I fall in love too easily

aprile 17, 2008 by quoyle  
Inserito nella categoria My Music, Pianoforte, Standards, Storia jazz

storm

I fall in love too easily
I fall in love too fast
I fall in love too terribly hard
For love to ever last

My heart should be well-schooled
‘Cause I’ve been fooled in the past
And still I fall in love too easily
I fall in love too fast

My heart should be well-schooled
‘Cause I’ve been fooled in the past
And still I fall in love too easily
I fall in love too fast

On Air: Quoyle i fall in love too easily -1944 (Cahn,Styne)

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Angel eyes

dicembre 8, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Pianoforte, Standards, Vocal

"Have you ever had the feeling
That the world’s gone and left you behind"

 

(On Air Quoyle & Lotta Angel Eyes)

Duets – Cosa sono le nuvole

luglio 25, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog

 

Una settimana intensa, di note, libri e parole, piccoli frammenti sono rimasti impressi nella mia testolina, frasi, piccoli particolari senza importanza. estratti dal loro contesto, suggestioni, emozioni, interferenze e frammenti, qualche episodio comico, tutto vissuto molto anzi troppo intensamente, una frase e  spesso si spalancava un mondo di riflessioni, piccole istantanee di una serata, il mio cervello scattava e partiva nelle sue solite elucubrazioni.  

Il surreale
Una delle prime cose successe nelle mie enoserate, sono da solo, ad un tavolo c’e’ una strana coppia, applaude molto, alla fine della serata, lui si avvicina ed iniziamo a parlare, rassomiglia moltissimo al cantante di Broadway Danny Rose… Lou Canova. Ed infatti mi dice che lui fa revival di Frank Sinatra, il vero pianobar quello di un tempo, che ha molti contatti (io mi aspettavo da un momento all’altro di vedere arrivare il tipo della publlicita’ nelle paludi che incontra Woody Allen mentre scappa con la donna di Lou) e ad un certo punto mi esclama :

"Ho la stessa voce di Frank Sinastra, solo con piu’ estensione"

Quoyle ha la mandibola che non si regge bene, e non dissimula molto il fatto che questa frase ha qualcosa di assurdo.
La sua donna che rassomiglia in modo inquietante alla donna di Lou Canova, rincara la dose in puro livornese spinto

"Deh, io un sono una che dice bravo bravo, ma veramente ha la voce di Frank Sinatra"


Eccomi seduto al tavolo con loro a bere e ad ascoltare le sue storie su come venire fuori, registi, party di gente bene. E questo immergermi nella follia umana e’ una cosa che mi piace molto di queste enomusical serate.

Molti musicisti diversi per ogni serata, e questo e’ sempre un bene, energie diverse, storie diverse, in duo poi si parla molto, prima, durante e dopo, la sintonia, la complicita’, la semplicita’ sono una parte fondamentale. Vecchi amici che ritornano, con cui poter riprendere discorsi interrotti anche da 10 anni.
Una tromba, un sax, delle voci, le percussioni.

Le percussioni
Serata difficile, le difficolta’ di vita, il suonare delle mie percussioni solo per soldo e non per piacere si sentono tutte, i suoni delle percussioni affondano nell’alcol e nella tristezza. La serata non ha prima non ha durante ha solo un dopo tristissimo nel giusto ritiro della patente del percussionista con gli strascichi miei di recupero ed assistenza. Un sapore amaro in bocca, finito sul lungarno all’alba con la sveglia alle cinque per andare a recuperare le percussioni brille fermate all’alba.

La tromba
Carattere complesso, quello della mia tromba, persona molto sfaccettata con cui e’ difficilissimo entrare in sintonia, erano parecchi anni che non si suonava insieme, l’energia della serata non e’ stata molto forte, poca inventiva da parte sua, molto peso specialmente ritmico sulle mie spalle. Tanti racconti di vita pero’, e vedere i cambiamenti dopo tanti anni reciproci e ritrovare notizie di amici che non speravo piu’ di avere.

Il sax
La follia piu’ totale del mio sax. La discontinuita’, la sua cronica mancanza di fiducia in se stesso finche’ non imbraccia il sassofono, la sregolatezza totale, appuntamento alle 19 arriva alle 22.15 poco prima del concerto. Energia pazzesca, sporca, cattiva, dialoghi fitti, complicita’ totale, audience impietrita dalla forza delle nostre note, sax acustico, piano amplificato da un ampli di fortuna da 40w poiche’ le casse sono out, qualche tavolo catturato completamente per tutto lo spettacolo. Liberta’ totale, suonare come se non ci fosse nessuno, liberi e disinibiti, rischiare sempre e sempre riprendersi, ritrovarsi, ignorare le infrastrutture musicali e sociali, fregarsene di tutto, esiste solo la musica e la gioia infantile di sentire le note dell’altro rinforzare le proprie e stupirsi di citazioni, spunti ed intesa. NOn c’e’ stato un prima ed un dopo ma solo un durante, forse la metafora di come dovrebbe essere la vita idealmente, vivere solo nel momento in cui si e’, senza preoccuparsi del sara’ e di quello che e’ stato.

