Libertango

maggio 18, 2008 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte, Tango

Aurora

On Air: Quoyle Libertango (Piazzolla)

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Jaki Byard

aprile 24, 2008 by quoyle  
Inserito nella categoria Appunti jazz, Focuson, Pianoforte, Schede, Standards, Storia jazz

JakyNon ho sonno, anche se sono stanco allora sto qui a fare zapping tra i dischi, mi imbatto in Jaki Byard, meraviglia delle meraviglie. E’ un pianista particolarissimo, oscuro per molti versi ancora a mio parere non completamente esplorato, pieno di quel fascino misterioso della musica di Mingus e di Dolphy, e una grande grandissima cultura sia sul versante Jazz afro americano che su quello classico Europeo.
Troppo spesso sottovalutato e non compreso, autore raffinatissimo e probabilmente uno dei piu’ grandi solo piano di tutti i tempi. Si rimane affascinati dalla freschezza della sua musica, ci sono questi autori carismatici, ascolti due note e sei in un’altra dimensione, preso da qualcosa di veramente unico e speciale.
In particolare quello che mi ha catturato e’ questa performance dalla solita serie Maybeck Hall che esplorero’ in tutta la sua magnificenza, vera bussola, nord magnetico del piano solo. Hello young lovers, canzone del 1951 di Rodgers & Hammerstein dal film The King and I, portata al successo nel 1955 dal solito Frank Sinatra (dovrei parlare di lui prima o poi, ha percorso tutto ma proprio tutto nella storia del jazz, molto al di la di quello che si conosce, sperimentando, portando fuori autori minori, avendo il coraggio di cantare Wilder e tante altre perle, ma questo e’ un altro film)

Hello young lovers whoever you are
I hope your troubles are few
All my good wishes go with you tonight
I’ve been in love like you

Be brave young lovers and follow your star
Be brave and faithful and true
Cling very close to each other tonight
I’ve been in love like you

I know how it feels to have wings on your heels
And to fly down the street in a trance
You fly down a street on a chance that you’ll meet
And you meet, not really by chance

Don’t cry young lovers whatever you do
Don’t cry because I’m alone
All of my mem’ries are happy tonight
I’ve had a love of my own

I’ve had a love of my own like yours
I’ve had a love of my own

On Air: Jaki Byard from Maybeck Vol – 17 Hello Young Lovers (Rodgers/Hammerstein)

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Impressions

aprile 24, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog

Ogni tanto in determinati periodi, mi capita di fermare molto piu’ spesso le cose che guardo, come se tutto andasse piu’ lento. In questo periodo come capita ogni volta che esagero con le tensioni emotive il mio corpo mi parla e mi lascia a piedi, devo imparare ad ascoltarlo ed ascoltarmi di piu’.
Sabato
Passare dall’universita’ con la cerimonia di consegna dei diplomi conseguiti con lode, entrare nella stanza e vedere tanti volti, alcuni francamente un po assurdi, osservare semplicemente il tripudio di genitori e flash, e macchine fotografiche. Provare un misto di simpatia e rigetto, in realta’ il sistema parte di li’. La mancanza critica dilagante, l’omologazione bestiale del pensiero, dell’apparire del vivere spesso nasce anche in quel posto. Simpatia, per una proiezione del tempo, ti rivedi, ricordi i pomeriggi passati a discutere dei massimi sistemi, quel tavolino del bar, dove ci si ritrovava e dove il tempo passava inesorabile rubato allo studio. Un po’ manca quella ingenuiita’ di fondo del vedere le cose.
Sabato
Circolo Arci Avenza Carrara, posto di anarchici e di semplicita’ alcolica ed umana. Volti scavati dal vento, sorrisi con qualche dente in meno del previsto, vino rosso di quello schietto che circola, una persona che non vedevo da 12 anni, l’ultimo incontro era stato funambolico ed imbarazzante…. una festa a casa sua dove si suonava e poi nel pieno della sbronza reciproca, ritrovarsi abbracciati in un angolo e poi il niente… lo shock alcolico con effetti imbarazzanti, da quella sera persi di vista, strano ritrovarsi a suonare insieme dopo tanti anni, con quel sorriso che ricordava quel delirio di quella notte di maggio. In fondo mi manca anche questo modo di vedere il mondo,di questa semplicita’ del baccello con il pecorino, della gente che ascolta applaude e viene a parlare alla fine, grazie della serata mi dicono, ed io rispondo dicendo che devono ringraziare il modo in cui sono fatti, se noi abbiamo suonato in quel modo e’ perche’ si sentiva l’attenzione, la cura ed il rispetto. Fermo un angolo in pietra, i discorsi sulla resistenza alla fine della serata. Respiro forte, voglio sentirmi vivo, e riprendere in mano il mio tempo. Le parole a volte sono lame taglienti.
Domenica
Passeggiare per la citta’ in quelle strade deserte e ripercorrere il percorso, le strade, le persone, il cervello che va velocissimo, recupera da aree di memoria istantanee passate, le trasfigura, le riporta nel presente, sensazioni strane con il vento che mi accarezza delicatamente.

