirare. Ma per quello non ci vogliono le ferie, quello se lo sai fare lo fai sempre.

Vorrei vedere i colori, la verita’ e’ che non sento niente, non vedo niente, vedo grigio, ed allora provo a circondarmi in casa di colori, una parete aracione, le pareti della stanza del pianoforte di un azzurro screziato di venature bianche, che ricordano il colore del cielo, lavoro fisico per stancare il fisico e tramortire il cervello, a volte funziona. Desiderio di prendersi cura di se stessi, e ci provo, cerco di trattare umanamente il mio povero corpo che di solito subisce ogni tipo di sbattimento, desiderio di prendersi cura di qualcuno ed allora mi aggrappo al mio nuovo amico bianco, compro delle piante per vedere la vita, per sentire quella vita che proprio non riesco a sentire in questo periodo.
Non riesco a suonare, maledizione, non riesco neanche a suonare, ci provo ogni tanto, inizio qualcosa poi mi schianto miseramente dopo qualche minuto, perche’ non trovo il bandolo della matassa, non trovo le note, le mie note, non sono dentro quelle note. La verita’ e’ che sono terribilmente solo, un po per scelta un po perche’ non posso fare diversamente, non riesco a parlare, non trovo anche in quel caso il bandolo della matassa, ho passato giorni a non aprire bocca, a dimenticare il suono della mia voce, non parlo nemmeno al gatto, tanto e’ sordo, non mi sentirebbe, comunichiamo con gli occhi e con la fisicita’. E questi giorni stanno finendo, davanti a me una stampa enorme di Gaugin, appesa nello studio, un quadro che racconta di sogni di serenita’, Nave Nave Moe Fonte Deliziosa (Dolci Sogni), ogni tanto mi sorprendo fermo immerso nel paesaggio di quel quadro e per un attimo mi dimentico, mi dimentico di questa compagnia sgradevole, di questa cappa di tristezza che mi avvolge. Non riesco a spiegarmi, non sono mai stato molto bravo a parlare di me e queste cose non e’ che si imparano all’improvviso. Ci provo, ma poi irrimediabilmente mi annodo nelle spirali mentali, nelle cose non dette, nel fatto che vorrei farmi capire ma per questo desiderio di comunicare spesso mi agito e non riesco piu’ a dire niente. Sparisco da tutti, anche dai miei genitori, ogni tanto ci sentiamo con delle conversazioni che per colpa mia sono surreali e superficiali, perche’ non ho la forza di parlare. E siamo sempre a questo maledetto punto, mi proteggo, ma dovrei proteggermi da me stesso, dovrei proteggermi dalla mia capacita’ innata di trattarmi male, dal mio modo di amplificare le cose, dal mio dispergere energia in processi che non dovrebbero farlo, e mi allontano dalla mia essenza, mi allontano da me, mi allontano da quello che vorrei e mi dimentico di come si puo’ sognare. Quando si arriva al punto di non saper o di non avere piu’ il coraggio di sognare allora vuol dire che le cose sono veramente messe male, e questa sensazione di freddo, di disagio si amplifica e mi lascia spossato per la violenza che ha dentro di se.
(On Air Brad Mehldau Vicar Street Dublin 08-09-1999 Exit music for a film solo piano inedito)
The road to

Bisogno urgente di ricominciare, da uno spazio caldo, mi sono perso. Uno spazio popolato di energie positive, che riescano a riportarmi da dove ero partito, a volte si capisce solo dopo che il percorso era tutto sbagliato, la strada non era quella giusta, ed occorre sbagliare, dolorosamente sbagliare per capire. Alla musica, quella che e’ nata da questo posto, e non sapevo nemmeno esistesse da qualche parte dentro di me. A quella musica che si e’ persa, che e’ stata inghiottita dalla mia stupidita’, dalla mia ottusita’, dalla mia fragilita’.
I remember the night and the Tennessee Waltz
Now I know just how much I have lost
Yes, I lost my little darlin’ the night they were playing
The beautiful Tennessee Waltz.
Per quell’armonia che ho perso, per tutto quello che ho sprecato, per come mi sono sprecato, per come mi sono avvilito ed annullato. Ricomincio da questo fondo, arranco, sono affaticato, dolorante, con in testa una confusione difficile da raccontare.
Da In love in vain uno dei primi standard di cui ho parlato qui dentro , dolorosamente e rabbiosamente da in love in vain.
It’s only human for anyone to want to be in love,
But who wants to be in love in vain?
Ci si abitua a tutto, ci si abitua al peggio degli altri e di se stessi, ci si abitua a giocare al ribasso, ci si abitua a non considerare le proprie sensazioni. Ed il cielo di oggi mi cade addosso, svegliarsi con questo grigio e questo schifo dentro, parole attaccate addosso, parole ricacciate dentro, la cosa peggiore che si puo’ fare ad un essere vivente e’ negare la possibilita’ di parlare di esprimersi, di raccontare, esistono sempre due modi di vedere le cose. E ho bisogno di tutta la positivita’ che ciascuna delle persone che ho invitato in questo spazio ha saputo donarmi in vario modo, piccoli scambi a volte, piccoli particolari apparentemente senza importanza, o con passaggi di vita reale, con gesti concreti e vissuti a volte densi che mi sembrano irreali alcune volte per la densita’ e lo spessore della vicinanza. Per cercare di ritornare a me stesso, la strada verso me stesso, come al solito percorro strade blu, tortuose, difficili, e’ il mio destino, ed il mio desiderio di interiorita’ che mi porta li.
E tornare verso il Tennessee per le strade tortuose, perche’ ho capito tutto quello che ho perso, e spero di riprenderlo per strada, con pazienza, con la certezza che non sara’ un percorso facile, riavere la bellezza che ho scaraventato dal precipizio con violenza, per inseguire la mia interiorita’ vorace e fragile, per i dischi che non ho mai spedito, per quelli che abbiamo ascoltato insieme, per i concerti visti, per quelli mancati. Per l’unica cosa che mi fa sentire veramente vivo, e mi fa comunicare, e mi fa raccontare e riesce a farmi superare la mia staticita’.
(On Air In love in vain + Tennessee Waltz Quoyle Piano)
Interferenze e frammenti
Un taglio Ho lo stesso timbro di Frank sinatra ma con piu’ estensione
Energia Ansia Preferivi non fosse successo affatto?
Preferirei non ci fosse La notte
Caravan Schumann Se non avessi piu’ te
E se domani Mentre mi stringeva la mano passava energia
Non so
Cosa devi risolvere? Sono di ritorno sul treno per casa
From the inside Chissa dove sarai a fare musica..
Incroci ho visto in lui una persona importante Mi vogliono incastrare
A sud del confine ad Ovest del sole Star Crossed Lovers Cassiopea
Il mio taccuino Le note Una panchina
La doppiezza Non le rompere il cazzo
Quando ti giri dall’altra parte c’e’ qualcosa che non va Il muro
La complicita’ La semplicita’ Mauritania
La tromba 1995 il sax Pentagramma uno
How deep is the ocean how high is the sky
Alegria Callada