La voce
L’intesa e’ forte, le ombre sono tante, reciproche, la distanza non cambia le intese, non si suona insieme da Novembre, ma le cose buone si sa non cambiano con le dimensioni spazio temporali. C’e’ un prima molto intenso di confluenza e dialogo, ed intesa le inquietudini sono simili. La musica e’ pulita e cristallina e consapevole. Energia pulita, allegria pacata. Sono sorpreso da quello che viene fuori, dalla pulizia dalla visione del brano che ho da quando inizia sapendo dove portarlo, sono soddisfatto di questa fortunata coincidenza di pensiero ed azione, le mani vanno dove l’istinto le guida ed il cervello sente prima quello che ci sara’ dopo. Alcuni momenti sono di emozione molto forte, vorrei che la voce fosse piu’ libera e consapevole dei propri mezzi, lasciando da parte le infrastrutture, e succedera’ ne sono certo, ogni cosa avviene solo quando puo’ capitare, se mi avessero raccontato che sarei stato in grado di sentire alcune cose in questo modo 5 anni fa non ci avrei creduto, anzi non lo avrei proprio ritenuto possibile.

Le parole scritte
E le letture, di questa settimana di ‘ferie’ dal lavoro ufficiale da quello che fagocita molte energie creative ed emotive, a sud del confine ad ovest del sole, le note di Murakami sono sempre in vibrazione con le mie, il mondo che dipinge e’ quello che vedo spesso, i colori di inquietudine e malinconia, i recettori che la musica riesce ad aprire, le parti profonde di ricordi, il jazz, Star Crossed Lovers, ballata divina del genio Strayhorn e del Duca, mi sono convinto a studiarla universo complesso e complicatissimo fino a quando non ci si lascia travolgere dalla sua semplicita’, impossibile alterare niente, fedelta’ assoluta al brano.

Ancora nelle nottate insonni, mettere a posto la libreria e ritrovare un librino infintesimale, le massime per il musicista di Schumann e ritrovarci delle perle : "Non contribuire mai a diffondere le cattive composizioni" , quanto e’ vero, il solito tema di rispettare la musica e quell’angolino piccolo e quella possibilita’ di comunicare e cercare di diffondere le belle composizioni, contro le logiche del marketing, del consumo. "Non strimpellare mai, non lasciare mai a meta’ un brano che stai suonando", rispettare sempre le note, e la musica, e’ vero niente e’ piu’ brutto di un brano lasciato a meta’, ricordo che mio zio quando ero piccolo e mi insegnava a suonare il piano mi riprendeva quando io abbozzavo qualcosa e poi seguivo la mia incostanza e lasciavo a meta’ quello che stavo suonando.

Tutte queste note hanno generato qualcosa in me, vivo sempre profondamente ogni nota che suono, rispetto sempre quegli 88 tasti e le persone che suonano con me, il duo e’ una forma bellissima di espressione, di complicita’ fortissima, di grande empatia. Sapersi lasciare liberi nella fusione dei due pensieri musicali, lasciare uscire le idee dall’altro senza sovrastarle con le proprie, esercizio di vita e di musica. Sono felice di questa opportunita’ di dialogo con tanti musicisti diversi, e di introspezione nel mio modo di pensare e suonare che questi confronti riescono a regalarmi.

(On Air Star Crossed Lovers Paolo Fresu Ballads)

Il prisma

marzo 9, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte, Standards, Vocal

 

 

Comunemente abbiamo a che fare con luce non colorata, bianca. Un prisma separa, la luce bianca e vedere le componenti di cui e’ composta. La luce bianca entra nel prisma e si separa nelle sue componenti per far vedere lo spettro che la compone.

Le componenti della musica, la musica esiste, il musicista e’ il prisma e quello che si ascolta e’ lo spettro udibile che ha attraversato  quel prisma, molto altro c’e’ al di la che non possiamo ascoltare o immaginare, solo il prisma sa da cosa e’ stato attraversato. Sarebbe bello fosse possibile  far ascoltare con le proprie orecchie, la musica che esiste, ed attraversa nella sua totalita’ il prisma. Dipende in parte dal prisma quello che esce fuori, da come si lascia attraversare, quello che gli altri riescono a vedere.

