First Song for Ruth
aprile 28, 2007 by quoyle
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Avevo gia’ parlato di questa ballata, nella versione eterna del disco live di Stan Getz, opera del bassista piu’ lirico che la storia della musica Jazz abbia mai visto Charlie Haden, una linea melodica essenziale estrema e cantabile, struggente la versione testamento di Stan Getz accompagnato da Kenny Barron nel disco People Time. Sono un paio di giorni che non riesco a toglierla dalla testa, quei passaggi che fanno male dal maggiore al minore, un brano tanto semplice quanto difficile da rendere, e’ ancora molto lontano dalle mie capacita’ di interpretazione, lo suono da tempo, ci giro intorno ed ogni volta mi stupisco di quanta bellezza essenziale e profonda sia racchiusa nei passaggi della melodia, e di quante possibilita’ di interpretazione ne esistano.

On Air: First Song (for Ruth) Quoyle Piano
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Dark intervals
C’e’ un aria irreale stanotte, questa sera e’ gennaio e sembra aprile, gli odori sono fortissimi, ho i sensi devastati, esco per sentire quest’aria notturna cosi’ primaverile. Mi sento un animaletto, quest’aria, questo insolito tepore mi rende inquieto, mi rende agitato. Esco, poca gente in giro, uno strano lunedi’ di un anno che non mi riguarda, mi guardo in giro e non vedo nessuno, parlo con delle persone e non dico niente, ascolto l’aria intorno a me, annuso gli odori insolitamente primaverili, sento odore di liberta’ e sono prigioniero. E avrei voglia di esplodere, di lasciarmi andare, di sentire la terra il ritmo delle stagioni, di annusare il vento, e invece di esplodere ,implodo, collasso, mi riavvolgo la materia si spinge si comprime verso l’interno pericolosamente, forse e’ questa una parte di follia, forse sono molto semplicemente pazzo o squilibrato, ma ci deve essere qualcosa di meglio, qualcosa di piu’ vicino ai ritmi primordiali. Annuso, anche dentro queste pareti che mai come stanotte mi stanno strette, facendomi sentire una solitudine ancestrale, primordiale, bestiale, carica di rabbia. E non posso stare in casa, esco di nuovo vado a respirare di nuovo la mia dimensione, quella notte che mi accoglie teneramente, che non mi giudica che mi fa sentire reale, nel silenzio irreale dei suoi colori, nel sonno delle persone intorno. Anime perdute, presenze, visitors from nowhere…

On Air: Hymn Keith Jarrett Dark Intervals
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