On Air: Stefano di Battista Stars Fell on Alabama

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La muerte del angel

gennaio 3, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte, Tango

 

El Patio (Borges)

Con la tarde
se cansaron los dos o tres colores del patio.
Esta noche, la luna, el claro círculo,
no domina su espacio.
Patio, cielo encauzado.
El patio es el declive
por el cual se derrama el cielo en la casa.
Serena,
la eternidad espera en la encrucijada de estrellas.
Grato es vivir en la amistad oscura
de un zaguán, de una parra y de un aljibe.

 

On AirLa muerte del Angel (A.Piazzolla) Quoyle Piano

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Nave Nave Moe

novembre 2, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Pianoforte

Sono in ferie da qualche giorno, ferie atipiche, le dovevo fare perche’ la mia testa ed il mio corpo ne avevano bisogno, ferie atipiche perche’ in realta’ non avevo voglia di fare niente, solo di respirare. Ma per quello non ci vogliono le ferie, quello se lo sai fare lo fai sempre.

Vorrei vedere i colori, la verita’ e’ che non sento niente, non vedo niente, vedo grigio, ed allora provo a circondarmi in casa di colori, una parete aracione, le pareti della stanza del pianoforte di un azzurro screziato di venature bianche, che ricordano il colore del cielo, lavoro fisico per stancare il fisico e tramortire il cervello, a volte funziona. Desiderio di prendersi cura di se stessi, e ci provo, cerco di trattare umanamente il mio povero corpo che di solito subisce ogni tipo di sbattimento, desiderio di prendersi cura di qualcuno ed allora mi aggrappo al mio nuovo amico bianco, compro delle piante per vedere la vita, per sentire quella vita che proprio non riesco a sentire in questo periodo.

Non riesco a suonare, maledizione, non riesco neanche a suonare, ci provo ogni tanto, inizio qualcosa poi mi schianto miseramente dopo qualche minuto, perche’ non trovo il bandolo della matassa, non trovo le note, le mie note, non sono dentro quelle note. La verita’ e’ che sono terribilmente solo, un po per scelta un po perche’ non posso fare diversamente, non riesco a parlare, non trovo anche in quel caso il bandolo della matassa, ho passato giorni a non aprire bocca, a dimenticare il suono della mia voce, non parlo nemmeno al gatto, tanto e’ sordo, non mi sentirebbe, comunichiamo con gli occhi e con la fisicita’. E questi giorni stanno finendo, davanti a me una stampa enorme di Gaugin, appesa nello studio, un quadro che racconta  di sogni di serenita’, Nave Nave Moe Fonte Deliziosa (Dolci Sogni), ogni tanto mi sorprendo fermo immerso nel paesaggio di quel quadro e per un attimo mi dimentico, mi dimentico di questa compagnia sgradevole, di questa cappa di tristezza che mi avvolge. Non riesco a spiegarmi, non sono mai stato molto bravo a parlare di me e queste cose non e’ che si imparano all’improvviso. Ci provo, ma poi irrimediabilmente mi annodo nelle spirali mentali, nelle cose non dette, nel fatto che vorrei farmi capire ma per questo desiderio di comunicare spesso mi agito e non riesco piu’ a dire niente. Sparisco da tutti, anche dai miei genitori, ogni tanto ci sentiamo con delle conversazioni che per colpa mia sono surreali e superficiali, perche’ non ho la forza di parlare. E siamo sempre a questo maledetto punto, mi proteggo, ma dovrei proteggermi da me stesso, dovrei proteggermi dalla mia capacita’ innata di trattarmi male, dal mio modo di amplificare le cose, dal mio dispergere energia in processi che non dovrebbero farlo, e mi allontano dalla mia essenza, mi allontano da me, mi allontano da quello che vorrei e mi dimentico di come si puo’ sognare. Quando si arriva al punto di non saper o di non avere piu’ il coraggio di sognare allora vuol dire che le cose sono veramente messe male, e questa sensazione di freddo, di disagio si amplifica e mi lascia spossato per la violenza che ha dentro di se.

(On Air Brad Mehldau Vicar Street Dublin 08-09-1999 Exit music for a film solo piano inedito)

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