Poi ci sono le sensibilita’ personali, ognuno vede quello che sa vedere, da una rifrazione, ognuno ascolta quello che in quel momento riesce ad ascoltare, questo non diminuisce il valore del prisma che si sa far attraversare. Il valore sta nella purezza dei componenti il prisma. La semplicita’ e la complicita’ tra i musicisti sono garanzie di alcune purezze, la tecnica garantisce le altre, ci saranno sempre delle imperfezioni, la grandezza del musicista sta nel limietare le interferenze nel passaggio, limitando le imperfezioni.

E’ una sensazione piacevole quella di essere attraversati dalla musica in quanto tale, anche quando ci si accorge delle imperfezioni che si introducono, anche quando e’ frustrante sapere di aver ascoltato qualcosa e non essere riusciti a tradurla e lasciarla vivere di vita propria, limitati dalle interferenze. Con Carlotta, dalla prima volta che ci siamo conosciuti decidemmo che il primo brano che avremmo suonato insieme sarebbe stato I fall in love too easily, e cosi’ e’ stato circa un anno fa, poi tutte le volte che abbiamo suonato insieme, quel brano insieme a calling you e’ stato sempre presente, un legame al nostro passato, un legame ad un bel rapporto di amicizia e complicita’ musicale. E’ passato un anno, di cose ne sono successe nelle rispettive vite parecchie, abbiamo rallentato negli ultimi tempi la nostra attivita’ musicale insieme, e stasera abbiamo ripreso le prove, e’ stato naturale ritrovarsi con i fall in love too easily, lei raffreddata, io stanco, e decido di registrare comunque, e di abbassare le luci e suonare solo per il gusto di farlo, per sentirsi, con il piacere di accompagnare e dare il giusto sostegno alla sua voce. E chiudere gli occhi e lasciare che la musica passi attraverso il prisma il piu’ pura possibile, lasciando da parte le interferenze. E’ suonare in questo modo, con complicita’  che mi regala tranquillita’, suonare per comunicare, per raccontare, per cercare di lasciare passare, la musice e le proprie emozioni che derivano da questo passaggio.

 

I fall in love too easily (Styne/cahn)

I fall in love too easily
I fall in love too fast
I fall in love too terribly hard
For love to ever last

My heart should be well-schooled
’cause I’ve been burned in the past
And still I fall in love too easily
I fall in love too fast

(On Air I Fall in love too Easily Take3 8 marzo 2006 Pisa)

 

Perugia 27 Aprile 2005 (Can’t help singing)

aprile 29, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Concerti, My Music, Pianoforte, Vocal

