Si dolce il tormento
marzo 7, 2008 by quoyle
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Si Dolce il tormento (Claudio Monteverdi)
I
Si dolce è il tormento
Chè in seno mi sta,
Chè io vivo contento
Per cruda beltà .
Nel ciel di bellezza
S’accreschi fierezza
Et manchi pietà :
Che sempre qual scoglio
All’onda d’orgoglio
Mia fede sarà .
II
La speme fallace
Rivolgamil più.
Diletto ne pace
Non scendano a me.
E l’empia ch’adoro
Mi nieghi ristoro
Di buona mercè:
Tra doglia infinita,
Tra speme tradita
Vivrà la mia fè
III
Se fiamma d’amore
Già mai non sentì
Quel riggido core
Ch’il cor mi rapì,
Se nega pietate
La cruda beltate
Che l’alma invaghì:
Ben fia che dolente,
Pentita e languente
Sospirimi un dì.
On Air: Quoyle Si dolce il tormento
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Black is the color of my true love’s hair

words and music traditional
Black is the color of my true love’s hair
Her lips are like some roses fair
She has the sweetest smile and the gentlest hands.
I love the ground whereon she standsI love my love and well she knows
I love the ground whereon she goes.
And I wish the day, it soon will come
That she and I will be as oneI’ll go to the Clyde and I’ll mourn and weep
Where satisfied I never shall be
I’ll write her a letter, just a few short lines
And suffer death ten thousand times
On Air: Quoyle – Black is the colour of my love’s true hair (Irish Folk Song)
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Marianne Racine Quartet – SÃ¥ngbook
Ancora per continuare la saga di musicisti nordici che mi stanno accompagnando in questi mesi, voglio parlare di questa cantante svedese, Marianne Racine. In particolare di questo disco che mi e’ capitato tra le mani. Ancora atmosfere delicatissime, da un songbook popolare svedese, intervallato da alcune deliziose interpretazioni di standard della tradizione come Angel Eyes, Speak Low. Ma se c’e’ un brano che ha letteralemente rapito la mia attenzione musicale proiettandola in un’altra dimensione e’ Hyvän illan, un’intro di voce antica, che si perde nelle distese del nord per lasciare il posto ad un pianoforte caldo,arpeggi su un pedale di quelli semplici semplici che solo per il suono che hanno riescono a toglierti ogni pensiero dalla testa per lasciare spazio alla bellezza della semplicita’. E poi una melodia popolare, che si appoggia su un rullante dal sapore antico, ad una ritmica pulsante che non esagera mai, tutte note misurate che lasciano spazio ai soli di contrabbasso e pianoforte per rientrare dolcemente su quel tema iniziale dalla bellezza disarmante, mi piace immaginare che questa sia una ninna nanna popolare. E basterebbe questo brano per meritare tutto il disco, e la splendida certezza che in giro ci sono tanti musicisti capaci di regalare emozioni in modo esemplare come in questo disco.
Marianne Racine Quartet – SÃ¥ngbook
TCB 23102
Marianne Racine-Granvik, voc
Andy Scherrer, p
Bänz Oester, b
Norbert Pfammatter, dr
1 SÃ¥ skimrande var aldrig havet
2 Soft and warm / I can’t believe it, but I do
3 Hyvän illan
4 Safari / Visa i molom
5 Näckens polska
6 Speak low
7 Bop-medley
8 Angel eyes
On Air: Marianne Racine Quartet Hyvän Illan
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Interval #4 – Odori
aprile 14, 2007 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, Intervals, Pianoforte
Adesso che una nuova primavera si avvicina
io non ho ancora la possibilita’ di tornare.
Con il suo canto ripetuto il cucu’ mi consiglia di tornare
Ma le strade del mondo presentano tante insidie!
Quando faro’ ritorno al mio paese natale?
(Detto Zen)

Gli odori di Aprile, il gelsomino sotto casa, Fjodor alla finestra che annusa l’aria di primavera, un bicchiere di vino sulla mensola, la musica nello stereo, le voci sotto casa, un trillo alla porta, una passeggiata notturna per tornare a casa, il pensiero del cambiamento, il desiderio di cose belle, l’illusione di esser felici.
On Air: Steve Kuhn Tennessee Waltz
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Witchi tai to