(On Air Chano Dominguez Alegria Callada from Iman)
Musica per nubifragi
luglio 7, 2006 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, Pianoforte
Mi mancava ancora l’esperienza della musica per nubifragi, ieri sera mi avvio un po incerto visto il tempo a suonare nell’enoteca in cui sto suonando in questo periodo. Arrivo, appena il tempo di montare il pianoforte ed inizia a piovere a dirotto. Io sono davanti al mare, sotto un bel tendone, il rumore della pioggia sulla tenda, l’odore della pioggia sull’asfalto, il sibilo del vento, nessuno davanti o intorno, ma il lavoro e’ lavoro ed inizio a suonare.
E’ un esperienza surreale, che non riesco a fare mia come vorrei, non sono sereno, non mi sento bene e’ un periodo che sto bene solo quando entro in casa e chiudo la porta dietro di me, li sono solo e non mi sento solo, quando sono fuori non sono solo e mi sento terribilmente solo. Continuo a suonare, finche’ non arriva qualcuno che si siede nelle mie vicinanze e stranamente mi ascolta, sono una coppia di Venezuelani, mentre ad un tavolo dei poco simpatici ricconi italiani continua a far squillare telefonini e parlare ad alta voce di soldi, macchine ed affari.
Inizio a suonare per i Venezuelani, tutti i brani sudamericani che conosco, Lagrimas Negras, Contigo en la distancia, Obsession, Verdad Amarga, Oleo de Mujer, Dos Gardenias, finche’ vedo arrivare da me un piccolo indiano, che mi porge una rosa, che mi mandano i due venezuelani. E’ la prima volta che qualcuno mentre suono mi regala un fiore, e la trovo una cosa bella che mi fa sorridere e non so per quale maleficio interiore mi amplifica quella sensazione sorda di dolore e solitudine. Smetto di suonare vado al loro tavolo si aggiunge il proprietario del locale, si parla un po di questo strano atteggiamento degli italiani verso la musica, come al solito si beve del buon vino e mi accorgo che si sono fatte le due. Il proprietario mi chiama dentro perche’ vuole pagarmi, io gli dico che il locale era vuoto, e non mi sembra il caso che mi dia quello che avevamo pattuito, mi guarda incredulo, gli dico di darmi la meta’ perche’ va bene cosi, ci sono cose piu’ importanti ed il rapporto che stiamo costruendo deve andare al di la’ delle contingenze. Apprezzo con i suoi limiti quello che sta cercando di fare, ed a lui piace quello che cerco di fare io, questa e’ la base, mi ringrazia dicendomi che naturalmente sara’ felice di fare lo stesso, se riempieremo il compenso sara’ proporzionale, in questo caso lasciando me abbastanza incredulo perche’ non sono cose scontate, non esistono cosi’ di frequente "gentlemen’s agreement" come questi.
Torno a casa sotto un temporale incredibile, grandine, lampi, tuoni, una sensazione di malinconia potente mi riempie completamente, mi svuota, una voglia di esplodere, di comunicare ed invece ritrovarmi cosi’ bloccato, cosi’ chiuso come raramente sono stato nella mia vita.
(On Air Danzas Cubanas Bebo Valdes di Ernesto Lecuona)
Rising Wings

LE FINESTRE (Kavafis):
In queste stanze buie, dove passo
giornate soffocanti, io brancolo
in cerca di finestre. – Una se ne aprisse,
a mia consolazione- . Ma non ci sono finestre
o sarò io che non le so trovare.
Meglio così, forse. Può darsi
che la luce mi porti altro tormento.
E poi chissà quante mai cose nuove ci rivelerebbero.
(On Air Rising Wings Quoyle Fender Piano)