Suonare mi predispone sempre in uno stato di percezione della realta’ particolare, non so se alterato o mi porta in quello reale, comunque sento che cambia in un certo senso il modo in cui riesco a vedere le cose.
Questa serata e’ stata abbastanza particolare, perche’ il piano solo ad accompagnare ti pone a confronto direttamente con te stesso, in un certo senso ti costringe a confrontarti con le tue idee musicali, con i tuoi limiti tecnici, senti forte la responsabilita’ di dare un tappeto morbido su cui far appoggiare la voce, niente spigoli acuti, ma curve morbide e passaggi delicati. Una situazione di  duo e’ ancora piu’ influenzabile da eventi esterni, dal tipo di pubblico, dall’energia che c’e’ nell’aria, dal feeling tra piano e voce, dal feeling tra musicisti e pubblico.
Mai come questa sera mi sono reso conto di quanto l’energia interiore possa influenzare un concerto, una performance. Insomma per vari motivi, avevo dentro un po di pensieri che avrei volentieri lasciato girare in un area di memoria protetta, a tentare di non fare danni, altri che avrei volentieri fatto uscire da quell’area e lasciato liberi di galleggiare ed avevo addosso una discreta stanchezza fisica che come dire aiuta nel non prendere immediatamente le misure delle situazioni.
Altro errore fondamentale delegare ad altri la decisione della scaletta, questo e’ stato abbastanza evidente per me alla fine perche’ la scaletta era terribilmente squilibrata nelle mie conoscenza, tutti i pezzi che dovevo leggere erano all’inizio, quelli di cui conoscevo ogni angolino alla fine, lasciandomi iniziare contratto e non libero di ascoltare serenamente il pensiero musicale e Lotta.
La prima parte del concerto e’ stata quindi spigolosa, alla ricerca di un suono che non arrivava, un pubblico rumoroso, un pianoforte troppo metallico completamente privo di sonorita’ medie, le volte che impietose ti riflettevano addosso la tua contrazione, e’ stata un’ora difficile, andando avanti nella scaletta, I’m beginning to see the light, Lullaby of birdland, Gee baby i ain’t good for you… e niente non c’era mai nessun guizzo di fantasia, non riuscivo a tirare fuori da quelle maledettisime note qualcosa che avesse un senso compiuto, discorsi spezzati, interferenze di pensieri negativi, sofferenza per il rumore del brusio del pubblico e cosi’ la prima ora e’ volata via con un sospiro di sollievo. La pausa, per raccogliere le forze e le idee tentare di fare tesoro di quello che era successo nella prima parte, uno scambio di sguardi, cercare di ordinare i pensieri e lasciare sprigionare le energie che sentivo dentro.
La seconda parte inizia tranquilla con i pezzi definiti "lenti" i fall in love too easily e subito mi rendo conto dopo 4 note, giocando con il piano che sta cambiando la direzione del vento, non penso e suono…. il rumore del pubblico e’ diminuito, la gente ascolta, Lotta inizia ad entrare in sintonia con quello che stiamo facendo, ed inizia un altra fase del concerto, posso chiudere gli occhi, respirare, lasciare andare via tutto ed i fall in love too easily e’ bella emozionante, partiamo subito con le foglie morte, un pedale di sol ostinato, un paio di minuti di intro ad occhi chiusi giocando sul pedale, lasciando crescere piano piano il tema, lasciandolo uscire dagli angolini di quelle armonie che conosce bene, piano senza fretta costruendolo un pezzo una nota alla volta, preparando l’ingresso della voce, che entra naturalmente quando e’ giusto che lo faccia, ed il solo chiudo gli occhi, e vado senza inibizioni, le mani scivolano libere una parla l’altra risponde dialogano vengono fuori i pensieri quelli che erano in area protetta e non avrebbero dovuto stare li, l’applauso alla fine del brano e’ liberatorio per me, perche’ avevo sentito il respiro del pubblico il silenzio, e come sempre mi rendo conto che la cosa importante in un concerto non e’ la velocita’ o il volume della musica, ma il pensiero se parli cerchi di spiegare qualcuno avra’ voglia di capirti, di prendere quello che stai dicendo, con i tuoi limiti. Calling you rappresenta l’apice di questo concerto, sento il silenzio assoluto, poche note, la voce tranquilla lasciamo crescere pazientemente il brano fino a farlo esplodere nelle parte centrale. 
Ormai le dighe sono saltate iniziamo  davvero a divertirci, e quindi i pezzi vanno uno dietro l’altro con meraviglia, fino ad arrivare ad una versione di Summertime mai provata, in cui lascio suonare solo la mano destra poche note bluesy, poi solo la sinistra, piano piano si incontrano al centro della tastiera ed ognuna fa quello che deve fare, tranquilla, sento la voce di Lotta sorridente, e mi giro uno sguardo rapido ma eloquente che quando suono divento ancora piu’ timido, e giochiamo davvero sull’armonia del pezzo, lasciando che il pubblico batta le mani a tempo (o quasi,,,:-) ) ma lasciando sprigionare la nostra carica emotiva e quella del pubblico di questo secondo set che ci ha permesso di esprimerci come abbiamo fatto. La fine del concerto, ecco quando inizia a girare come dovrebbe e’ finito, sorrido imbarazzato come sempre quando devo lasciare il pianoforte, mi sento nudo senza la tastiera davanti, e facciamo un bis, una versione dolcemente malinconica di My funny valentine, lascio andare la fantasia, sostituisco qualche accordo, sempre con in mente Lotta che deve essere tranquilla su quelle note ed anche questa versione vibra, vibra delle emozioni che ho dentro, della felicita’ di Lotta che si percepisce proprio nelle inflessioni della voce e questa volta il concerto e’ finito davvero… e mi ritrovo con i sensi alterati, con il mio modo di sentire le cose, vedere gli avvenimenti ,percepire gli sguardi ,sentire gli odori , ascoltare i pensieri amplificato (e mi chiedo sempre come in apertura se e’ il sentire reale che torna fuori dopo il torpore cui e’ costretto quotidianamente oppure e’ semplicemente una magia che la musica, il riuscire ad astrarsi anche solo per poche ore dalla quotidianita’ spicciola, porta come dote e regalo, quando si ha il coraggio di superare una certa soglia ed avventurarsi dove normalmente non riusciamo ad andare)

Can’t help singing (E.Y. Harburg- Kern )

Can’t help singing
Of the promise this evening is bringing
I am floating along
On the crest of a song



There are bells in my heart
And they are ringing
Can’t help glowing
I’m so glad to be here that i’m glowing



So don’t mind what i say
You affect me that way
And i feel just like singing all day