Una strana personalita’ quella di Jim Pepper, strana commistione quella del suo essere pellerossa e sassofonista jazz. Realmente una rarita’ questa, che si riflette appunto nella sua musica, una realta’ quasi visionaria e mistica come solo la cultura dei nativi d’america sa essere. Le sue composizioni sono cosi’ legate alla terra, allo spirito, difficile spiegare questa cosa che si sente perfettamente, la spiritualita’ nordica cosi’ particolare di Garbarek sin dai primi anni 70 ha esplorato la composizione probabilmente piu’ famosa e significativa di Pepper ,dal titolo evocativo Witchi tai to. Musicista vicino alla concezione world di Don Cherry e Nana Vasconcelos, purtroppo scomparso prematuramente nel 1992 a soli 51 anni. Quel sapore tutto particolare delle melodie pellerossa, miscelate con il jazz, spazi aperti, armonie senza barriere, il vero significato del termine world music, svincolato dai significati puramente commerciali acquisiti negli ultimi anni.
You have noticed that everything as Indian does is in a circle, and that is because the Power of the World always works in circles, and everything tries to be round….. The Sky is round, and I have heard that the earth is round like a ball, and so are all the stars.
The wind, in its greatest power, whirls. Birds make their nest in circles, for theirs is the same religion as ours….
Even the seasons form a great circle in their changing, and always come back again to where they were. The life of a man is a circle from childhood to childhood, and so it is in everything where power moves.Alce Nero Parla Ogala Sioux
Ascoltate i cerchi di questa melodia perfettamente circolare, che si ricostruisce ad ogni passaggio, il potere terapeutico della musica e’ tutto in queste poche note di Jim Pepper interpretate dalle mani di Bobo Stenson e dal vento del sax di Jan Garbarek in una performance inedita del gennaio 1974 ad Oslo
On Air: Jan Garbarek Bobo Stenson Witchi tai to Oslo 11-01-74
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Still at sea
ottobre 23, 2006 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, Pianoforte

La dimensione del viaggio e’ quella che mi affascina nella musica, un viaggio senza fine, scoprire sempre nuovi angoli, nuovi odori, nuove meraviglie, sentieri che si aprono da un ascolto, e casualmente nel viaggio trovarsi davanti a sconosciuti, che ti raccontano e ti tolgono il fiato, come in questo caso, sentiero casuale nato da una suggestione, il suono del titolo Still at Sea, Still at Sea, lo sento prima di ascoltarlo, mi piace, Kirk Nurock, non lo conosco, un pianista mai ascoltato e sentito, ma anche il suo nome suona bene.
Ed ecco questo panorama nuovo, semplice, e bello, aromi invernali e malinconici, la musica che mi entra dentro, ed il sentiero si materializza, e vorrei saper scrivere una poesia per raccontare quello che queste note mi raccontano, e vorrei riuscire a comunicare quello che inspiegabilmente a volte si scatena ascoltando un brano di musica. Still at sea…
(On air Kirck Nurock Still at Sea)
Clogs Lantern
Light me a Lantern, for to get back home
Light me a candle, in your lighthouse my keeper
Immaginate un disco in cui poter ascoltare Satie, folk europeo, influenze post rock, Guillaume de Machaut, Sonic Youth. Un disco immaginifico, capace di evocare immagini e pensieri di tranquillita’. Un disco dove e’ possibile ascoltare meravigliosamente miscelati strumenti come l’ukulele o la mandola ed ancora chitarre, liuti, viole, violini e percussioni.
Un progetto ambizioso dal respiro ampio, impossibile classificare, per fortuna, la musica dei Clogs, una specie di interpretazione moderna di un gruppo di musica da camera.
Unico brano cantato del disco la suggestiva Lantern, con quelle liriche sobrie essenziali che appena ascoltate mi hanno mosso qualcosa dentro:
Light me a Lantern in your lighthouse my keeper
La voce non artefatta, la voce semplice ed intima di Padma Newsome quasi recita queste parole ad un volume perfettamente miscelato con il sottofondo musicale una specie di sussurro di speranza.

Si trovano altre perle in questa registrazione come il primo brano del disco interpretato da un chitarrista ospite che rivisita magistralmente un brano del 17 secolo per liuto di Hieronymus Kapsberger, o le due versioni di Tides of Washington Bridge, la prima arricchita dalle sfumature dell’ukulele e della mandola, la seconda eseguita in perfetta solitudine da un pianoforte presumibilmente verticale registrato in un ambiente suggestivo, si sente lo spazio, come se fosse registrato in un loft in legno completamente vuoto, una bella sensazione di calore con luci arancioni si sprigiona da questa versione in piano solo che si avvolge delicatamente sul centro tonale della melodia.
Un brano diverso nel disco e’ The Song of the Cricket, un brano che cresce ed esplode con l’ausilio di strumenti come gli archi ed oboe che sono registrati in maniera particolare, con delle suggestive ambientazioni che rendono davvero particolare l’incrocio con la chitarra barocca.
Aspetti avventurosi e coraggiosi, criteri estetici rigorosi e ben evidenti, per questo disco che regala un ascolto che sorprende per la freschezza e la novita’ del materiale ottenuto semplicemente miscelando con sapienza gli ingredienti della storia della musica dal diciassettesimo secolo alle influenze post Rock.
Link al video dei Clogs Lantern
(On AIr Lantern Clogs)
Rating: 



















